Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

giovedì 10 novembre 2016

LA DATA DI SCADENZA - IL LATTE INTERO
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“Ehi ciao, ci sono novità, sai che frequento un ragazzo…”
Non dico che vorrei ricevere in risposta scoppi di palloncini e lancio di cotillon, neanche fuochi d’artificio per carità. Una pacca sulla spalla già potrebbe andare bene. Ma invece niente. Io, da una settimana a questa parte, in risposta ricevo praticamente solo profezie. E ditemi voi se avete mai sentito fare profezie ottimistiche. Infatti, ha iniziato Marianna con “Dai che se resiste fino al nostro rientro potrebbe meritarsi una cena casalinga”. E dato che è in viaggio di nozze e torna tra tre settimane, ergo al Tipo non ha dato neanche un’aspettativa di vita di un mese. Sempre meglio di mia madre che invece ha sentenziato “non voglio sapere nulla perché tanto tra una settimana archivi la pratica”. Praticamente il più fiducioso di tutti è stato ieri Jerry che mi ha chiesto “questo arriva a piluccare i candidi?”, ossia fino a Natale. Almeno ha esposto la faccenda in forma di proposizione dubitativa e non sentenziale, come hanno fatto le atre due.

In sostanza, non c’è nessuno tra i miei amici e parenti che non gli abbia dato una scadenza. Proprio come il latte. Tu lo compri, lo piazzi in frigo e ne bevi un tot al giorno. E quel latte, essenzialmente, ha due possibilità di riuscita: o viene assaporato e bevuto fino all’ultima goccia, oppure… scade. Non so chi di voi ne beva, ma tra coloro che lo fanno sarà impossibile trovare a chi non piaccia il latte fresco intero. Quello è Latte. Il resto sono surrogati, compromessi, rimpiazzi. Infatti, quando sono andata ad abitare da sola ho continuato a comprare il latte fresco intero come avevo sempre fatto, solo che a distanza di una settimana (quella a cui si riferisce mia madre?) scadeva sempre ed ero costretta a buttarlo. Ho così iniziato a prendere le misure e a comprarlo in formato da mezzo litro, ma capitava troppo spesso di alzarmi la mattina e trovarne poco per il mio caffelatte. Decisamente non era un formato che mi soddisfacesse e che potesse andarmi bene per lungo tempo. E’ così passato il primo anno ed ho escogitato un’altra soluzione… il latte a lunga conservazione: decisamente meno saporito, ma sempre a disposizione. La cosa è facile: si va al supermercato, se ne comprano 3/4 scatole senza badare alla marca (non avendo tanto sapore non importa ce ne sia uno più buono di un altro) e per un bel po’ di tempo si tira avanti senza pensare se stia finendo, se invece stia scadendo, o se sia ancora buono. Lui è lì. Si apre il frigo e sta lì e, quando anche finisce, si va in credenza e se ne apre un nuovo cartone. E’ tutto molto facile, tutto a portata di mano. Ma si sa che le cose facili, in fondo, non piacciono proprio a nessuno e figuriamoci a me. E poi, come dice la mia mamma, “il meglio è meglio” e io ho sempre saputo riconoscerlo. Non a caso, infatti, mi è sempre piaciuto il latte fresco intero, quello che rischi di far scadere, ma che se inizi a berlo non smetti fino all’ultima goccia. E forse il Tipo ha la mia stessa percezione del gusto, nonché del meglio, perché la prima volta che si è fermato a dormire a casa mia si è presentato con una bottiglia di Latte Fresco Intero, cosa che, povero lui, gli è valsa ormai la prima parte dell’appellativo per questo blog: il “Lattaio...". Ovviamente per la seconda dovremo attendere di capire la sua data di scadenza!
Riuscirà il nostro Lattaio a superare le più pessimistiche profezie dei miei amici e a conquistare la sua seconda parte del nome? In attesa, intanto, consiglio a tutti un buon bicchiere di latte fresco intero e vi lascio i link per capire come poter scegliere quello buono!

Il Latte
Cos’è, come si fa e valori nutrizionali



venerdì 4 novembre 2016

IL RITORNO - PENNETTE ALL'ARRABBIATA
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Vi ho lasciato a Giugno del 2014, quando a 9000 piedi di altezza ragionavo sulle priorità della mia vita e a come sistemarle. Devo dire di essere riuscita nell’intento talmente tanto bene che di lì in poi non ho più avuto tante storie da condividere con voi. Certo, sono rimasta sempre la stessa con annessi imprevisti fuori campo a condire la mia vita, ma in questi due anni nel campo sentimentale ci sono state sostanzialmente solo tre new entry rilevanti e tutte di statura variabile tra i 60 e gli 80 cm… i miei nipoti nuovi di zecca! E siccome loro sono ancora troppo piccoli per farmi disperare, arrovellare il cervello, o inorridire dinnanzi a errori ortografici, ho pensato non vi sarebbe interessato sapere quanto li ami e che nella nostra liaison sentimentale procede tutto liscio.
E, infatti, tutto liscio è filato fino a qualche sera fa, quando appunto ero nel più totale relax con amici a festeggiare l’imminente matrimonio di Marianna e Simone (sì forse di loro vi avrei potuto parlare, ma non mancherò di farlo nei prossimi post). Io bevevo un bicchiere di vino e “il tipo” (il suo nome per questo blog è ancora in fase di studio) pure, ma con un’altra. Io ho evitato di innescare la modalità Gigi presentandomi di sfuggita e lui è parso a suo agio nel presentarsi con nome e cognome. Roba che io a stento ricordo che mi chiamo Giulia e non Gigì ed è per questo che sono subito fuggita via. Lui però poi ha evidentemente innescato la modalità Alex, perché quando sono tornata dai miei amici si è intrufolato tra di noi. Il resto è andato come potete immaginare. Lui scherza, io troppo. Lui è gentile e io dico un sacco di parolacce. Lui però è evidentemente anche pazzo, perché poi il giorno dopo mi ha aggiunta su fb e poi su wapp. Così lui ha iniziato subito a usare le faccine e, siccome a me piaceva e non volevo farlo fuori in tempo record, l’ho chiamato. Tre ore di telefonata. No aspettate, ve lo ripeto: tre ore al telefono. E ho riso, riso tanto. Così quando “il tipo” mi ha chiesto di andare a cena fuori ho anche accettato. Fino a qua nulla di strano, se non fosse che con annessa cena ho fatto anche il mio primo giro su due ruote e il tutto senza urlare, tremare e dimenarmi dalla paura. Perché, in verità, di paura non ne ho avuta e forse - e dico forse – questa volta non ne vorrei proprio avere. Ok, dai, ora non esageriamo, però è già qualcosa che stavolta ho ammesso di averla. Prima ovviavo alla questione con “archiviazione immediata della pratica” (cit. mia madre) e, se non scappavo io, facevo in modo lo facessero loro. Riflettendo, in realtà, anche questa volta mi ci sono impegnata, perché nella seconda e terza uscita l’ho invitato a bruciapelo a raggiungermi mentre ero intenta nello studio di me stessa immersa nella fase di decadentismo alcolico (queste storie vanno sviscerate meglio e lo farò nei prossimi post). A quanto pare, però, lui è effettivamente pazzo, almeno quanto me, perché non solo è rimasto, ma mi ha portata via con sé. Ok, no, in verità sono io che ho occupato coattamente casa sua, ma poco importa dato che non solo non mi ha denunciata, ma mi ha anche riportata a casa. Quindi, oltre ad essere pazzo, probabilmente è anche buono e questo ci accomuna. Ma poi lui è alto e io sono una gnappa. Io però sono giovane e lui è vecchio (ok, ammetto che questo è un altro tentativo per farlo scappare!), perché ad essere onesta lui di sicuro è più giovane di me che concorro per il Premio Nonna Belarda dell’anno. Lui poi è anche simpatico e io pure (vero Runci?), solare e io pure, intelligente e io un po’ meno, ma fortunatamente ancora non se n’è accorto. Ma soprattutto a lui piace questo blog ed evidentemente anche le pennette all’arrabbiata, dato che è il piatto con cui mi ha proposto di riprendere a scrivere. E siccome voglio che se la smetta di leggere i vecchi post dove parlo di altri e mi piacerebbe che iniziasse a conoscermi per come sono con lui, questo è il motivo per il quale oggi vi lascio questa ricetta!

Pennette all'arrabbiata

Ingredienti per 4 persone:

- 2 spicchi di AGLIO
- 100 g di PECORINO
- 40 g di OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA
- 8 g di PREZZEMOLO
- 5 g di PEPERONCINO FRESCO
- 400 g POMODORI PELATI (scatola)
- 500 g di PENNETTE RIGATE

Preparazione:

- Tritare finemente  l’aglio;
- Se il peperoncino è fresco lavarlo, affettarlo e privarlo di parte dei semi; se è secco spezzettarlo. 
- Mettere in una padella l'olio con l’aglio e farlo dorare a fiamma dolce.
- Unire quindi il peperoncino, mescolare, lasciar cuocere per qualche minuto, quindi unire il pomodoro.
- Unire un pizzico di sale e proseguire la cottura per 10-15 minuti, a fiamma media e senza coperchio. Mescolare di tanto in tanto e a fine cottura assaggiare e regolare eventualmente di sale.
- Nel frattempo lavare il prezzemolo, selezionarne le foglie e tritarle finemente con la mezzaluna su un tagliere.
- Quando il sugo sarà cotto unire un po' di prezzemolo tritato, mescolare e tenere coperto.
- Lessare la pasta in abbondante acqua salata e, poco prima di scolarla, accendere il fuoco nella padella del condimento. 
- Saltare la pasta scolata a fiamma vivace nella padella del condimento per qualche minuto, girando di frequente.
- Servire immediatamente decorando con altro prezzemolo tritato.

Faccio tutto da sola