Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

martedì 18 febbraio 2014

THE END CON I CALIFORNIA ROLLS

Come l’altra volta, anche quest’oggi devo apportare un’errata corrige al post precedente, perché il Pantofolaio Rosa nel tardissimo pomeriggio di ieri sera ha chiamato, come fosse la cosa più naturale del mondo, per andare a cena al ristorante giapponese sotto casa mia. 
Non ho capito. “Ieri a pranzo non avevi fame e oggi improvvisamente ti si è riaperta una voragine?” Ed era questo che avrei voluto dire quando mi è uscito un mugugno del tipo “mmm…” , però purtroppo lui non lo ha interpretato bene e così ieri sera ci siamo rivisti. Per parlare, ovviamente. Parlare di nuovo e ininterrottamente delle due posizioni così differenti e così distanti di quello che sentiamo di voler vivere tra di noi. E anche questa volta, alla fine, abbiamo di nuovo deciso che la nostra storia dovesse finire là. Del resto, ormai, la soddisfazione di vederlo con indosso le scarpe al posto delle pantofole rosa l’avevo avuta, cosa altro avrei potuto desiderare?
Però devo dire che anche questa ennesima volta ha avuto il suo perché. Per cominciare, per esempio, ieri ho appreso che il giorno in cui ci siamo conosciuti era di venerdì 17. Cioè, in pratica, per capire in anticipo che questa storia sarebbe andata male, sarebbe bastato prestare solo un po’ più d’attenzione al giorno in questione. Che poi, ora che ci penso, io continuo a chiamare quello che c’è stato tra me e il Pantofolaio Rosa, una storia. Ma chi l’ha detto? Perché questa è una delle cose che ho imparato da questa “storia”, ossia che ci sono molti modi per capire che la cosa non va e non andrà. Oltre al giorno di inizio, per esempio, c’è anche la fatidica frase: “Non diamoci una definizione”. Allora, che significa? Perché non è che per me darci una definizione sia una questione etica o morale, ma giusto un tantino necessaria per capire bene il seminato sul quale posso muovermi e i paletti che non posso valicare. Basta saperli, magari anche condividerli, ma intanto sarebbe qualcosa, no? Ed è in queste circostanze che rimpiango i tempi delle elementari in cui il compagno di banco ci passava il fogliettino lasciatogli da un altro compagno di scuola, ma di una classe differente, in cui sopra c’era scritto “Ti vuoi fidanzare con me?”, seguito da tre opzioni di risposta tra si, no e forse.
E in tal caso, a me sarebbe bastato anche poter fargli barrare l’opzioni “forse”, perchè almeno sarebbe servita per rendere chiara una titubanza, ma così senza darci una definizione non si rende chiaro il concetto e io non riesco proprio a capire cosa spaventi tanto della chiarezza. Rispondere sì non significa mica correre in gioielleria per comprare l’anello di fidanzamento (anche perché in tal caso dovrebbe anche comprare un ovetto Kinder per metterlo dentro la sorpresa e farsi dare le chiavi dell’Olimpico!) e non significa neppure incastrarsi da qui ad un altro bel po’ di tempo. Significa solo esporre le proprie intenzione, escludere intanto la posizione dei trombamici, poi magari anche quella degli amici soltanto e a quel punto forse pensare ad una frequentazione, che implica solo la voglia di stare insieme e la curiosità di conoscersi più a fondo. Ed è forse questo il punto cruciale del non voler dare una definizione, l’escludere così di fatto il sentirsi in obbligo di conoscermi di più, magari durante un pranzo domenicale tra amici, invece che su un divano come tutte le notti. Che poi, forse a questa conclusione ci sarei anche potuta arrivare con il già ampiamente sviscerato concetto del navigare a vista, ma lì per lì evidentemente mi sono lasciata prendere dall’emozione del fatto che pur sempre di una partenza si stava trattando e allora non ci ho fatto caso. Ma poi è arrivata un altro segnale che invece non ho potuto fare a meno di cogliere, un’altra perla di maestria per svincolarsi da qualsiasi tipo di legame: “se solo fossi arrivata due mesi fa, o tra tre mesi”. Eh? Scusami tanto, fammi capire. Ma perché pensi veramente che sarebbe cambiato qualcosa? E allora eccolo lì a dilungarsi sulle ferite inferte e ancora aperte che gli hanno lasciato le relazioni precedenti, in cui magicamente si racconta come il più galante dei corteggiatori, che però ha deciso di smettere con questo cavolo di vizio dei fiori, cioccolatini e quanto altro possa far denotare un suo interesse. E la spiegazione sarebbe anche filata se non fosse che le ferite inferte risalgono a due anni fa e non a due mesi fa. Ma la risposta a quel punto immagino si sarebbe arrampicata su qualche specchio che non ho voluto sentir graffiare e ho finito lì di tormentarlo. Del resto ormai era notte e da lì a poco ci saremmo salutati, per la terza volta, ma in maniera definitiva.
E così oggi scrivo la parole “The End” a questa non meglio definita “storia”, che se fosse arrivata due mesi prima avrebbe sicuramente avuto un altro risvolto (!), ma che per sfortuna invece è iniziata di venerdi 17 (ed è per questo che non è andata!), che sempre di 17 ha avuto termine e che probabilmente non mi farà toccare più un california rolls per un altro po’ di tempo, a meno che non arrivi presto qualcuno che sappia usare le bacchette!

CALIFORNIA ROLLS

Ingredienti:
Un foglio di ALGA NORI
POLPA DI GRANCHIO (o surimi)
AVOCADO
PHILADELPHIA
SEMI DI SESAMO

Preparazione:
1) Ricoprite la vostra stuoietta per sushi con della pellicola per alimenti. In questo modo impedirete al riso di infilarsi tra il bambù.

2) Posizionate l'alga sulla stuoia con il lato lucido rivolto verso il basso.

3) Versate dell'acqua in un contenitore e usatela per inumidirvi le dita. Questo piccolo accorgimento farà si che il riso si attacchi all'alga e non alle vostre mani.

4) Prendete una piccola manciata di riso e stendetela con cura sull'alga, ricoprendola completamente, fino a formare un sottile strato. Fate attenzione a non pressare eccessivamente il riso durante questa operazione, rischiereste di spappolarlo.

5) Girate sottosopra la vostra creazione, ora l'alga lucida si troverà di fronte a voi e il riso sarà a contatto con la stuoia.

6) Create delle striscioline con il vostro avocado e posizionatele delicatamente al centro dell'alga creando una linea orizzontale. Normalmente saranno necessari 2 o 3 striscioline di avocado.

7) Stendete uno strato sottile di maionese sopra o accanto all'avocado. Usate una maionese in tubetto, l'operazione sarà più semplice e il risultato più preciso.

8) Aggiungete la polpa di granchio posizionandola sulla maionese. Durante queste operazioni cercate di essere ordinati (e pazienti), il vostro roll si creerà con facilità.

9) Avvicinate a voi la stuoia e iniziate ad arrotolare il roll dal basso verso l'alto.State attenti a non schiacciarlo troppo, per evitare di rovinare gli ingredienti all'interno e di avere sgradite fuoriuscite laterali, assicuratevi comunque di compattarlo bene e di dargli una forma regolare.

10) Con un coltello ben affilato tagliate il vostro rotolo a metà. Affiancate in modo preciso le due parti e tagliatele in tre, cercate di ricavare 6 rolls identici tra loro.


11) Impiattate i California rolls, disponendoli orizzontalmente permetterete ai vostri ospiti di ammirare la vostra colorata ed invitante creazione.

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