Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

giovedì 20 marzo 2014

NOTTATA INSONNE - TORTA LIGHT RICOTTA E COCCO
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Mia madre dice sempre "chi ha più intelligenza la usi".
Spesso questo nella vita si traduce nel saper valutare la situazione e capire quando è il caso di mettere da parte l'orgoglio. Altrettanto spesso, quindi, si traduce in due tipi di gesti: tendere la mano e fare per primi il passo verso un'altra persona; saper ammettere i propri errori e chiedere scusa.
Forse è proprio a causa dell'insegnamento di mia madre che quasi sempre, soprattutto quando riguarda la sfera dei sentimenti, in genere la prima a tendere la mano, o ad ammettere i propri errori sono sempre io. Evidentemente, però, negli ultimi tempi non riesco a leggere bene il quadro della situazione, perché per l'ennesima volta nell'arco di poco tempo mi è capitato di accantonare l'orgoglio e di aver ricevuto di tutta risposta un bel due di picche.
Ricordate che già vi avevo raccontato che col Pantofolaio Rosa, dopo aver ammesso di essermi comportata come una labile psicotica e avergli chiesto di ripartire da zero, lui mi ha sostanzialmente risposto "rifiuto l'offerta e vado avanti... ma con un'altra"? Ecco, più o meno lo stesso pacco l'ho ricevuto anche ieri.
Dato che la ferita però ancora brucia, non ho voglia di dilungarmi su quanto accaduto e sui motivi che mi hanno fatto rompere i rapporti con questa mia amica. Quello che tutta questa notte non sono riuscita a togliermi dalla testa è piuttosto come mai ultimamente non riesca ad interpretare quello che mi fa arrivare alla rottura e che poi, quando provo ad aggiustarlo, mi scivoli inesorabilmente dalle mani rompendosi definitivamente. Voglio dire, quando si arriva allo scontro, difficilmente il torto risiede solo da una parte ed in genere sono io quella parte che per prima si mette in discussione. Così ho fatto col Pantofolaio Rosa e così ho fatto con questa mia amica, ma in entrambi i casi non avevo capito che era volontà dell'altra parte portarmi allo scontro, probabilmente per poter più facilmente fuggire da me.
Dopo una nottata passata ad analizzare ogni singolo evento che ha portato al rifiuto di voler andare avanti (per lo meno con me!) ho iniziato ad inquadrare i miei gesti e comportamenti come sostanzialmente delle risposte ai loro atteggiamenti nei miei confronti. E allora devo dar ragione al mio amico Massimiliano quando ha sentenziato che sia stato il mio subconscio a farmi agire in una determinata maniera, perché razionalmente non volevo ammettermi quanto invece avevo percepito già a livello inconscio.
Ma allora quale tipo di corto circuito è avvenuto in questi casi nel mio cervello che non mi ha permesso di capire anticipatamente che davanti a me avevo una persona a cui di me non interessava poi molto?
Sono sicura che per risolvere questo interrogativo, dato che non penso che avrò mai la possibilità di chiederlo alla persona interessata, mi ci vorrà qualche altra serata insonne e dato che stanotte non vorrò trovarmi impreparata come questa appena trascorsa, ecco la ricetta di un dolce ipocalorico, da poter mangiare tutta la notte senza avere i sensi di colpa la mattina dopo. Almeno per quello!

TORTA LIGHT DI RICOTTA E COCCO
Ingredienti:
130 g di ricotta
130 g di farina 00
130 g. di farina di cocco
qualche goccia di dolcificante 
un vasetto di yogurt 0%
una bustina di lievito

Preparazione:
1) versare tutti gli ingredienti insieme in una terrina
2) impastare tutto insieme e amalgamarli bene
3) a questo punto bagnare un foglio di carta forno e strizzarlo bene
4) stendere il foglio nello stampo da forno e versarci sopra il composto 
5) livellare con una spatola il composto e metterlo al forno a 140° per circa mezz'ora.

mercoledì 19 marzo 2014

VALIGIE E DIVANI - BIGNE' DI SAN GIUSEPPE
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19 marzo 2014 00:49
Ciò significa che i 32 anni hanno avuto ufficialmente inizio da 49 minuti esatti.
I 31 anni si sono ufficialmente conclusi qualche minuto fa con la voce di Claudia urlata fuori dal finestrino della macchina con: "E' solo un giorno in più".
Col cavolo!
Chiunque mi conosca sa quanto io odi il giorni del mio compleanno, perché non è vero che è solo un giorno in più, è molto di più. È un anno in più di ricordi. E’ un anno in più di esperienze. E’ un anno in più sulla carta d’identità e anche sulle rughe intorno al collo. E poi, quest’anno me ne sono successe di cose, talmente tante che le rughe del collo hanno fatto il giro completo, roba che se le tatuo ne esce una collana stile impero!
Come ben sapete ormai tutti, i 31 anni hanno visto protagonista le valigie, sia fatte che disfatte. Il tutto ha avuto inizio con le buste di mais da casa del Calzinaio Matto a casa della Runci. Poi qualche mese più tardi si è trattato di vere e proprie valigie e scatoloni, che con corriere espresso (ditta Luca&Manu, a proposito, ancora grazie!) hanno fatto rotta verso la cantina della mia nuova casa. D’estate ci sono state altre valigie, ma stavolta programmate, per approdare a casa in Sardegna dove sono voluta scappare per un po’ (beh, sì, in effetti, mi sono proprio voluta punire!), per poi disfarle di nuovo a casa di Runci, da dove invece non sarei voluta più andar via, fino a quando Mustafà, l’operaio dei lavori di casa, mi ha chiamata minacciandomi che se non mi fossi trasferita io, lo avrebbe fatto lui con tutti i suoi figli. Così ad Ottobre ho di nuovo fatto le valigie con i miei quattro stracci (come dice la Runci) e ho affrontato il mostro: la vera e propria singletudine! E dato che il mostro alla fine non è stato nemmeno troppo arduo da sconfiggere, ecco per me altri scatoloni da impacchettare, stavolta di lavoro.
E questa è solo la sintesi delle valigie fatte e disfatte da me, perché poi potrei dilungarmi invece sulle valigie fatte e subito disfatte anche di altri, ossia quelli che in brevi periodi hanno soggiornato a casa mia, delle volte scambiandola anche per un albergo. Ecco, forse, quelle – quasi tutte – sarebbero state le valigie che mi sarei potuta risparmiare di veder entrare ed uscire dalla porta di casa, ma io sono una persona ospitale ed accomodante e purtroppo lo sono anche i divani del mio salotto, tanto che segretamente sto pensando di cospargerli di puntine. Quando però mi trovo al ferramenta tutta intenzionata a comprarle, ecco che mi ricordo anche di altre valigie, quelle che invece vorrei vedere solo entrare e mai uscire, ossia di tutti i miei amici, quelli veri, quelli buoni, quelli che si siedono sul divano e senti che anche loro non se ne vorrebbero mai andare. Quelli per cui ti svegli presto la mattina per fargli trovare pasta e patate. Quelli che ti dedicano due ore del loro tempo a psiconalizzare i drammi sentimentali e che alla fine attacchi la cornetta con una nuova consapevolezza: sì è vero, io ci ho messo del mio per farlo scappare, ma è stato il mio subconscio a farmi agire così, quindi in realtà non è colpa mia, è lui che è un deficiente e non l’ha capito! Quelli che rinunciano alla propria serata di baldoria per farti compagnia nel giorno di tristezza e ti chiedono di farlo diventare un’abitudine perché: “oh alla fine the voice è troppo fico, mercoledì si replica!”. Quelli che addirittura preferiscono lo sgabello della cucina al divano, perché il frigo così è più vicino e il vino se lo bevono fresco. Quelli che al divano preferiscono il letto perché sanno che rimanere a dormire con me significa farmi sentire meno sola. Quelli a cui invece il divano piace talmente tanto che ci hanno lasciato la forma stampata e anche un po’ di bava sul cuscino (sì Runci, mi riferisco a te!). Quelli che “oh affittami sta stanza, così sai come se tajamo!”. 
Quelli che mi piombano a casa di domenica alle 11 con la scusa di doverci sbrigare per andare allo stadio e invece vogliono solo accertarsi che nella mia vita fili tutto liscio. E sì, qua mi riferisco al mio papino, che ogni volta prova a resistere di chiedermi come va, ma poi alla fine cede sempre e gli tocca il racconto minuzioso e particolareggiato di ogni mio frangente! Ed è proprio questo che me lo fa adorare alla follia, perché oltre ad essere un papà meraviglioso, ora riesce anche ad essere un amico con il quale amo condividere il mio divano.
E dato che oggi è la sua festa, ma io purtroppo non riuscirò a vederlo, sono certa che domenica arriverà al suo solito orario e magari stavolta invece delle mie chiacchiere sulle varie disfatte, riuscirò a fargli trovare i bignè di san giuseppe.


BIGNE’ DI SAN GIUSEPPE

Ingredienti per i bignè:

·                        50 gr di burro
·                        250ml di acqua
·                        un pizzico di sale
·                        130 g di farina 00
·                        4 uova
·                        50 gr di zucchero

Ingredienti per la crema:

·                        500 ml di latte
·                        150 g di zucchero
·                        4 rossi d'uovo
·                        70 g di maizena
·                        1 g di vaniglia
·                        1/2 scorza di arancia

Preparazione:

- Procedimento per la crema pasticciera
Mescolate in una pentola le uova, lo zucchero e la maizena, aggiungete il latte bollente, portate tutto ad ebollizione per almeno 2 minuti mescolando continuamente e aggiungete per ultime la scorza di arancia grattata e la vaniglia.
Fate raffreddare in frigorifero ricoprendo la crema ottenuta con la pellicola trasparente in modo che non si formi la pellicina.
- Procedimento per le zeppole
1) Fate bollire l’acqua con il burro, lo zucchero e il sale e versate poi tutta insieme la farina. Mescolate continuamente fino a quando si sarà formato un composto omogeneo, liscio e che si stacchi dai bordi della pentola. Togliete dal fuoco, fate raffreddare e aggiungete, una alla volta, mescolando bene le uova.
2) Mettete poi nell’apposita tasca da pasticciere con bocchetta a foro stellato l’impasto ottenuto e, su dei fogli di carta oleata che avrete buccherellato, formate le zeppole (circa 6 per foglio) che dovranno essere non più grandi di una nespola.
3) Per cuocerle preparate 2 padelle con abbondante olio di arachide, una su fuoco medio e un’altra su fuoco più alto. Quando l’olio sarà caldo immergete nella prima padella le zeppole con tutta la carta oleata su cui poggiano. I fori praticati serviranno a fare passare l’aria in modo che le zeppole si staccheranno facilmente. Quando galleggeranno, toglietele, aiutandovi con la schiumarola, da questa padella e immergetele nell’altra contenente l’olio più caldo.
4) Fatele dorare da tutti i lati, quindi sgocciolatele su carta assorbente e ripetete questa operazione fino a quando avrete finito di friggerle tutte. Ricordatevi sempre di togliere la carta oleata non appena le zeppole si sono staccate.
5) Mettete le zeppole sul piatto di portata, riempitele con la crema pasticciera, qualche amarena e cospargertele con zucchero a velo.


lunedì 17 marzo 2014

SAN PATRIZIO - NERIDA COCKTAIL
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Il problema di essere nata il 18 Marzo è che il giorno prima è San Patrizio.
Sapete cos’è San Patrizio??? Beh fino all’anno scorso era una sciagura. La festa preferita dal Calzinaio Matto e ciò comportava letteralmente delle sciagure. E anche se stasera il Calzinaio Matto non sarà al mio fianco a festeggiare, il problema è che quest’anno è diventata la festa preferita anche di Marianna. Non che Marianna la faccia diventare una sciagura, per carità (in genere questo ruolo tocca a me!), però è pure vero che io e lei stiamo festeggiando questo cavolo di San Patrizio dall’inizio del mese e stasera, appunto, ci sarà la festa apicale di tutto il mese di eventi. E stasera a mezzanotte inizierò anche il mio nuovo anno da 32enne.

La serata non prevede ricette particolari, se non tutte e tre le mie migliori amiche con me, del whiskey (spero mischiato anche ad altra roba, altrimenti sarà dura mandarlo giù), il White Gallery come location e… basta! Perché veramente non avrò bisogno di altro. Come del resto non ne ho mai avuto bisogno durante tutto questo anno. Perché se c’è una cosa che ho capito alla veneranda età di ormai 32 anni è che se hai delle amiche come loro, il resto per circondarti deve essere solo d’eccezione, altrimenti è superfluo!
E dato che oggi non ho molto tempo per raccontarvi gli sviluppi di come sta procedendo la mia vita, quello che intanto posso lasciarvi è la ricetta del cocktail che più sto bevendo in questo mese e chiedervi di sorseggiarlo in attesa del prossimo racconto… che vi assicurò sarà avvincente…!

NERIDA
Ingredienti:
4-5 cubetti di ghiaccio
succo di 1/2 Lime
3 parti di Scotch Wisky
Ginger Ale Dry
1 fettina di Lime per decorare
Preparazione:
Mettete i cubetti di ghiaccio nello shaker.
Versatevi succo di Lime e Whisky. Agitate finchè non si raffredda lo shaker, poi versate, senza filtrare, in un bicchiere Collins precedentemente raffreddato.
Riempite con Ginger Ale Dry e mescolate delicatamente.
Decorate con una fettina di Lime.


mercoledì 12 marzo 2014

SCONTRO/INCONTRO - TORTA DUKAN
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Possibile che ogni volta che dichiaro pubblicamente e soprattutto a me stessa che devo fare una disintossicazione dal genere maschile poi me ne succede sempre qualcuna? La stessa cosa mi era successa con il Pantofolaio Rosa. Non avevo fatto in tempo a dichiarare almeno un mese di rifiuto psicologico dagli uomini che, dopo solamente tre giorni dalla chiusura con un tipo, mi è capitato lui davanti. E così è andata stamattina. Secondo me è un fattore di testa, altrimenti non me lo spiego. Avete presente quando le vostre nonne vi vedono piangere disperatamente per non trovare l'amore e per consolarvi vi dicono che arriverà quando meno ve lo aspettate? Beh, inizio a pensare che sia vero. Quando meno me lo aspetto, nelle circostanze in cui mai penserei di conoscere qualcuno di interessante, ecco che un tipo mi spunta inaspettatamente da dietro l'angolo. E quello di questa mattina mi è spuntato letteralmente da dietro l’angolo e mi ha talmente presa alla sprovvista che… l’ho tamponato!
Beh, magari mi sto facendo solo dei castelli per aria e l’incidente rimarrà appunto solo un incidente, ma sapete quando comunque sentite che qualcosa è scattato, anche se non sapete di preciso cosa sia e se valga anche per lui? Magari poi finirà come tutte le altre volte, però intanto il tipo mi ha colpita e per il momento non riesco a far altro che cogliere solo i dettagli positivi. Per prima cosa ho conosciuto il tipo, appunto, stamattina, ergo vive di giorno. E già questo mi sembra un punto a suo favore dati i precedenti! Secondo punto, quando ho accidentalmente tamponato la sua macchina, perché impegnata a mangiare un pezzo di torta di crusca d'avena (io l'ho sempre detto che la Dukan fa miracoli!), entrambi stavamo andando a lavoro, ergo ha un lavoro. E anche questo mi sembra un gran punto a suo favore! Inoltre, appena tamponato è sceso subito dalla macchina e non per vedere il danno causato, ma per sincerarsi se stavo bene. E non è che io abbia tamponato una macchina tipo Smart, ma una Audi a 5 e per quanto non me ne intenda per niente, immagino che anche questo sia un punto a suo favore, anzi due, per essersi dimostrato premuroso nei miei confronti e non verso la sua fichissima auto! Infine, quando anch'io sono scesa dalla macchina, dopo averlo travolto di scuse e aver sfoderato gli occhi di hello spank quando si deve far perdonare da Aika, mi ha sorriso e chiesto di accostare. Io pensavo che lo stesse facendo per non intralciare il traffico durante la compilazione del cid e invece no. Mi ha chiesto se avessi fatto già colazione, dato che tanto ormai avevamo fatto tardi a lavoro. 
E così mi ha offerto anche la colazione al bar vicino, dove ci siamo scambiati i numeri di telefono per risolvere più tardi la questione del tamponamento e…. 
proprio in questo esatto momento in cui vi sto scrivendo mi ha mandato questo messaggio: “Dott.ssa Morezzi che ne direbbe se trasformassimo lo scontro di stamattina in un incontro domani sera?”
Che dite, rispondo???

E dato che questo scontro-incontro è avvenuto a causa della mia dieta e della torta Dukan, vi riposto la ricetta con la speranza che porti fortuna anche a voi!



TORTA AL CIOCCOLATO DUKAN

Ingredienti:
  • 8 cucchiai di CRUSCA D'AVENA
  • 2 cucchiai di FIOCCHI DI LATTE o PHILADELPHIA BALANCE
  • 2 UOVA
  • 2 cucchiaini di CACAO MAGRO (io ho usato quello Dukan)
  • 3/4 gocce di DOLCIFICANTE liquido

Preparazione:

1) per prima cosa si dividono i rossi dai bianchi d'uovo
2) si inizia con il lavorare con la forchetta i rossi d'uovo con il dolcificante
3) una volta mescolato il dolcificante con i rossi, si aggiungono due cucchiaini abbondanti di cacao magro e si mescola finché il composto diventa di colore marrone omogeneo
4) a questo punto si aggiungono due cucchiai di yogurt oppure di philadelphia balance. Potete anche aggiungere del latte scremato. Tutto dipende dai vostri gusti.
5) mescolate bene
6) a questo punto si montano a neve gli albumi lasciati da parte. Mi raccomando, la neve deve essere come una panna ben ferma.
7) unire gli albumi montati alla crema fatta prima
8) mescolate bene
9) e solo a questo punto aggiungere i cucchiai di crusca d'avena
10) dopo aver dato una prima mescolata con la forchetta, vi suggerisco di mischiare bene il composto con la frusta elettrica. Non vi preoccupate se sentiate la crema troppo liquida, se avete dosato gli ingredienti come descritto il risultato è certo!
11) a questo punto ritagliate la carta forno che vi serve. Bagnatela e strizzatela bene.
12) ora stendetela sulla teglia dandole la forma e versateci sopra il composto della torta
13) ora basta informare a 180 gradi per 20 minuti con il calore solo da sotto per farla gonfiare un pò. La teglia va messa al ripiano al centro del forno. Poi per 10 minuti sempre a 180 gradi con il calore sia da sopra che da sotto.


martedì 11 marzo 2014

CI VUOLE UNA PAUSA - SALMONE CROCCANTE
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Passo indietro. Venerdì pomeriggio chiudo la storia?, frequentazione?, relazione?, insomma quella cosa che ho avuto con il Pantofolaio Rosa e a cui lui non ha mai tenuto a dare una definizione. Sì, lo so che non vi avevo più aggiornato su di lui, ma sostanzialmente perché non ci sarebbe stato nulla di nuovo da raccontare. La storia che si ripete, avete presente? Ecco, appunto, la nostra! In breve, due sabato fa c’è stata l’ennesima telefonata a seguito di 24 h di silenzio, in cui ci siamo detti che la cosa tra di noi non poteva funzionare. Troppe difficoltà. Troppo poco interesse per superare le (sue) paure. Troppa differenza di stile di vita per condividere qualcosa. Insomma, tutto come sempre. Così quel sabato l’ho passato cercando di non pensare, poi però sono arrivati a valanga i pensieri e così ho deciso che Domenica sarei scappata da Roma con un tipo, sperando che distraendomi e magari buttandomi in un’altra follia sarei riuscita a smettere di rimuginarci sopra. Invece sono tornata a casa (la casa era di Marianna, ma in fondo è anche un po’ la mia!) e dato che i pensieri non se ne andavano, li ho accompagnati con una scatola di ferrero rocher. Lunedì, poi, per fortuna c’è stato il lavoro e quindi ho smesso per forza di cose sia di pensare, che di mangiare ferrero rocher e poi lunedì sera… la chiamata.  L'aspettavo. Mi mancava. Però avrei pregato di non riceverla. E con me, sono certa pregassero in coro anche tutte le mie amiche. Sapevano che se non l’avesse fatto lui, io non l’avrei mai fatto. E  invece lui l’ha fatto e così ci siamo rivisti. Giuro che ero del tutto intenzionata a non cedere di nuovo. Ero stanca di questi sbalzi d’umore, di non riuscire mai per un attimo a lasciarmi andare e rilassarmi, di non vivere qualcosa con la consapevolezza che tutto stava filando liscio perché entrambi provavamo piacere nello stare insieme. Sostanzialmente, ero stanca di portare avanti una cosa che tanto entrambi avevamo capito che non andava, perché tanto non c'è niente da fare, quando le cose vanno non c'è bisogno di parlarne, le si vivono e basta. E infatti non capisco tuttora perché poi si è incaponito in questo modo, dato che seduti al tavolino di un bar mi ha ammesso di non sentire le farfalle pur chiedendomi un’altra sola settimana. Ora, tutti sanno che le farfalle hanno il tempo di schiusa di almeno un mese, cosa pensava che gli nascesse in pancia in una settimana? Nulla, e infatti il nulla è successo. Tutto come sempre, ossia il silenzio ed evidentemente nessun principio di sfarfallamento, così io, che sono lungimirante, non ho atteso nemmeno quella settimana e già venerdi al telefono gli ho spiegato appunto il ciclo vitale di una farfalla. Così ho passato il venerdi sera inebriata da altro e il venerdi notte inebriata da lui! Perché io sono una persona coerente, si sa! Però sabato ho ripreso coscienza che è ancora inverno e che per le farfalle devo aspettare primavera e così abbiamo richiuso questa cosa tra di noi, almeno guardandoci negli occhi. Da sabato pomeriggio fino a tutta la notte mi sono presa il mio giorno di giramenti e domenica finalmente sono arrivata alla conclusione che forse il periodo sabbatico dalla frequentazione del genere maschile ancora non è bastato e così in una frazione di secondo ho chiamato il ragazzo con cui sarei dovuta uscire stasera per spiegargli, appunto, che forse ancora non ci ho capito granché su come funzionano gli uomini e, già che ci sto, nemmeno su come funziono io. Mi rendo conto di non aver fatto una bella figura, ma tanto sarebbe solo servito ad incasinarmi un altro po’, quando invece l’unica cosa chiara che ne ho tratto dalla storia col Pantofolaio Rosa è che devo prima capire bene cosa cerco, per non ripetere più l’errore di avvicinarmi a qualcuno quando già dalle prime battute si capisce che la cosa non andrà.
Così eccomi domenica con le mie cuffiette sparate nelle orecchie per cercare di non sentire tutti i miei "se" e "ma" e tornare a casa piena di buste di vestiti da shopping compulsivo. Insomma, tutto da decalogo e come da decalogo mi sarei aspettata di passare il mio lunedì mezza tramortita tra l'alzataccia di prima mattina per la trasmissione, il lavoro e poi di corsa a chiudermi in casa. Invece, per fortuna, non tutti gli uomini vengono per nuocere, come appunto il Calzinaio Matto, che per quanto strampalato e bizzarro possa essere, alla fine forse è quello le cui stranezze combaciavano meglio con le mie. E così, proprio quando mi ero arresa a passare il mio lunedì sera a cucinare branzino con patate da sola a casa, ecco il suo invito a pranzo che mi ha riempito il cuore e rassicurata sul fatto che io non ho proprio nulla che non vada. Anzi, a detta sua, non devo proprio sprecare tempo con persone che non si rendono conto di che persona stanno lasciando andare.... e se lo ha detto lui!! E dato che io non credo nelle coincidenze, penso proprio che noi due ci vogliamo talmente tanto bene (no Luana, non ci amiamo più! quello che ci lega è veramente una profonda stima e un infinito bene, quindi non ci sperare!), che sentiamo reciprocamente quando uno ha bisogno dell’altro, ed è per questo che ora sto scrivendo questo post, in pieno relax, sdraiata sul divano di casa del Calzinaio Matto, con il mio Linetto appollaiato sulle gambe, mentre in forno sta cuocendo un salmone croccante che tra poco condividerò con l’unico maschio che da adesso in poi avrà spazio nei miei pensieri… il mio Linetto!

SALMONE CROCCANTE

Ingredienti:
4 filetti di SALMONE fresco
4 fettine di PANE
1 ciuffo di PREZZEMOLO
1 ciuffo di ANETO
2 rametti di TIMO
1 rametto di ROSMARINO
½ LIMONE (buccia)
PEPE BIANCO
SALE
OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA

Preparazione:
1) lavare e asciugare il salmone
2) porlo su una teglia rivestita di carta da forno.
3) Tagliate a cubetti le fette di pane e mettetele in un mixer insieme alle erbe aromatiche, la scorza di mezzo limone, l’olio, il sale e il pepe.
4) Tritate il tutto grossolanamente, ottenendo delle briciole non troppo fini.
5) Coprite con questa panatura il salmone schiacciando bene in modo da compattarla.
6) Mettete in forno caldo a 180° per 20/25 minuti 

lunedì 10 marzo 2014

UNA CUCINA DA CONDIVIDERE - BRANZINO IN CROSTA DI PATATE
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C’è qualcosa di più sensuale che cucinare insieme a qualcuno?
E pensare che fino a quando ne ho avuto l’opportunità praticamente tutte le sere nemmeno gli ho dato il giusto peso. Convivere ti fa dare molte cose per scontato. Vivere da sola, invece, te le fa ricordare come fossero state l’aspirazione più grande di tutta la giornata. E forse era così. Quando convivevo, ricordo che la mattina uscivo di casa con il desiderio di tornarci il prima possibile. E spesso mi sorprendevo a pensare a cosa poter comprare all’alimentari sotto il lavoro per aperitiveggiare durante la preparazione della cena. Condividevamo all’unisono i movimenti, spesso ci scontravamo nella nostra piccola cucina, ma erano scontri dovuti alla condivisione di un nostro momento.
Cucinare insieme richiede l’intuizione dei gesti dell’altro, una conoscenza reciproca data solo da un affiatamento costruito quotidianamente. Se non c’è si rischia di mettere il sale due volte, di far scuocere la pasta. E non è questa metafora dell’andatura della coppia?
Tanto è vero che gli ultimi tempi la nostra credenza era piena di zuppe pronte, creme knorr e qualsiasi cosa fosse pronto e servito in cinque minuti e che non richiedesse del tempo da trascorrere insieme. E’ stato probabilmente uno dei nostri modi per tagliare via la parte di seduzione e corteggiamento nella coppia. E’ stato uno di quei campanelli d’allarme che per un po’ abbiamo fatto finta di non vedere.
La cucina è per me luogo di incontro, di dialogo, di comunicazione e interscambio. E’ luogo di fusione ed è per questo che l’ho piazzata al centro del mio salotto. Purtroppo però, da quando vivo in questa casa continuo a cucinare da sola. Alcune volte hanno anche cucinato per me. Spesso ho cucinato io per altri, ma non mi è più capitato di cucinare insieme a qualcuno. Ed evidentemente questa cosa mi manca, perché questa notte mi sono svegliata alle 2 con l’ansia di dover andare a spegnere il forno per non bruciare un branzino in crosta di patate. Ovviamente in forno non c’era nessun branzino, anche perché essendo andata a dormire verso mezzanotte a quell’ora sarebbe stato carbonizzato insieme al resto di casa. Ma se addirittura arrivo a sognare un battibecco con un ragazzo sui giusti tempi di cottura di una branzino al forno, allora vuol dire che la cosa inizi a pesarmi più di quanto credessi. O forse vuol dire solamente che non mangio pesce da troppo tempo.
Certo, trovare un branzino fresco a Roma di lunedì sarà cosa ardua, però magari sarò fortunata e stasera proverò a valutare l’ipotesi che sia solo una mancanza di omega 3 e 5 nel mio sangue. Ovviamente se poi anche stanotte mi sveglierò con l’ansia di aver lasciato fornelli accessi e pentole in ebollizione, allora dovrò arrendermi all’evidenza. Ma ad ogni modo, tutto quello che potrò fare è solo esercitarmi nella cottura e sperare che presto a qualcuno dei miei ospiti venga voglia di cucinare insieme a me!

BRANZINO IN CROSTA DI PATATE


Ingredienti:

1 BRANZINO da 800 gr -1 kg

4-5 PATATE

2 rametti di ROSMARINO

OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA

SALE

PEPE NERO

Preparazione:


1) Sbucciate le patate, lavatele, tagliate a fettine sottili (come per le patatine fritte).

2) Ungete una teglia e disponete le fettine di patate una vicina all'altra leggermente sovrapposte a spina di pesce - dovete formare un letto per il pesce.

3) Squamate e pulite le interiora del branzino, lavate bene, salate e pepate la cavità, aggiungete all'interno dei rametti di rosmarino. Posate l'orata sul letto di patate e ricoprite nello stesso modo anche di sopra.

4) Le patate devono ricoprire interamente il pesce. Ungete di nuovo usando un rametto di rosmarino a mò di pennello - aiuta a distribuire l'olio e dà profumo alla preparazione.

5) Infornate a 200°C (forno ventilato) per 30 minuti. Se il pesce è più grande calcolate 7 minuti in più per ogni 100 gr. di peso ulteriore.

6) Sfornate, salate la crosta di patate e servite.

venerdì 7 marzo 2014

UN UOMO - COSCI DI POLLO CON PATATE
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Messaggio di buongiorno di Marianna rivolto a me e Claudia: “ma quando ritornate alle vostre vite?”
Marianna è evidentemente preoccupata per il benessere psicofisico mio e di Claudia. E devo dire che fa bene. Solo ieri sera ci siamo scolate una bottiglia a testa, mangiato non so quanti cosci di pollo e chili di patate. Continuiamo così, qualcuno dovrà sfondare la porta di casa per venirci a stanare. Non se ne esce. Io torno a casa da lavoro, trovo Claudia che gironzola per casa., nemmeno il tempo di chiederle se il tipo si sia fatto sentire che iniziamo ad intermittenza a lamentarci sulla questione uomini. Ma non è che ci lamentiamo e basta. Noi analizziamo, scartabelliamo, entriamo nel dettaglio e alla fine questa mattina Claudia mi ha guardata negli occhi e mi ha detto: “A Giù, però certo che siamo due rompicoglioni!”
E no! O meglio, certo! Ma questo non significa che dobbiamo cambiare. Se noi rompiamo è perché non ci vanno bene delle cose e se non ci vanno bene delle cose perché dovremmo accontentarci?
Voglio dire, analizziamo la situazione. 32 anni a testa, entrambe autonome (ovviamente tranne quando a me non funziona lo scarico del lavello e a lei va in tilt la lavatrice!), single ma con una fitta rete di amici, talmente fitta da sembrare una massoneria a tutti gli effetti in cui vige il tacito accordo del mutuo aiuto, piene di interessi e simpatiche quanto basta. Cos’altro potremmo volere in questo momento? Praticamente nulla, se non un uomo! Ma appunto un uomo!
E se in questi cinque giorni di convivenza non abbiamo fatto altro che spaventare Marianna per l’influenza negativa che ci trasmettiamo a vicenda, chiuderci in casa a scolare vino per abbassare i freni inibitori e tirare fuori meglio quello che abbiamo da dire, rimuginare sul passato e sul perché abbiamo voluto considerarlo tale, una cosa di buono l’abbiamo fatta: chiarirci finalmente cosa significhi per noi un Uomo. Guardate che non è stata cosa semplice. Ci sono voluti 5 giorni, 6 bottiglie di vino (Mari, a proposito, il bianco è di nuovo finito!), due chili in più a testa, 3 film d’amore e uno sulla grande bellezza. Però alla fine il risultato l’abbiamo ottenuto. Eccolo!
Un Uomo (quello che ovviamente vorremmo incontrare il prima possibile) per definizione deve essere: premuroso, ma caparbio; gentile, ma fermo; intelligente, ma non superbo; affettuoso, ma non appiccicoso; geloso, ma non possessivo; sicuro di sé, ma non borioso; presente, ma non assillante; bello, ma non figo; espressivo, ma tenebroso; buono, ma non fesso; autonomo, ma non indipendente; generoso, ma non scialacquone; interessante, ma non contorto; sorprendente, ma non allucinante; attento, ma non apprensivo; divertente, ma serio; ordinato, ma non maniacale. 
Io aggiungo della Lazio, Claudia della Roma, ma questi in fondo sono dettagli trascurabili, su cui ci si potrebbe passare sopra. Ecco, diciamo che di dettagli su cui lavorare gliene possiamo concedere non più di cinque. Sono disponibile a scendere a compromessi. Potrei accettare che non tifi la mia squadra, ma comunque non dovrebbe essere felice se la mia Lazio perda. Potrei sorvolare sul fatto che non sia troppo alto, ma nemmeno troppo basso: una statura che vada dal 1,75 al 1,90 direi potrebbe andare bene, altrimenti chi se la sente mia madre! Potrei concedergli di avere una o due passioni diverse dalle mie, ma non il bungee jumping o il rafting, altrimenti non potrei appassionarmi anch’io. Potrei addirittura concedergli di abitare lontano da me, ma non così distante da uscire fuori dal mio raggio d’azione al volante perché quando ho bisogno di lui devo poterlo vedere, toccare, sentire e annusare. E’ chiedere troppo questo?
Ma questo è solo il prototipo dell’Uomo secondo la nuova legge di GiuCla, sottoscritta e approvata dopo un consiglio durato cinque giorni e fiumi di parole sostanzialmente inutili, perché alla fine sappiamo entrambe che potrebbe essere l’opposto di quello che ci auguriamo, ma l’importante è che ci tratti da principesse, ci faccia innamorare e sia affidabile in amore e nella vita.
E dato che anche trovare un Uomo la cui unica qualità è che si innamori di noi per le rompicoglioni che siamo è cosa ardua, nel frattempo dovremmo continuare ad accontentarci l’una dell’altra, magari però riprendendo autonomamente le nostre vite, altrimenti rischiamo di far venire un coccolone a Marianna, prendere altri chili a causa del pollo e patate cucinato divinamente da Claudia e essere portate d’urgenza al pronto soccorso per una cirrosi epatica!


COSCI DI POLLO CON PATATE

Ingredienti:
6 COSCI DI POLLO
OLIO q.b.
SALE q.b.
ROSMARINO q.b.
3 spicchi d'AGLIO
6 PATATE
1/2 bicchiere di VINO BIANCO

Preparazione:
1) soffriggere i tre spicchi d'aglio sbucciati in una padella con un pò d'olio
2) subito dopo mettere a rosolare i cosci di pollo a fiamma viva, prima da un lato e poi dall'altro
3) una volta che avranno preso il colorito marroncino, sfumare con il vino
4) lasciar evaporare e a questo punto abbassare la fiamma e mettere le patate precedentemente pelate e fatte a tocchetti
5) salare, pepare e aggiungere il rosmarino
6) lasciar cuocere per almeno 45 minuti a fiamma bassa

giovedì 6 marzo 2014

QUANDO C'E' INTERESSE... - RISOTTO AGLI SPINACI
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Ore 23,48, squilla il telefono. Rispondo.
Io: “Pronto! Ehi ciao, ti posso richiamare tra 10 minuti?”
Lui: “Tra dieci minuti sono a casa”
Io: “Ok, allora ti chiamo tra un po’”
Lui: “Sì, ma a casa tua!”
Poi io me la sono provata a tirare un po’ dicendogli di non venire, giusto il tempo di fargli tirare un sospiro e far scattare il verde di Via della Camilluccia, perché non ho fatto in tempo a spogliarmi e a vestirmi comoda per casa che lui ha citofonato.
Perché non c’è niente da fare. Quando uno ti piace, te ne frega cavoli di andarti a ritruccare e a sistemare i capelli, o a controllare se la ceretta definitiva sia uno sperpero di soldi o stia funzionando davvero. Quando uno ti piace apri quella cavolo di porta anche se hai appena messo su una maschera verde al cetriolo e in testa hai spalmato l’olio di Macassar per nutrire i capelli, ovviamente avvolti in una cuffia da doccia rubata alla Runci. E il fatto singolare è che hanno anche il coraggio di chiamare trattamenti di bellezza un qualcosa che mentre li fai ti trasformano in una specie in via di estinzione di spaventapasseri.
Per fortuna, però, quando il Pantofolaio Rosa ha chiamato io avevo appena messo piede dentro casa e quindi ho deciso saggiamente di posticipare i trattamenti da spaventapasseri e anche da spaventa-uomini alla sera dopo. Saggiamente, dico, perché col Pantofolaio Rosa, sin dalla seconda volta che è venuto a casa mia è successa una cosa singolare, ossia che inibizioni e pudore a zero e sin da subito mi sono fatta trovare vestita con leggins, pantofole (quelle che poi ha iniziato ad usare lui!), felpa, struccata, e addirittura dalla terza volta ho tirato fuori gli occhiali. Sì Runci, ho tirato fuori gli occhiali e anche la maglia a righe banca e nera che avevo promesso di buttare, però giuro che mi ero depilata le gambe, almeno fino al ginocchio che io ricordi!
Comunque, non è della mia mancanza di eleganza che voglio parlarvi oggi, anche perché tutto questo è accaduto ormai già due o tre settimane fa, ma mi è rivenuto in mente stamattina sotto la doccia, luogo deputato ai miei pensieri più contorti e a quei flash che appaiono magicamente nella mia testa come pezzettini di un puzzle che avevo perso e che improvvisamente riappaiono pronti per essere collocati al posto giusto. Insomma, questa mattina sotto la doccia ho passato in rassegna tutta una serie di miei comportamenti e atteggiamenti di predisposizione verso qualcuno che mi interessa. Lo so che io non sono una persona totalmente normale e quindi troppo spesso mi slancio in azioni, apparentemente senza senso (sì Marianna, mi riferisco anche a quella volta che ho finto di avere la macchina rotta dopo tre mesi che l’avevo comprata, pur di portarla da quel meccanico con cui avevo avuto quel flirt finito male), volte al solo fine di poter passare più tempo con il tipo che mi piace, però, da quando Claudia si è trasferita a casa mia per sfebbrare, ogni sera ho l’opportunità di confrontarmi con lei proprio su questi argomenti.
E la domanda che più spesso sta ricorrendo è la seguente: possibile che siamo sempre noi quelle che si inventano capriole e tuffi carpiati per avvicinarci ai tipi che ci piacciono, e mai una volta questi atteggiamenti li notiamo nei nostri confronti da parte loro? Che sia una conformazione neuro-psicologica propria del genere femminile, o come al solito la risposta è che “la verità è che non gli piacciamo abbastanza”? Voglio dire, cos’hanno questi uomini che li blocca nel fare qualche gesto nei nostri confronti per farci capire che sono interessati a noi? Purtroppo la risposta è: Nulla! Non hanno assolutamente nulla che gli impedisca morfologicamente di mostrare il loro interesse. E non è che poi chiediamo chissà cosa. Basterebbe un messaggio inaspettato, o una visita inaspettata, o una telefonata inaspettata. Insomma, qualcosa di inaspettato. Qualsiasi, purché inaspettato. Perché poi, in fondo, quello che manda avanti qualsiasi tipo di relazione tra un uomo e una donna è il continuo corteggiamento, il non dare per scontato. Ora, non voglio generalizzare e dire che tutti gli uomini siano sentimentalmente aridi, o emotivamente distratti, ma vi assicuro che però io e Claudia abbiamo una capacità di scegliere i tipi così con la precisione di un cecchino. Spariamo nel mucchio e guarda caso la nostra freccia va a colpire sempre quelli che “non ti ho cercata per non disturbarti” o quelli che “volevo chiamarti, ma poi mi è passato di mente”.
Ecco, questo è il punto. Quando a me interessa una persona, di qualsiasi sesso sia, non mi passa mai di mente. Il mio pensiero, pur continuando a svolgere le mie attività quotidiane di routine e non, non manca mai verso quella persona. A me non passa di mente che Claudia sta male a casa e glielo dimostro cucinando il risotto agli spinaci. Io sono presente e quando non posso esserlo fisicamente, lo sono con una telefonata, o un messaggio, o appunto qualche gesto, tipo cucinare per il terzo giorno consecutivo qualcosa che abbia a che fare con delle foglie verdi o con il riso, mettendo - è vero - a repentaglio l’intestino dell’altra amica, verso la quale però non mancherà di certo occasione per mostrare tutto il mio amore verso di lei, magari accompagnandola per il terzo weekend consecutivo all’outlet a fare shopping.

RISOTTO AGLI SPINACI

Ingredienti:

200 g di SPINACI
SALE
1 l di BRODO VEGETALE
20 g di BURRO
160 g di RISO
20 g di PARMIGIANO REGGIANO
PEPE NERO

Preparazione:

1) Pulire gli spinaci, metterli in una pentola e farli bollire a fuoco moderato per 5 minuti. A metà cottura unire un pizzico di sale.
2) Quando cotti, mettere gli spinaci in un colino e pestarli con un cucchiaio in modo da strizzarli e levare i residui d’acqua.
3) Tritarli finemente con la mezzaluna sul tagliere.
4) Scaldare il brodo.
5) In una pentola da minestra mettere il burro e lo scalogno tritato per farlo soffriggere a fuoco lento.
6) Quando lo scalogno sarà ben dorato, unire il riso e lasciarlo tostare per circa tre minuti.
7) Una volta tostato, unire gli spinaci e qualche mestolo di brodo.
8) girare in continuazione e aggiungere brodo ogni volta che si assorbe.
9) quando mancano 2 minuti a fine cottura del riso aggiungere abbondante parmigiano e mantecare.

lunedì 3 marzo 2014

"QUELLI CHE..." - CORNETTO CON LA MARMELLATA
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Festa strafica a Roma. Tutti in maschera. Tutti, quindi, che apparentemente sembrano dei fichi e poi, una volta fuori dal locale, ti rendi conto che quello che hai pensato fosse un fico fino a cinque minuti prima, in realtà é un povero sfigato capitato lì con te per caso a fare colazione... Perché le luci del neon, diciamoci la verità, non sono mica impietose solo per noi femminucce. E poi al bar c’è il fattore cornetto a far cambiare ogni percezione. Gli zuccheri fanno rinsavire, non c’è niente da fare. E mentre, appunto, io mordevo quel pezzo centrale ricco di marmellata, ecco riattivarsi i neuroni del lobo frontale che hanno a loro volta riattivato e aguzzato la mia vista, tanto da accorgermi che il frac e il bastone gli donavano, non perché avesse azzeccato il tema della serata, ma solo perché era così incartapecorito che poteva veramente essere nato nell’800!
Ma questo è solo uno di quelli che mi sono sfangata l’altra sera. Ad un altro, a dir la verità, ci ha pensato il mio amico. Erano tre ore che ballavamo appiccicati, o meglio lui ballava e io provavo a non sembrare un salice piangente mosso dal vento, piuttosto una a cui fanno male i tacchi, quando ad un certo punto il tipo chiede se qualcuno di noi avesse un carica batterie dell’iphone. E chi poteva averlo se non la sfigata in questione, dato che quella sera non ero riuscita nemmeno a passare a casa per cambiarmi? Così mi allungo sul divanetto per arraffare la borsa di Mary Poppins e proprio mentre mi dimeno tirando fuori in ordine una sciarpa, una maglia, poi un maglione, la trousse dei trucchi, un assorbente prontamente nascosto al volo nella tasca destra, lui esclama: “perché sai, ho i bambini a casa...” E no cazzo. I bambini no. E mentre io dentro di me inveivo, subito interviene al mio orecchio il mio amico che, come a volermi far ragionare, esclama: “ma ti piace?” Ovvio che no! Ora che so che ha dei bambini a casa che lo aspettano, mentre lui sono tre ore che ingurgita il mio stesso cocktail alla mia stessa cadenza, più che piacermi, chiamerei l’assistenza sociale per farglieli togliere!
Così eccomi appena svegliata a rimuginare sulla serata di ieri e su quanti personaggi assurdi io abbia incontrato durante quest’anno un po’ strampalato. Non scherzo, potrei tirar giù una lista infinita di ragazzi che a prima vista, alcuni anche alla seconda, mi hanno fatto una buona impressione o comunque hanno suscitato il mio interesse, ma che poi si sono subito risolti in un flop colossale. E so che la cosa non capita solo a me. Confrontandomi con le mie amiche, spesso ci raccontiamo aneddoti che dovrebbero farci capire già alle prime battute che la cosa migliore da fare è mollare tutto perché non è proprio cosa. E allora, dato che non sempre abbiamo a disposizione un cornetto alla marmellata per riattivare il nostro sesto senso, ecco a voi una sorta di vademecum su quei ragazzi e sui loro comportamenti che dovrebbero metterci in guardia già dai primi istanti.

Quelli che “ti ho richiamata appena ho visto il messaggio” e nel frattempo sono passate tre ore. A meno che non lavorino in una centrale nucleare dove i cellulari sono pericolo di scoppio di bomba rischio estinzione del genere umano, vanno mollati seduta stante comunicandogli che anche il vostro cellulare non sarà più reperibile, perché lo porterete con voi in viaggio al polo nord, dove appunto la bomba nucleare non farà danni.

Quelli che “avevo solo i calzini bianchi, tutti gli altri erano a lavare” mancano di rispetto a voi che vi siete alzate dal letto un’ora prima per asciugare col phon l’unico completo intimo che ancora possedete in coordinato.

Quelli che “lavoro e famiglia sono i valori con cui mi hanno cresciuto”, salvo scoprire poi che quella che considera famiglia è in realtà la sua squadra di calcetto e quello che considera lavoro è fare il pr in discoteca.

Quelli che “amore ho sete, mi porti l’acqua”, invece di alzarsi e portarvela loro. In caso vogliate dar loro una speranza, alzatevi dal divano, riempite la bottiglietta di acqua fresca e versategliela tutta in testa. Se subito dopo sarete ancora vive, sono certa che il giorno dopo si presenterà con in regalo il nasone della piazzetta sotto casa.

Quelli che “dopo una serata con cena e dopo cena ti salutano sulla porta di casa e ti dicono ci sentiamo domani”, senza specificare a quale domani si riferiscano, tanto da esservi venuto in mente di affittare la macchina del tempo e iniziare a viaggiare nel futuro per capire quando si rifarà vivo.

Quelli che “ti lasciano a fare il chihuahua in macchina per non presentarti i suoi dopo due anni di convivenza” vanno denunciati non solo all’associazione per la difesa degli animali, ma anche alla polizia per le persone scomparse, perché da quel momento in poi dovrete dargli un calcio nel sedere così forte da farlo ruotare per anni attorno all’orbita terrestre.

Quelli che “devo partire per lavoro e non possiamo sentirci perché il cellulare non prende”. Si giustificano solo in caso gli spuntino seduta stante le orecchie a punta perché si sta imbarcando sulla navicella spaziale di star trek, dato che solo così potrete pensare di non esservi perse proprio niente.

Quelli che “ma hai frainteso, quella che bacio nella foto di facebook è un’amica di vecchia data”, cercate di non fargli invece fraintendere voi che quello che vi è venuto a trovare oggi è il fabbro che sta cambiando la serratura di casa.

Quelli che “vado a trovare mio zio in America perché è tanto malato” e poi scopri che anche le Bahamas fanno parte del continente americano e che lo zio malato ha solo la febbre del sabato sera.

Quelli che “se ti prendi un giorno di ferie andiamo al mare insieme” e scopri che “andare al mare”, significa andare a risistemare la sua casa al mare dopo che ci ha trascorso un weekend con gli amici a fare baldoria.

Quelli che “sei speciale, sei unica, come te non ho mai avuta nessuna (ovviamente dopo… cena e dopo cena), ma non possiamo stare insieme perché sei troppo per me”, ditegli che la pensate esattamente così, anzi che voi pensate esattamente che lui sia veramente troppo poco per voi.

E queste sono solo alcuni degli aneddoti che ci sono venuti in mente ieri sera. Ovviamente sono tutti veri e spero tanto possano esservi utili per capire il prima possibile quando scappare a gambe levate dai ragazzi che non vi meritano. In caso però vi capitino altre esperienze non sintetizzate in questo vademecum, l’ultimo consiglio che posso lasciarvi è la ricetta per riattivare i vostri neuroni e aguzzare la vista: il cornetto con la marmellata!
 CORNETTO CON LA MARMELLATA

Ingredienti per 12 cornetti:
500 gr FARINA 0
20 gr. LIEVITO DI BIRRA
250 gr. di LATTE
60 gr. di ZUCCHERO
3 cucchiai di OLIO DI SEMI
1 pizzico di SALE
2 UOVA
1 buccia di LIMONE grattugiata
1 cucchiaio di essenza di VANIGLIA
80 gr. di BURRO
1 cucchiaio di ACQUA
MARMELLATA

Preparazione: 
Mettete in una ciotola il lievito di birra sbriciolato, 1 cucchiaio di farina ed un cucchiaio di zucchero
Aggiungere il latte appena tiepido, amalgamare tutti gli ingredienti, coprire la ciotola con un pò di pellicola e lasciar riposare per 30 minuti
In un’ampia ciotola mettete la farina ,il restante zucchero, la buccia di limone grattugiata, l’essenza di vaniglia, fare un buco al centro e mettete il lievitino.
Iniziate ad impastare per far assorbire la farina quindi aggiungete le uova
Quando le uova saranno state completamente assorbite dall’impasto, aggiungete il sale e l’olio
Trasferire l’impasto su una spianatoia e impastare a lungo fino a quando la pasta è bella liscia
Mettete l’impasto dei cornetti in una ciotola, fare una croce al centro, coprire con la pellicola e far lievitare per 2 ore o fino al raddoppio
Suddividere l’impasto in otto palline dello stesso peso.
Con l’aiuto del matterello stendere 8 sfogliette.
Adagiare su un piano la prima sfoglia e pennellarla con il burro morbido, cospargere un pò di zucchero e sovrapporre la seconda sfoglia.
Di nuovo, pennellate con il burro, poi un pò di zucchero e ancora un’altra sfoglia
Continuate cos’ fino a sovrapporle tutte, sull’ottava sfoglia, l’ultima, non va messo nè burro nè zucchero.
Con il mattarello spianare le sfoglia ottenuta fino ad ottenere una sfoglia di circa mezzo cm. di spessore.
Tagliare la sfoglia ottenuta a spicchi, mettere la farcitura sulla base del triangolo, io ho messo la marmellata di arance e arrotolate formando i croissant.
Posizionate i cornetti ottenuti su una teglia da forno ricoperta di carta forno, coprite con un canovaccio e fate lievitare ancora per 1 ora,devono lievitare fino al raddoppio.
Pennellare i cornetti con l’uovo sbattuto mescolato con un cucchiaio di acqua. Cospargere con zucchero semolato.
Cuocere a 180° per 18/20 minuti.
Lasciar intiepidire i cornetti e servire.




Faccio tutto da sola