Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

mercoledì 12 febbraio 2014

TRA LE NUVOLE CON FRAGOLE E CHAMPAGNE

Ieri vi ho raccontato che con il tipo delle ciabatte rosa si naviga a vista e ho esplorato con voi il possibile significato del concetto, ma evidentemente la mia analisi ha fatto acqua (appunto!) da qualche parte. In effetti, ora che ci penso, mi sono soffermata ad analizzare la parola navigazione, tralasciando però la seconda parte altrettanto importante del concetto, ossia "a vista". Perché per navigare a vista, volendo appunto navigare, ci si dovrebbe anche vedere, giusto? E allora perché da quando il Pantofolaio Rosa ha tenuto a ribadire di navigare a vista, poi io non l'ho più visto? Devo dire che la cosa il primo giorno mi ha lasciata perplessa, ma già dal secondo ho capito meglio. Navigare a vista, infatti, evidentemente non significa come avevo pensato "vediamo come va", quanto piuttosto "vediamo come va, quando ci vediamo". E questo porta dritto dritto ad una delle primissime regole assimilate durante la ripetizione quotidiana della mia Bibbia, ossia che quando un ragazzo non ti chiama è perché non ti vuole sentire e quando un ragazzo non ti chiede di vederti è perché non ti vuole vedere. In sostanza, per dirla con le parole di Alex, il protagonista de La verità è che non gli piaci abbastanza, “quando un ragazzo si comporta come se non gliene fregasse un cazzo di te, non gliene frega un cazzo di te!" E la cosa mi pare anche con una sua logica inconfutabile, non trovate?
E così, rielaborata l'analisi del concetto della navigazione a vista, sono approdata anche ad un altro pezzettino di conoscenza di me, ossia che a me in effetti le barche, inutile nasconderselo, non sono mai piaciute!
A me piace l'aereo.
A me piace stare con la testa tra le nuvole e non galleggiare in mezzo all'oceano. A me piace volare alto con i pensieri e la fantasia e non ondeggiare tra le onde di chi fa il bello e il cattivo tempo. A me piace sentire la morsa allo stomaco che ti prende in fase di decollo, sentire le farfalle muoversi nella pancia per paura di volare, ma poi subito dopo accorgermi che un bel pilota di linea ha preso possesso del mezzo e mi ha portata in cielo senza neanche darmi il tempo di pensare di voler scendere. A me piacciono addirittura le turbolenze del volo, anzi le aspetto con ansia ad ogni partenza, perché una volta superate quelle, sono certa che la restante crociera sia un volo ad alta quota in cui per dessert servono fragole con champagne. E non desidero altro. Desidero prendere un aereo senza averlo prenotato prima, accomodarmi sulla poltrona per farmi condurre dal mio pilota in un località sconosciuta, gustare l'ansia della fase di decollo, guardare giù dal finestrino per vedere che ciò che ho lasciato a terra è ormai piccolo e lontano, essere sorpresa dalle turbolenze e sentire dentro la paura del pericolo di precipitare giù, per poi gioire del passaggio tra le nubi rivedendo spuntare il sole e a quel punto non desiderare altro che rimanere in volo per ancora molto tempo, sperando di non dover atterrare mai e cambiare ogni volta rotta verso una destinazione sempre nuova. Ecco, a me piace volare alto, ma inizio a pensare che questo possa continuare ad accadere solo nelle mie fantasie, in cui nulla è dato per scontato, in cui le giornate sono colme di emozioni sempre nuove e diverse, in cui c’è un pilota che guida al posto mio e che per me decide la meta più divertente, i tempi di crociera più consoni e i menu più gustosi.
Perché in fondo a me piacciono le storie a lieto fine, quelle in cui il protagonista ordina fragole con champagne da mangiare sdraiati su un tappeto persiano, che dopo una titubanza iniziale prenota un jet privato e porta lei in una località sconosciuta, che vince le sue paure scalando la vetta di un palazzo sgangherato di Sunset Boulevard per portarla con sé in cima ad un attico di Manhattan. E va bene che ho rubato la sceneggiatura al film d’amore più visto di tutti i tempi, ma in realtà è così che deve andare. La trama non è poi così tanto diversa in ogni storia d’amore. Il tutto si svolge nell’ambito di tre punti fondamentali: la fase di innamoramento, quella del rifiuto d’amore e quella in cui lui porta lei in cima ad una qualsiasi vetta, che sia di un hotel, di una casa o di un aereo ad alta quota. Il concetto è sempre quello: volare in alto, perché è così che ci si dovrebbe sentire, e non immersi in un liquido non meglio definito a galleggiare per non rischiare di affogare. E allora, dato che per ora di piloti di linea non ne vedo neanche uno all’orizzonte, spero almeno che le piogge di questi giorni stiano fertilizzando adeguatamente il mio terreno per poter presto raccogliere le mie fragole. L’estate è vicina e si sa che è quella la stagione per prendere un aereo che ci porti lontano e anche molto in alto.

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