Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

martedì 10 giugno 2014

POTARE I RAMI SECCHI - CHEESE CAKE

Un viaggio per pensare. Un viaggio per staccare la spina, allontanarsi da tutto e riuscire a vedere le cose a distanza. Sapete quando amici e parenti vi vedono in panne e vi consigliano di distaccarvi dal problema, diventarne quasi un osservatore esterno per poterlo valutare meglio nella sua oggettività? Ecco, a me è successo proprio questo. E pensare che salita su quell’aereo non avevo nemmeno idea di avere un problema, ma 9 ore di volo ad occhi sbarrati e 7000 piedi di altezza, beh forse creano quel giusto distacco per vedere le cose da un’altra prospettiva. Da lassù si vede tutto minuscolo, anzi più ci si alza e più quei massi giganti che avevamo lasciato a terra spariscono del tutto dalla nostra visuale. E allora il rischio qual è? Che a terra però ci si ritorna sempre, che il biglietto non è mai di sola andata e che piano piano da quell’altezza si scende e i puntini a mano a mano diventano sempre più grandi, fino a tornare di nuovo massi. Ma il trucco affinché quei puntini visti dall’alto, al nostro ritorno rimangano tali, diventino gestibili è affrontarli dall’alto quando li vediamo piccoli, quando ce ne distacchiamo. Ed è proprio quello che ho fatto io. Anche perché non è che avessi molte possibilità di divagare la mente. Nove ore di volo con un bouquet di film già visti e la mia amica accanto che ha praticamente russato da dopo il decollo fino all’atterraggio mi hanno costretta a trovare un modo alternativo per ingannare il tempo. E così, un po’ per schivare lo stuart che ha provato a battere l’uscita dandoci appuntamento a non so quale locale di quale via non appena messo piede in aereo e la sua collega che voleva propormi per forza il menu pasta, anziché quello di carne, ho piazzato le cuffiette nelle orecchie, spinto il tasto repaeat alla mia canzone preferita del momento (Asa – the place to be) e col decollo dell’aereo sono decollati anche tutti i miei pensieri.

Ed eccoli là, tutti aggrovigliati su loro stessi in una massa informe e a primo impatto senza possibilità di districamento. Ma come vi ho detto, l’aereo ha iniziato presto a prendere quota e a farmi vedere dal finestrino quella massa confusionaria di pensieri come singoli puntini sempre più piccoli e più facili da sistemare come i pedoni di una scacchiera. E proprio come un giocatori di scacchi, anche io ho iniziato a spostarli sulle caselle bianche e nere, fino a trovarne la giusta collocazione per ciascuno, fino a sistemarli in modo che la prossima mossa fosse quella che porta allo scacco matto. Certo, tutto questo non è stata operazione semplice e mi è costata anche la distrazione con la hostess che alla fine mi ha piazzato davanti il menu di pasta, ma una voltas atterrata ho avuto dinnanzi a me un ordine ragionato e la giusta collocazione per ogni mio pedone. E sì, perché il mio problema, non era tanto mio, quanto piuttosto la mancanza di ordine e priorità ai vari pedoni e pilastri della mia vita. Ma dopo 9 ore di volo e una volata transoceanica, eccomi due giorni dopo immersa nel verde di Central Park a rincorrere scoiattoli e a battere palline da baseball cercando il mio personalissimo fuori campo, che non è arrivato, ma mi ha permesso di spiare da dietro la visiera un giovane giardiniere mentre potava i suoi alberi. Ora, voi mi chiederete cosa mai c’entri il giovane giardiniere con i miei pedoni della scacchiera… C’entra e vi spiego subito il perché. Avete mai pensato a come funziona un albero? E’ semplice. Un albero è divisibile in tre sezione principali: le radici con il quale prende nutrimento dal terreno, il fusto che porta il nutrimento a tutta la struttura, e i rami corredati dalle foglie che lo rendono piacevole alla vista e utile per la sua ombra. Bene. Sapete però come si fa affinchè l’albero continui ad essere rigoglioso e offra a noi la sua ombra sotto la quale ripararci? Si pota. E il giardiniere esegue esattamente quello che io ho imparato a fare dalla sua osservazione. 
Per prima cosa elimina tutta quella serie di rami secchi che non fanno altro che rubare linfa vitale a quei rami che invece crescono forti e rigogliosi. Quindi, una volta eliminato ciò che risucchia l’energia al resto della pianta, si occupa delle foglie. Scuote i rami floridi per far scrollare tutte le foglie morte che impediscono all’albero di essere di per sé bello e prosperoso. Ed è esattamente quello che ho iniziato a fare per diventare a mia volta un albero bello alla vista, carico di energia per me stessa e così tanto rigoglioso da offrire anche agli altri la meritata ombra. Ed è così che ho passato le mie 9 ore di volo di ritorno, potando dalla mia vita quei rami ormai diventati secchi e che risucchiavano energia a tutti quegli altri rami sani e pieni di foglie vitali, dai quali ho poi scosso le foglie ormai inutili. E una volta completata l’operazione mi sono subito sentita più sana, più libera, più sgombra, ma allo stesso tempo ancora più capace di donare ombra alle persone che ne meritano e più carica di energia vitale per me stessa, tanto da indossare di nuovo il camice da chef non appena messo piede a casa per preparare una cheese cake formato gigante, così come l’ho mangiata a New York.

CHEESE CAKE

Ingredienti per un teglia di 22-24 cm

Torta:
·         250g di BISCOTTI DIGESTIVE
·         150g di BURRO
·         2 cucchiai di ZUCCHERO DI CANNA
·         20g di AMIDO DI MAIS
·         1/2 LIMONE
·         100g PANNA FRESCA
·         600g PHILADELPHIA
·         2 UOVA
·         1 TUORLO
·         1 bacchetta di VANIGLIA
·         100g di ZUCCHERO

Glassa:

·         150g di ZUCCHERO A VELO
·         100g di PANNA ACIDA

Farcitura:
·         2 PERE williams
·         100g di KUMQUAT (arancini cinesi)
·         80g di GOCCE DI CIOCCOLATO FONDENTE
·         20g di liquore KIRSCH (o alla ciliegia)
·         1 manciata di PEPE VERDE in grani
·         100g di ZUCCHERO



Preparazione:

1) tritare nel mixer i biscotti fino a sgretolarli completamente;
2) unire lo zucchero di canna e mescolare
3) sciogliere tutto il burro a bagnomaria
4) una volta fuso il burro, unirlo ai biscotti e allo zucchero. Amalgamare bene.
5) a questo punto, se avete una tortiera a cerniera, imburratela anche sui bordi, altrimenti se avete una tortiera normale bisogna foderarla con la carta forno
6) ora bisogna riversare i nostri biscotti imburrati nella tortiera e spalmarmi bene fino a che si crei un fondo alto circa un centimetro e ben livellato. Poi mettete la tortiera in frigo per 40 minuti.
7) E quella era la base biscottosa della nostra cheese cake. ora passiamo alla preparazione della torta vera e propria. Sul foglio del gambero rosso c'e' scritto di iniziare a montare a neve le uova. Io ho preferito farlo in seconda battuta perché dato che la base doveva stare in frigo per 40 minuti, avevo paura che si smontassero gli albumi. Così sono passata prima a preparare tutti gli ingredienti che sarebbero di lì a poco serviti. Incidere la bacchetta di vaniglia nel mezzo con una lama affilata e prelevare il dentro.
8) ora pesiamo lo zucchero e il philadelphia. 
9) ed anche il liquore alla ciliegia, l'amido di mais che uniamo direttamente allo zucchero e spremiamo la metà di un limone.
10) ora che tutto è pronto iniziamo a dividere gli albumi dai tuorli e montiamo a neve gli albumi
11) non appena sono pronti gli albumi, passiamo a lavorare i tuorli, a cui uniamo la vaniglia e lo zucchero con già amalgamato l'amido di mais
12) ora uniamo anche gli albumi montati, il succo del limone e un pizzico di sale, sempre continuando a mescolare. Poi anche la panna fresca ed infine il formaggio. Mescoliamo il tutto fino a che non diventi una crema omogenea e corposa
13) questo è il risultato prima di spalmarla sulla base biscottata.
14) a questo punto tirare fuori dal frigo la base di biscotti e spalmare sopra il composto "philadelphioso". Livellare con l'aiuto di una spatola. Sul foglio del Gambero Rosso c'è scritto che la crema dovrebbe essere alta circa 5 cm. la mia è venuta di 3 cm.
15) infornare per 35 minuti a 160°
16) mentre la torta è in forno bisogna preparare la glassa e la farcitura di frutta. Per entrambe ci sarebbe la soluzione facile di comprare già tutto fatto, sia la panna acida, sia il topper con il gusto che preferiamo. Io ho fatto prima la panna acida: unire alla panna il succo di limone e lo zucchero a velo.
17) a questo punto passare alla farcitura di frutta. tagliare a piccoli cubetti le pere e a striscioline gli arancini cinesi denocciolandoli. Mettere nella padella con lo zucchero e il pepe verde.
18) fiamma vivace per 5 minuti in modo che la frutta si caramelli. Dopo versare il liquore alla ciliegia. un altro paio di minuti sul fuoco ed è fatto
19) a questo punto bisogna aspettare che si freddi, prima di aggiungere le gocce di cioccolato.
20) terminato il tempo di cottura della torta, lo chef del gambero rosso consiglia di lasciarla in forno altri 5 minuti con il grill.
21) Ora bisogna solo farla freddare. Una volta freddata, cospargerla di panna acida
22) Appena prima di servirla versare sopra la composta che abbiamo preparato con la frutta e il risultato.... nemmeno ve lo racconto perché ho ancora la bocca piena!

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