Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

lunedì 7 ottobre 2013

LA MIA LAZIALITA' - SPAGHETTI CON LE TELLINE

Ho iniziato ad andare allo stadio con mio padre, mio zio, mio cugino e mio nonno all'età di tre anni, perché papà avrebbe tanto voluto un maschietto e anche quando ha visto il braccialetto rosa nella nursery non si è arreso. I miei primi ricordi però risalgono ai tempi di Riedle e Ruben Sosa durante una noiosissima partita Lazio - Bari finita 0 a 0. Alle elementari e per tutti gli anni delle medie sono stata pazzamente innamorata di Beppe Signori e dei suoi rigori, ma ammetto che anche Casiraghi con i suoi stacchi di testa non mi dispiaceva per niente. Forse il mio folle innamoramento era dovuto al fatto di vederli abbastanza alla mia portata, dato che avevo due poster formato grandezza naturale e con un semplice saltello riuscivo a baciarli entrambi sulla bocca. Poco più tardi  è arrivato Paul Gascoigne con le sue bravate dentro e fuori dal campo e a causa sua ho iniziato a sognare la curva nord, incantata dai suoi cori e dai suoi striscioni. 
Così, appena ho raggiunto i 18 anni, di nascosto da tutti mi sono abbonata lì, abbandonando la Tevere con gli amici più snob e il divano di papà. Si sono così seguiti un po’ di anni di pazzia post-adolescenziale, di trasferte imbucata nei pullman degli Irriducibili e di una manganellata a Firenze che, se ci penso, ancora mi fa male (mamma e papà state tranquilli. Come vedete sono cresciuta ugualmente bene, anche se ogni tanto il cervello ancora si inceppa, ma dicono che passerà!). Ho tuttora una tartaruga di terra che si chiama Nesta, anche se il nome che avevo scelto era Alessandro credendo fosse maschio. Poi c'è stato l'anno dei 4 derby vinti contro la Roma, lo scudetto e la Coppia Italia di Cragnotti ed Eriksson, il derby del braccio teso di Di Canio sotto la Sud per il quale mi sono ritrovata a cavacecio ad un ragazzo venti file più in basso e finalmente il ritorno di papà allo stadio.
Ed è proprio di papà che voglio parlarvi, ma anche della lazialità che mi ha trasmesso, e soprattutto della sua preoccupazione di arrivare tardi, tanto che è ormai diventato un vezzo pubblicare ogni domenica una foto di me e lui con lo stadio vuoto.
La domenica di mio padre funziona così: alle 10 mi chiama e mi dice che secondo lui lo stadio sarà così gremito di gente che mi passerà a prendere a mezzogiorno se giochiamo alle 3. Per non parlare quando giochiamo di sera, che in genere significa giocare con le squadre più importanti, e quindi l'orario equivale a circa 4 ore prima dell'incontro. E tutto ciò avrebbe senso se io abitassi a Frosinone e a lui toccasse venirmi a prendere fino a là, ma io abito esattamente sopra lo stadio. Si tratta veramente di fare una discesa di curve, detta anche k2, e parcheggiare al piazzale antistante lo stadio. In sostanza, noi arriviamo allo stadio quando i giocatori della squadra ospite devono ancora partire dalla loro città, quando i giornalisti sportivi stanno ancora chiedendosi quale sarà la formazione in campo (che detto tra noi, alcuni ci andrebbero più vicini se usassero il pendolino di Biscardi, piuttosto che sforzarsi di racimolare informazioni di qua e di là), quando anche gli steward dello stadio devono capire quale sia la chiave per aprire i cancelli, tanto da chiedere aiuto a noi.
Ma io lo amo anche per questo e se anche lo prendo in giro ogni volta, poi alla fine cedo e mi lascio venire a prendere all'orario che preferisce. Anche perché, in realtà, gli spalti vuoti e il brusio di passi che si fanno sempre più copiosi mi fanno tornare indietro col tempo.
A quando per farmi stare buona portava con se le carte e in attesa del fischio d'inizio giocavamo a scopa e a scala quaranta. A quando mi svegliava la mattina all'alba per accompagnarmi all'asilo, facendomi trovare il latte nero nero di nesquik, il soldino della mulino bianco, che all'epoca era ancora di forma quadrata, e la tv accesa su rete quatto per vedere Ciao Ciao. 
A quando per vestirmi si sedeva sul water, mi incastrava tra le sue gambe e mi infilava la canottierina ai lati delle mutande per non farmi scoprire i reni. 
A quando, per non farmi addormentare la mattina durante il tragitto in macchina Ostia-Roma, facevamo il gioco dei taxi ideato da lui (chi vedeva per primo un taxi guadagnava un punto e quelli bianchi, all'epoca rari, ne valevano due).
Lo so, sono stata una bambina fortunata: ho avuto un padre d'eccezione. E lo sono tuttora. 
Sono una donna fortunata e per questo non vedo l'ora che, alla prossima partita di campionato in casa, potrò non arrivare allo stadio con così tanto anticipo, perché quando si presenterà a casa mia a mezzogiorno troverà pronta in tavola la nostra pasta preferita, quella che mi faceva lui quando eravamo soli a casa: gli spaghetti con le telline! E ora capite perché ho fatto la cucina tutta biancoceleste? Per farlo sentire allo stadio e fargli credere di essere già seduto sugli spalti senza dover arrivare tre ore prima!


SPAGHETTI CON LE TELLINE

Ingredienti per 4 persone:
  • 500 g di TELLINE
  • 300 g di SPAGHETTI
  • 2 spicchi d'AGLIO
  • PEPERONCINO
  • PREZZEMOLO
  • OLIO
  • SALE
  • qualche POMODIRINO PACHINO
Preparazione:
  1. per prima cosa mettere a bagno in acqau salata (se del mare ancora meglio) le telline per almeno due ore affinchè rilascino tutta la sabbia
  2. in una padella mettere a soffriggere nell'olio aglio in camicia, qualche foglia di prezzemolo sminuzzata a mano, un pò di peperoncino
  3. appena il soffritto è pronto e l'olio caldo, aggiungere le telline sciacquate e 5-6 pachino tagliati a metà (servono solo per dare un pò di colore) e un pò di sale (in caso ne occorra)
  4. chiudere con un coperchio e far aprire le telline (ci vorrano circa 10 minuti)
  5. nel frattempo mettere a bollire l'acqua per la pasta
  6. quando tutte le telline saranno aperte (quelle chiuse non mangiatele, mi raccomando!) e buttare la pasta e scolarla molto al dente
  7. scolare gli spaghetti, mantenendo un pò d'acqua di cottura, e versarli direttamente nella padella delle telline
  8. mantecare fino ad esaurimento dell'acqua, creando così un condimento denso
  9. servire subito con una spolverata di prezzemolo tritato

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