Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

martedì 11 febbraio 2014

NAVIGAZIONE A VISTA - BISCOTTI FATTI IN CASA

“Navighiamo a vista”
Di nuovo, lo ha detto di nuovo.
Ma che vorrà dire poi… Voglio dire, io navigo su internet e, in genere, lo faccio perché devo cercare qualcosa e, sempre in genere, quel qualcosa so anche bene cosa sia. Quindi, per un semplice sillogismo, quando navigo è per cercare qualcosa che so di voler trovare.
Poi conosco anche un altro modo di navigare, ossia sulle navi, e in genere anche lì si naviga per uno scopo ben preciso: partire da un punto dato e arrivare ad un altro punto altrettanto dato. Quindi, sempre per il sillogismo di cui sopra, quando le persone navigano lo fanno per arrivare ad una meta.
Ma “navigare a vista”, allora, che significa? 
“Intanto inizia a muoverti che nel frattempo decidiamo il punto d’arrivo e capiamo cosa voler cercare?” E no, cavolo! Così rischio di sprecare tempo, nonché fatica, per fare girotondo intorno a me stessa per lungo tempo e senza nemmeno sapere perché. Ora, va bene che anche il Titanic è riuscito a naufragare, portando a picco con sé la storia d’amore più bella di tutti i tempi e anche un ciondolo da milioni di dollari, ma anche il Titanic quando è partito sapeva dove stava andando e si era anche preparato alle peggiori delle tempeste, caricando a bordo scialuppe d’emergenza e salvagenti. Navigare a vista, invece, vuol dire non prepararsi a nulla, partire senza sapere dove arrivare, non calcolare la rotta e nemmeno le probabilità di insuccesso. E questo significa un insuccesso assicurato. Significa appunto beccare in pieno un iceberg senza alcuna possibilità di salvarsi. E si sa che io a beccare in pieno gli iceberg sono una specialista. Mi hanno praticamente dotato alla nascita di radar “individua iceberg”, dimenticandosi però di fornirmi anche di un marchingengno rompighiaccio. E allora, non è che io sia contraria alla navigazione, arrivo per fino a dire che il viaggio da un punto ad un altro mi piace anche molto, ma cavolo almeno che mi si impostino nel software del cervello le coordinate geografiche! E se non quelle, almeno colui che ha deciso di farmi navigare a vista mi mostri la stella polare, che va bene che è visibile solo di notte, ma infatti quello è il momento in cui possiamo vederci! 
Ora, io lo so che “navigare a vista” è una cosa normale e naturale quando due persone si iniziano a frequentare. Quello che però non mi sembra così naturale è il fatto di doverselo dire, o mi sbaglio? Ed è forse proprio questa la cosa che mi mette ansia. Non è tanto il dover navigare, tanto si sa che gli iceberg non stanno vicino alla riva e quindi corro poco pericolo di colare a picco sbattendoci contro, ma allora perché doverlo ribadire? E soprattutto, perché doverlo dire in una telefonata, a seguito di un’incomprensione che ci ha fatto perdere i contatti per un giorno? Perché fosse stato detto dopo una giornata trascorsa insieme, avrei anche potuto iniziare a sognare che lo avesse ribadito più a se stesso che a me, sentendosi maggiormente coinvolto ma ancora incerto sul lasciare la costa.  Ma invece no, lo ha ripetuto durante una normale conversazione tra due che sono rimasti in buoni rapporti, dopo aver deciso di provare a salire sulla nave e subito dopo di scendere prima di iniziare la navigazione. In sostanza, quello che mi lascia perplessa è il significato celato del “vorrei ma non posso” dietro quel “navighiamo a vista”. Come se mi volesse dire che lui a navigare potrebbe anche essere intenzionato, ma anche lui, come me, sa già che questa barca affonderà molto presto. E allora, mi chiedo, perché entrambi continuiamo a scrutarci dall’una all’altra sponda della costa in attesa che uno dei due decida di salire a bordo per primo? Che anche il tipo dalle pantofole rosa abbia paura di bagnarsi i piedini? E chissà se non era proprio a questo che pensava ieri sera, mentre mi scriveva che stava facendosi il caffè latte con i biscotti, insegnandomi un dialetto strampalato e sostenendo di essere il migliore dei maestri. Perché in caso, avviso tutti i naviganti, che io come allieva sono bravissima e potrei anche superare il maestro, imparando in fretta ad osservare i passi che hanno intenzione di fare le pantofole rosa prima di decidere di salire sulla barca, ma per navigare e basta, e non per navigare a vista. E dato che in fase d’osservazione inizio ad assimilare le prime nozioni impartite dal mio maestro, tramando a voi quello che ho imparato, ossia che non sempre è utile giocare d’attacco, anzi in questo caso mi limito al gioco di rimessa, concedendomi anch’io un buon caffelatte con biscotti fatti in casa, che sono certa saranno più buoni di quelli preparati dal suo pasticcere.

BISCOTTI FATTI IN CASA

Ingredienti: 
500 g di FARINA
110 g di BURRO
100 g di ZUCCHERO
3 UOVA
1 bustina di LIEVITO,
1 pizzico di SALE,
qualche cucchiaio di LATTE (se l’impasto risultasse troppo duro da lavorare)

Preparazione: 
1) in un recipiente unite tutti gli ingredienti e il burro sciolto (senza farlo friggere).
2) lavorare l’impasto fino a che non diventi omogeneo
3) stendere la pasta fino ad uno spessore di circa 5 millimetri
4) a questo punto potrete sbizzarrirvi a dare ai biscotti la forma che volete
5) MetteRe in forno già caldo a 180° per 10-15 minuti, finché non vedrete i biscotti diventare dorati

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