Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

lunedì 17 febbraio 2014

LA VERITA' E' CHE... PASTA E PATATE

E’ colpa di Julia Roberts, ma anche di Sandra Bullock, Drew Berrymore, Martine Mc Cutcheon, per non parlare poi di Ginnifer Goodwin che è arrivata quando già ero grande per ribadire che se le cose vanno, vanno esattamente come è capitato a lei.
Colpa di cosa? Ve lo spiego subito.
Partiamo dal lontano 1990, quando nelle ragazze italiane il “sogno americano” si reincarna sotto forma d’amore e veste i panni di una giovane prostituta. Lei, Julia Roberts appunto, dopo solo cinque giorni da favola trascorsi col più galante dei cavalieri, chiede a lui qualcosa di più di soldi sul comodino e una dependance in pieno centro di Los Angeles, ossia soldi sul comodino e una casa un tantino più grande per starci comodamente in due. Lui le nega la casa in due, ma rilancia con più soldi e vestiti eleganti; lei si indigna e a quel punto lascia i soldi, tiene i vestiti e scappa via. Due ore dopo lui già si sente dilaniato dalla sua mancanza e la rincorre in limousine, scala tre piani nel vuoto superando così le sue vertigini, dimostrando a lei che una volta superata anche quella paura, può superare anche quella di amare.
E questo accadeva quando io avevo solo 8 anni ed ero follemente innamorata del più bel bambino del quartiere, che invece era innamorato solo del pallone. E a 8 anni non stai lì a chiederti se il sogno americano poi possa tramutarsi in realtà. Ci credi e basta. E così ci ho creduto, ho bucato il pallone di Massimo, lui si è arrabbiato, abbiamo litigato e io sono scappata, proprio al terzo piano come aveva fatto la mia omonima americana. Mi sono nascosta dietro la colonna del mio balcone e ho aspettato le stesse due ore per vedere se anche Massimo iniziasse a dilaniarsi per la mia mancanza. Poi mi sono ricordata che il mio palazzo non era dotato di scale antincendio su cui arrampicarsi e così sono scesa di sotto con l’ascensore, ma l’ho trovato al solito campetto a giocare con una pallone nuovo di zecca.
Ecco, questa è esattamente la differenza di come vanno le cose sul grande schermo e quelle che vanno in onda nella nostra vita reale. O meglio nella mia.
Perché oltre che con Massimo, la cosa è successa di nuovo anche con il Pantofolaio Rosa. Nell’ultimo post vi avevo detto di non averlo più visto, ma così non è andata. La sera stessa del post in questione, il Pantofolaio Rosa si è presentato a casa mia, senza invito o preavviso. Come sempre del resto, perché come dice Marianna “sei tu che gli hai permesso certe libertà, ora cosa pretendi?” Bella domanda, perché se non fosse stato per Julia Roberts, io magari al telefono alle 5,30 del mattino non avrei risposto, perché non avrei avuto la speranza che lui avesse qualcosa da dirmi. Del resto avevamo chiuso e mi aveva detto di non poter fingere sensazioni che non provava. Ma questo lo aveva detto anche Richard Gere, o Alex a Gigi, e poi però loro qualcosa da dire lo hanno comunque trovato, una robetta da poco, tipo dichiarare il loro amore. Ora che ci penso, però, loro non hanno mai indossato delle ciabatte rosa e in effetti avevano le scarpe perché gli capitava di uscire di casa!
E così, come era prevedibile dal mio copione, scena finale dell’ultimo atto ha visto il mio salotto e il mio divano come solita scenografia, in cui si è ripetuta la stessa scena della volta precedente. Io che chiedo cosa siamo e lui che non risponde. Io che chiedo cosa sente e lui che non risponde. Io che chiedo di vivermi nella quotidianità rimanendo a pranzo e lui che si chiude la porta dietro. E in nessun film lui si chiude la porta dietro. E’ lei che se ne va per essere rincorsa.
Per fortuna, però, un’altra cosa nella mia vita non va come nei film. Io non mi sono lasciata cadere sul divano, perché avevo un pranzo da preparare e degli amici da accogliere. E per fortuna che esistono loro, perché giusto il tempo di dare un’ultima girata alla pasta e patate che casa è stata invasa da allegria e da persone che invece almeno il menu lo fanno decidere a me. E così, eccomi di nuovo qua, a riprendere possesso della mia cucina, ad utilizzare di nuovo le mie padelle, a decidere quando e chi invitare a casa mia e a scegliere se passare o meno la domenica su questo solito divano. E ho scelto esattamente quello che lui sceglieva anche per me, ma stavolta almeno l’ho scelto io.

PASTA E PATATE ---->       http://www.facciotuttodasola.com/2011/04/martedi-pasta-e-patate.html


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