Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

lunedì 10 febbraio 2014

PEZZI DI PUZZLE - HAMBURGER ALLUCINOGENI

Paura. In definitiva, si chiama così. Sapete quella morsa allo stomaco mista ad uno stato di nichilismo che vi aggancia alla poltrona, nemmeno stesse su un boing 747 in piena fase di atterraggio di emergenza? Ecco, questo è ciò che mi accade ogni volta che mi soffermo ad analizzare i miei ultimi 15 giorni. In sostanza, la reale motivazione per la quale con il tipo dalle pantofole rosa mi sono comportata come una pazza furiosa, anzi no, come una psicotica con l'umore altalenante e le idee a dir poco volubili, è che soffro di attacchi di panico. Ma brutti, di quelli che sei conscia di stare a viverti e che però non puoi fare a meno di farlo. Più mi dico di stare calma e più mi dico che se mi dico che devo stare calma c'è dentro di me qualcosa per cui non dovrei esserlo. Ecco, ci sto ricadendo. Vedete? E' impossibile farne a meno. Quando ci penso smetto di respirare e entro nel panico. E la cosa più esilarante è che l'unico modo per farmeli passare è quando il tipo dalle ciabatte rosa mi parla. E' come se in un certo qual modo riuscisse ad entrare nella mia testa per spazzare via tutti quei pensieri inutili che me la ingolfano. La sua voce mi placa. Le sue spiegazioni mi fanno sembrare inutili la mia infinità di domande. La sua sicurezza mi fa fidare di lui. Quindi, ora che ci penso bene, oltre a soffrire di una personalità psicotica e disturbata, in questo momento sto soffrendo anche della sindrome di Stoccolma, ossia quando la vittima (tengo a specificare che nel caso in questione la vittima sarei io, anche solo per il fatto che frequenti qualcuno con le ciabatte rosa!) prova sentimenti positivi verso il proprio carnefice (appunto uno che indossa ciabatte rosa sarebbe il colpevole scontato di qualsiasi puntata della signora in giallo). 
Va così: io entro nel panico, inizio a scalciare, a dire che è meglio troncarla qua, che ci sono cose indiscutibile sulle quali a breve ci scontreremo, del tipo tu vivi di notte, io vivo di giorno; tu fai la vita del ventenne, io della sessantenne; tu sei arrivato proprio nel momento in cui mi sono resa conto che da sola sto bene, però per favore resta ancora un altro po' qua con me; tu hai invaso i miei spazi e i miei pensieri, mentre prima ero così felice di dover pensare solo a fare la lavatrice e a cosa trasmette stasera La5; tu sei così sicuro di te, io non so nemmeno cosa mi mangerò stasera a cena, anzi sì, gli hamburger ancora congelati, mentre tu mi prepari i risotti. Tutto questo fino a quando non arriva lui, che si dichiara arrabbiato pur continuando ad avere la voce da doppiatore, manco fosse Luca Ward, e che con tutta la calma di questo mondo mi smonta pezzo per pezzo tutte le mie idee. Più o meno gioca con i miei pensieri come fossero un puzzle fatto male da un bambino di 5 anni. Si siede sul divano, si china sul tavolino, prima guarda bene la composizione strampalata che ne ho fatto del nostro puzzle, poi ad uno ad uno prende un pezzetto alla volta, lo gira tra le mani e lo riposiziona al posto giusto. E fino a quando lui è seduto accanto a me sul divano, il puzzle sembra armonioso e lineare anche a me, tanto da riuscire a vederne anche una figura sensata. Ma non si può vivere sul divano di casa per sempre e così quando lui esce, corro al freezer a tirare fuori gli hamburger congelati, rivesto subito i miei panni da squinternata single che non ha orari per mangiare e prende decisioni in base all'umore del momento. Una volta sazia, poi torno al puzzle, lo riguardo attentamente e magicamente non ha più senso. Niente. Tutti i pezzi sono saltati e non si vede più la figura armoniosa che mi aveva mostrato lui poco prima.
A questo punto dovrei iniziare a pensare che i miei hamburger siano allucinogeni, o che le ciabatte rosa rendano magico il tocco del tipo. Delle due una, ma per scoprirlo dovrei buttare le mie ciabatte rosa per non fargliele più trovare e andare a mangiare gli hamburger da un'altra parte. In entrambi i casi, però, significherebbe dover abbandonare questo divano e uscire fuori da questa casa, ma come vi ho già detto, io vivo di giorno e lui di notte e così, dopo quest'ultima passata sul divano ad aggiustare il puzzle, abbiamo deciso di smontarlo definitivamente e di comprarci ciascuno per proprio conto un quadro già bello e fatto e magari con un senso subito chiaro alla prima occhiata.
E così rieccomi di nuovo qua a mangiare i miei hamburger congelati con la reale proprietaria delle ciabatte rosa (la Runci, che domande!). E proprio con lei ora stiamo confutando l’ipotesi allucinogena delle ciabatte e degli hamburger, perché quello che stiamo disegnando insieme, sarà pure un quadro astratto e strampalato, ma per noi ha il suo senso logico delle cose: io non c’ho che lei, lei non c’ha che me! Oddio, forse lei qualcun altro l’ha trovato, ma questa è un’altra storia con tutt’altra ricetta, che però prometto di raccontarvi presto!

HAMBURGER

Ingredienti

100 g di carne macinata di VITELLO
2 fette di SOTTILETTE

Preparazione:

1) lasciare ammorbidire le due fette di pane raffermo nel latte
2) una volta ammorbidite, strizzatele e ponetele in una terrina capiente
3) aggiungere nella terrina la carne macinata , il parmigiano, un po’ di sale e pepe
4) iniziate ad amalgamare il tutto e poi rompere un uovo sopra
5) a questo punto iniziate ad impastare con le mani il composto, finché non risulti liscio ed omogeneo
6) ora è possibile creare con le mani la forma del classico hamburger
7) scaldare a fiamma vivace una padella antiaderente e riporvi gli hamburger
8) una volta cotti, stendere sopra all’ultimo momento una sottiletta fino al suo scioglimento

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