Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

lunedì 21 ottobre 2013

THE ADDAMS FAMILY CON LA LASAGNA
Print

Disgraziatamente quest'anno mia zia ha avuto la malaugurata sorte di festeggiare il suo 65° compleanno proprio il giorno di Atalanta - Lazio. L’appuntamento era alle ore 12, perché a casa mia (la casa in questione nella fattispecie era di zia, ma nella nostra famiglia non si usa distinguere di chi sia la casa) non basta arrivare a cinque minuti dal fischio di inizio: prima bisogna fare l'analisi del pre-partita per scandagliare bene la classifica, discutere sui se e i ma in caso di vittoria, pareggio e sconfitta, esaminare il morale dei giocatori e concludere alla fine che... Eccoci tutti qua.
Per un motivo o per un altro la famiglia è di nuovo radunata intorno ad una tavola imbandita, anche se oggi abbiamo pranzato con circa due ore di ritardo rispetto al solito, a causa appunto del match di campionato. Match terminato con una sonora sconfitta, ma una volta che zia ha messo al centro della tavolata la sua famigerata lasagna (quella che a Natale deve custodirmi dalle grinfie dei cugini) già avevamo dimenticato il risultato, tanto che mio cugino è tornato a sfornare le sue battute, papà ha ripreso a seguire le conversazioni di famiglia, ovviamente sempre a tratti dato che l'orecchio buono era comunque teso ai risultati degli altri campi, e zio ha ricominciato a dedicarsi alla sua attività preferita: mettere e togliere piatti dalla tavola. Perché la nostra è una famiglia un po' particolare. 
Non ce n'è uno che assomigli all'altro e tutti ci caratterizziamo per qualcosa di unico: papà è come una sorta di tutto fare sempre pronto ad accorrere in aiuto di tutti con la sua valigetta degli attrezzi; Mariagrazia, sua moglie, ha il compito invece di redarguirlo quando da quella valigetta fa spuntare fuori i suoi consigli e le sue domande da curiosone; zio Giorgio è il pacato di casa, quello che riesce ad abbassare la media dei decibel emessi tra le mura domestiche quando siamo tutti riuniti, e anche quello più ordinato, tanto che ogni volta dobbiamo stare attenti a non farci sfilare il piatto da sotto il naso se decidiamo di prendere una pausa tra una forchettata e l'altra; zia Anna, la festeggiata di oggi, è il filo conduttore di tutti noi, perché aggiorna in tempo reale tutti i componenti della famiglia sui fatti accaduti a ciascuno, anche quando le si chiede di tenere il segreto. E sì, perché i segreti nella nostra famiglia non si riescono a tenere tali neanche per mezz'ora. Appena una cosa esce dalla bocca di qualcuno è praticamente certo che nell'arco di due giorni la notizia arrivi anche a nonna Lina, la capofamiglia per eccellenza, che a quel punto alza la cornetta ed esclama: "senti un pò, ma è vero che..." E quando la telefonata inizia così, è inutile che le si provi a dire di avere tanto da fare. Bisogna lasciar stare quello che si sta facendo, sedersi sul divano e accendersi una sigaretta, perché almeno per un'oretta si deve sviscerare a fondo il pettegolezzo, giusto il tempo di trovare il lato positivo della faccenda e farla diventare un altro aneddoto da raccontare al prossimo Natale!
Ed è a Natale che mio cugino Roberto da il meglio di sé, come quando alla tenera età di dodici anni ha commentato “e se sente!” il regalo che mia madre aveva fatto alla famiglia: una foto di me appena nata con su scritto “quest’anno ci sono anch’io”.
Come accade in ogni coppia che si rispetti, se a mio cugino tocca il ruolo del poliziotto buono, a Serena, sua moglie, spetta quello del poliziotto cattivo, che - devo dire - interpreta alla perfezione con calci sotto il tavolo, o occhiate esplicite, per placare Roberto quando il tono di voce arriva a sfidare gli acuti pavarottiani, o quando si esibisce in imitazioni riuscitissime della sorella. Per fortuna, Sivlia, la sorella appunto, negli anni ha imparato a non offendersi, tanto che ora ci si fa una bella risata sopra, che ovviamente lui imita un istante dopo! E la risata non è l’unica cosa che ho in comune con mia cugina, perché è vero che siamo completamente differenti, ma sempre più spesso ci capita di rivedere nell’altra scelte, atteggiamenti e situazioni che entrambe pensavamo non potessimo mai vivere nella stessa maniera. In effetti, i cromosomi non sono acqua e io dovrei iniziare ad ammettere che quando le dico che è pesante per qualcosa che ha scritto su facebook, o per una risposta che ha dato a qualcuno, in realtà lo sto dicendo a me stessa, dato che facciamo le stesse cose!
La famiglia nel senso stretto, in pratica, sarebbe finita qua, ma come vi ho detto noi siamo una famiglia un po’ particolare, una famiglia allargata, anzi no, una famiglia con le braccia allargate, nel senso di tese ad abbracciare chiunque ci voglia bene. Sul serio! Ed è per questo che siamo tanti, perché quando allarghiamo queste braccia non possiamo non includere Domenico, il migliore amico di mio cugino e sua degna spalla di comicità; la mia amica Runci, di cui oggi non mi dilungo a parlare perché basta scorrere tutti i miei post per scoprire che ruolo ha nella mia vita; mia madre, che se anche si è lasciata con mio padre da quasi 28 anni, ha continuato ad essere parte integrante della vita e dei cuori di tutta quest’altra parte di famiglia e con lei anche Aldo, suo marito, e con lui anche Giulia e Luca, i miei fratelli, figli di Aldo. E di persone che fanno parte della mia famiglia ce ne sono anche molte altre, perché se c’è una cosa che ho imparato proprio dalla mia famiglia “allargata”, è che per essere considerata tale c’è bisogno di poche cose, ma quelle essenziali: amore e un forno abbastanza grande per sfornare una lasagna che sazi chiunque la voglia condividere con noi.


LASAGNA AL FORNO

Ingredienti per 8 persone:
  • 500 gr di LASAGNE
  • 1200 ml di PASSATA DI POMODORO
  • 3 SALSICCE
  • 500 gr di CARNE MACINATA di vitello
  • 300 gr di CARNE MACINATA di maiale
  • 250 gr di BESCIAMELLA
  • 500 gr di MOZZARELLA
  • 200 gr di PARMIGIANO
  • SALE
  • OLIO extravergine
  • 3 CAROTE
  • 2 CIPOLLE BIANCHE
  • 2-3 coste di SEDANO
  • 1 bicc. di VINO BIANCO
  • 2-3 foglie di ALLORO
Preparazione:

1. Preparate le lasagne con la pasta fatta in casa o compratele già pronte in un buon negozio di pasta fresca.

2. In una pentola molto capiente preparare un soffritto di cipolle, carote, sedano con olio di olvia extravergine.

In questo caso ho preferito tritare con il mixer tutti gli aromi, ma se preferite potete mettere il tutto a soffriggere in pezzi abbastanza grandi da poterli successivamente toglierli (mia zia dice che come faccio io, il sugo viene troppo dolce, ma non l'ha mai assaggiata (!), ma ad onor del vero io la sua non solo l'ho assaggia, ma la divoro ogni Natale (!))

3. Schiacciare la carne macinata e aggiungerla al soffritto sfiocchettandola.
4. Fate rosolare la carne per qualche minuto a fuoco vivace e poi irroratela col vino, alzando un pò la fiamma.
5. Non appena il vino si sarà asciugato, aggiungere il pomodoro aggiustato con un pò di sale. Abbassate la fiamma a fuoco lento.






6. Immediatamente dopo aver girato il sugo, aggiungere le salsicce.

7. Prima di chiudere il coperchio per far cuocere a fiamma bassissima il sugo per almeno due ore, mettere le foglie di lauro, meglio conosciuto come alloro.

Le foglie di alloro nel sugo in cottura servono a rendere il preparato molto più digeribile (trucco della nonna del Calzinaio Matto!)

8. Terminata la cottura del sugo (deve essere benr appreso e corposo), inziate a comporre le lasagne.

   9. Per prima cosa, tagliare a fette le mozzarelle ben scolate.

Mia Zia, sempre quella che fa la alsagna squisita, suggerisce di passare la mozzarella al passa pomodoro con buchi larghi. in effetti, in questo modo si distribuisce su ogni strato molto più uniformemente.



10. Ungere una teglia capiente con l'olio.


11. Ora si procede con la prima stesura del primo strato. Il primo passo è di versare un pò si sugo in fondo alla teglia.


12. Ora disponete uno strato di lasagne (alcune vanno prima scottate in acqua bollente salata).

13. Cospargete di ragù e versate uno strato di besciamella, le fettine di mozzarella e una sploverata di parmigiano.

14. Ripetere l'operazione, formando i vari strati, fino a esaurimento ingredienti, o altezza della teglia.

15. Unica accortezza: l’ultimo strato è con parmigiano e mozzarella.

16. Quando anche l'ultimo strato sarà composto, mettere la teglia in forno già caldo. 30 minuti di cottura a 200°.



Ed ecco il risultato!




sabato 19 ottobre 2013

UN DIVANO PER DUE - PIZZA
Print

La convivenza con la mia amica Runci sta per volgere al termine e io sono terrorizzata all'idea di ritrovarmi di notte da sola al buio senza neanche la tv a farmi compagnia. Per questo, infatti, ho già programmato un bel piano d'attacco affinché questa prima notte da sola avvenga il più tardi possibile. La prima sera ho intenzione di trascinare con me mio fratello, il quale sta scoprendo questa cosa solo ora. La seconda e quelle a seguire a random ci saranno Claudia, Marianna, Veronica. Poi verrà il weekend e io mi infilerò di nuovo a casa di Marianna perché lei di sicuro partirà, ma poi... Poi, per forza di cose ci sarà la prima notte da sola. E io ho paura. Ma la mia non è paura dei ladri, come quella che ha mia madre. E nemmeno paura di affogare nella vasca da bagno, come quella che ha mio padre. La mia, in realtà, è paura della solitudine, perché a pensarci bene nella mia vita non sono mai stata da sola.
Sono nata figlia unica, ma per fortuna il destino ha riservato per me due fratelli che, se anche sono arrivati più tardi e per vie traverse nella mia vita, hanno di fatto impedito mi sentissi mai "unica", in tutti i sensi. E questo è stato un bene. Sono così cresciuta in due famiglie: quella di mia madre, in cui giocavo con i miei fratelli, e quella di mio padre, in cui scimmiottavo i miei due cugini più grandi, che in realtà posso anche considerare fratelli. Quando poi sono diventata un po’ più grande non ricordo un giorno di liceo in cui non sia stata a pranzo, o abbia passato il pomeriggio con qualche amico. Mamprin e il Capitano vivevano praticamente a casa mia, tanto che ancora mi chiedono come stia "mamma Antonietta", che per antonomasia è ormai diventata mamma anche loro. Quando, invece, non stavamo a casa mia, andavamo dalla mia terza famiglia, ossia quella di Claudia, mia sorella di fatto anche lei. Poi ci sono stati gli anni d'università e anche quelli li ho trascorsi di giorno a studiare con Chiara e la sera a fare altro con XXX (ve l'ho già detto che mi rifiuto di dargli il nome). XXX è stato il mio fidanzato per 5 anni, in pratica tutto il tempo della teoria sui libri, perché poi negli anni della pratica c'è stato invece il Calzinaio Matto. E proprio ora che dovrebbero arrivare gli anni della maturità, quelli da trascorrere in casa a sfornare brioche calde e figli maschi, io per la prima volta sono sola.
E così mi sono sentita anche l'altro giorno quando all'ennesimo negozio di arredamenti, proprio sul divano dove stavo sognando di raggomitolarmi sotto al plaid col mio fidanzato (nei miei sogni è sempre biondo e io li ho avuti tutti mori. Che l'inconscio mi voglia dire qualcosa?) ci si tuffano mano nella mano due fidanzatini tutti sorridenti. Avete presente quando nei film mandano la scena a rallentatore, tanto da poter vedere volare per aria le piume dei cuscini al momento dell'impatto? Ecco io l' ho vissuta così. Anzi, loro l'hanno vissuta così, perché io invece ero sola e non avevo nessuno da prendere mano nella mano per tuffarmi sul divano e sperimentare quanto fosse avvolgente. In quel momento devo ammettere che qualche luccicone agli occhi mi è salito. Per fortuna però che, anche se sui generis, un fidanzato ce l'ho e siamo così coordinate da avere il sesto senso di quando correre in soccorso l’una dall’altra, perché la Runci mi ha chiamata al momento giusto e tenendo stretto il cellulare in mano mi sono tuffata anch'io sul divano ed è stato un pò come se lo stessi facendo stringendo per mano lei. Evidentemente la scena l'ho vissuta anch'io a rallentatore, perché le piume stavolta sono volate in aria veramente, a causa di uno sgarro nella fodera di un cuscino. Mi sono così tanto vergognata che presa dal l'imbarazzo sono scoppiata a piangere, mentre cercavo di raccogliere tutte le piume per rinfilarle dentro. L’addetta alle vendite, vedendo i lacrimoni sgorgare a fiumi, ha pensato fossero dovuti alla rottura del cuscino ed è venuta a rassicurarmi che lo sgarro già esisteva, ma le ho dovuto spiegare che in realtà il mio era solamente una accumulo di stress sfociato in un pianto per quella stupidaggine.
E’ così nata l’amicizia con Nataly, la quale mi ha accompagnata per tutto il tour dei divani, sostenendo che in effetti per testarli bisogna essere almeno in due, altrimenti non si riesce bene a capire la tenuta dei cuscini. Alla fine del giro entrambe abbiamo convenuto che in quel negozio non c'era nulla che potesse resistere all’impatto di un doppio tuffo carpiato e, dato che sostiene di essere la massima esperta di molle, doghe e piume d'oca, appena ha finito il turno siamo andate insieme in altri negozi di divani, fino a quando non abbiamo trovato quello che fa al caso mio.
Una volta tornata a casa, felice di aver finalmente trovato il divano perfetto, ma soprattutto di dover dividere a metà la responsabilità della scelta, ho capito una cosa: io da sola non ci starò mai e la solitudine non sarà mai la mia malattia. Sono certa che io e il mio carattere non solo ci faremo compagnia anche quando sul divano mi dovrò tuffare da sola, ma che questo avverrà veramente poche volte. 
Quello che non sono riuscita a vedere e capire in questi mesi è che, se anche ho scelto il colore della cucina senza dover litigare col Calzinaio Matto, o il divano senza tuffarmici con lui, in realtà non c’è stata decisione che non abbia preso mano nella mano con qualcuno. Mia madre mi ha accompagnata in ogni fase di progettazione della cucina. Mio padre ancora sta lì a prendere misure per le serrature di casa e mi chiede ogni giorno se voglio che si trasferisca da me per una decina di giorni per pulire bene casa! Mio fratello e il marito di mia sorella si sono incollati scatoloni durante il trasloco da casa del Calzinaio Matto e ora lo dovranno di nuovo fare per portare tutto a casa mia. Con la mia nuova amica Nataly ho scelto il divano, con mia zia i bagni. Per non parlare di tutti coloro che, pur non dovendolo fare per forza, hanno preso a cuore i lavori di casa come fosse la loro: Mustafà cercava di calmarmi ogni volta che mi arrabbiavo con quelli della cucina; Durak, in questo esatto momento sta montando tutti gli accessori del bagno anche se non lo dovrebbe fare; Alex, l’elettricista, ha smontato due volte l’impianto elettrico perché non mi decidevo sui pulsanti della luce; con il geometra, Marco, andavamo a pranzo fuori perché si era appassionato alle mie disavventure sentimentali, elargendo consigli come fosse un padre. Insomma, sola non sono mai stata, anzi sono tuttora circondata da persone che mi vogliono bene ed è proprio a loro che sarà dedicata la prima cena per inaugurare casa. E dato che non ce n’è uno che venga da una nazione uguale a quella di un altro, c’è solo un piatto che mette d’accordo tutti: la pizza!

PIZZA ROMANA
Ingredienti per la pasta:
1 kg di farina 00 (doppio zero)
30 g di lievito di birra
5 dl d'acqua
20 g di sale
10 g di zucchero

Ingredienti per il condimento:
300 g di mozzarella
7 foglie di basilico
500 g di polpa di pomodoro
80 g di capperi dissalati
20 acciughe sott'olio
sale q.b.
olio extra vergine d'oliva q.b.

Preparazione:
1) Disponete su un piano di legno la farina a fontana. 
2) Al centro versate il lievito sciolto nell’acqua tiepida con lo zucchero. 
3) Iniziate ad impastare e aggiungete il sale soltanto al termine della lavorazione. 
4) Impastate fino ad ottenere un composto elastico e liscio. 
5) Lasciate riposare per qualche minuto, poi formate 8 palline e fatele lievitare coperte da una pezzuola di lino o cotone, per evitare che si secchi la superficie.
6) Quando il volume dell’impasto sarà grossomodo raddoppiato, su un piano infarinato stendete le palline in modo da ottenere dischi di pasta di forma regolare.
7) Passate i pomodori al passaverdura insieme al basilico. Regolate di sale in base al gusto personale e distribuite sopra i dischi di pasta un mestolo di salsa di pomodoro.
8) Cospargete il tutto con la mozzarella tagliata a cubetti e completate con un filo d'olio d'oliva.
9) Distribuite uniformemente 5 filetti di acciuga e 10 g di capperi su ogni pizza ed infornate in forno già caldo a 220°C.
10) Togliete dal forno quando i bordi della pizza, senza pomodoro, risulteranno dorati e croccanti.


mercoledì 16 ottobre 2013

RAGAZZI IN SOSPESO - SPAGHETTI DI SOIA
Print

Ovviamente, non è che basti bloccare su whatsapp tutta la serie di tipi in pending da mesi per poter dichiarare che abbia dato la sterzata alla mia vita. Anche perché, tutto d’un tratto, quando si decide di prendere in mano la situazione, poi capita come sempre l’imprevisto. Capita come sempre di ritrovarsi davanti quel tipo che, appunto, non sapevi di aver lasciato in sospeso.
E infatti così è stato, ma ancora una volta, per fortuna, avevo a fianco Marianna che mi ha ripreso letteralmente per la manica della giacca. Vabbè, io le giacche non le uso: la manica era della solita felpa che mettevo ad ogni esame d’università perché mi portava fortuna.
Per raccontarvi questa storia devo però fare un passo indietro a sabato scorso. Tornate da Castel Romano, io e Marianna ci siamo dirette verso casa mia perché volevo farle vedere gli ultimi lavori e la nuova super cucina, che è appunto nuova pur essendo montata da un mese, perché non ci ho ancora mai cucinato. Mentre percorrevamo gli ultimi metri prima di entrare nel portone, vedo camminare davanti a me nel senso opposto il mio ex-ex ragazzo con la sua nuova ragazza. Sì, lo so che di lui su questo blog non vi ho mai parlato, ma è passato talmente tanto tempo da quando ci siamo lasciati che, infatti, non pensavo fosse ancora in sospeso. Da come ho reagito, però, dovrei pensare lo sia ancora, dato che appena li ho visti mi sono letteralmente fiondata tra due macchine, chinandomi fino a terra, nella speranza che nessuno si accorgesse di me. Ma dato che non ero sola, anzi con me c'era Marianna che per un paio di metri ha parlato all'aria, lei si è accorta di me, o meglio della mia assenza, e subito si è precipitata capendo che stava succedendo qualcosa di strano. È stato un attimo. Il tempo di avvicinarsi e le ho iniziato a ripetere tipo disco rotto "c'è XXX, c'è XXX" (No, il nome anche all'ex-ex su questo blog mi rifiuto di darglielo, altrimenti significa che è ancora in pending e questa cosa non posso proprio accettarla nella maniera più assoluta). 
Insomma, Marianna capendo al volo la situazione mi ha riacchiappato per la manica e, intimandomi di non fare la scema, mi ha ritirata su e rimessa sul marciapiede: "Respira, stai tranquilla e vai avanti, perché non credo ti abbiano visto". Ma perché, in caso non sarebbe stato plausibile pensare che stessi giocando a nascondino? Evidentemente secondo Marianna no, perché mi ha dato un bello scossone e mi ha fatto percorrere gli ultimi metri, che a me sono sembrati lunghi quanto la maratona di newyork, percorsa però con un bel paio di occhiali da sole che nemmeno io so come ho fatto in quella frazione di secondo a tirarli fuori dalla borsa e ad indossarli. Perché va bene incontrare il mio ex-ex mentre cammina mano nella mano della sua nuova ragazza proprio sotto casa mia - anche se a dirla tutta, a me poi tanto nuova non è sembrata - ma non quando torno da un tour de force di shopping, struccata e mano nella mano della stessa amica con cui lui mi ha lasciato 6 anni fa. Vabbè, almeno io ho l'amica fedele e che lo sia anche la sua ragazza è tutto da dimostrare! Comunque, sguardo dritto, petto in fuori, pancia in dentro e la prima a salutare sono stata io, perché lui per tutta la maratona di newyork non ha fatto altro che cercare di guardare altrove ed evitare a lei di inciampare per l'ansia. E proprio questo mi ha fatto capire che in pending non avevo lasciato nessuno, perché salendo i gradini del portone il ritmo cardiaco era già tornato a livelli normali e quando ho aperto la porta di casa non ho più pensato a niente, se non a mostrare il bagno a Marianna, che a detta sua "è proprio coatto"!
Ovviamente, la sera non mi sono fatta sfuggire l'occasione di fare qualche domandina al marito di mia sorella, amico intimo dell' ex-ex, giusto per scoprire che dovrò - ma forse più dovranno - fare l'abitudine a questi incontri. Pochi giorni fa anche loro si sono trasferiti praticamente sotto casa mia, anzi peggio, sopra al cinese della piazza, dove avrei volentieri ordinato la cena circa 5 giorni su 7. E dato che, va bene aver dichiarato di non aver lasciato nessuno in sospeso, ma è sempre meglio evitare le frequentazioni con l'ex... vabbè con l'ex-ex, perché il mio ex invece me lo tengo stretto (!), mi sa che gli spaghetti di soia me li dovrò cucinare da sola!


SPAGHETTI DI SOIA
Ingredienti:
4 matassine di spaghetti di soia
2 carote
1 zucchina
1 cipolla
1 busta di germogli di soia
piselli
salsa di soia
sale
pepe

Necessaire: padella wok

Preparazione:
- tagliare finemente le zucchine e le carote
- tagliare la cipolla (tutta!) finemente, o passarla al trita verdure
- far dorare la cipolla tagliata con un pò d'olio e qualche goccia di soia. Nella wok!
- una volta dorata, unire le zucchine e le carote.
- far cuocere per 15 minuti circa a fuoco non troppo alto. Rischiate di abbrustolire troppo le verdure.
- a questo punto aggiungere i germogli di soia.
- in caso sia già tutto asciutto, aggiungere una tazzina d'acqua. C'e' chi mette il dado sciolto, ma io preferisco evitarlo.
- Far cuocere altri 5 minuti e salare. Poco sale, mi raccomando, perchè la soia è saporitissima!
- nel frattempo cuocere gli spaghetti di soia. In genere, sulla confezione c'e' scritto come fare. In caso non fosse così, basta immergerli in acqua bollente per pochi minuti.
- Appena cotti, farli ripassare nelle verdure e aggiungere ancora un pò di soia liquida.
- Farli ripassare un paio di minuti.

martedì 15 ottobre 2013

DISINTOSSICAZIONE DA iPHONE - TONNARELLI CACIO E PEPE
Print

Per tutti coloro che in privato mi hanno chiesto come sia andata a finire la storia col tipo delle coincidenze, devo dire che la risposta è formulata nella maniera più corretta, perché la storia è proprio andata a finire! Il tipo delle coincidenze ha sostanzialmente preferito rimanere alla cronaca come, appunto, il tipo delle coincidenze, perché non ha gradito abbia parlato di lui su questo blog e molte altre cose che vi potete immaginare, anche se una non la immaginavo nemmeno io.
Dall’uscita del post in cui gli chiedevo di provare a scoprire di persona come fossi fatta, non l’ho sentito e né visto per due giorni, fino a quando non ho scritto che un altro ragazzo mi aveva fatto riflettere un po' su di me. Ecco, questo ragazzo non gli è proprio andato giù. E non gli sono andati giù nemmeno i pasticcini che aveva portato, perché in un impeto di rabbia gli ho sentito dire che sperava mi fossi strozzata con un diplomatico. Purtroppo per lui a me è andato giù tutto liscio, perché ho avuto abbastanza fiato in gola per spiegargli che non coincidevamo più e che forse, proprio grazie al ragazzo dei pasticcini e a quel diplomatico col quale mi aveva augurato di strozzarmi, avevo capito che non avevamo mai coinciso.
Doppia mandata non appena è uscito dalla porta di casa e, richiudendola alle sue spalle, è come se avessi chiuso fuori dalla mia testa anche tutta una serie di pensieri e di altri tipi che stavano diventando ingombranti, quanto futili.
E così ho iniziato il mio weekend uscendo come al solito tardi da lavoro e correndo a casa di Mari a tagliare i pomodori per la grigliata che abbiamo fatto sul suo terrazzo con un po' di amici, quelli che appunto non ti augurerebbero mai di strozzarti. E sono stata bene! Soprattutto perché per tutta la sera ho lasciato il cellulare in camera da letto senza mai sentire il bisogno di doverlo andare a controllare come fosse un bambino di pochi mesi che, invece di piangere per la pappa, squilla per la pastura! Per chi segue a salti questo blog, dicesi pastura quella cosa che fa il mio amico Daniele quando vuole rimorchiare qualche ragazza senza una particolare preferenza al riguardo. In sostanza, prende spunto dall’arte della pesca e inizia a dar da mangiare a tanti pesci del mare, certo che prima o poi ne abboccherà qualcuno. E di solito qualcuna abbocca, ma tanto poi ci sono io ad intervenire sia sul blog, che su fb, per dare loro la possibilità di fuggire prima che Daniele le tiri su con la sua canna da pesca!
Tornando al mio weekend, ho iniziato così la mia lunga disintossicazione dall’uso sconsiderato del cellulare, ma soprattutto dalla dipendenza cronica da whatsapp e facebook. Sabato mattina mi sono svegliata sul divano di Marianna così come mi ci ero addormentata la sera precedente, ma con sopra una copertina che gli amici mi hanno messo per non farmi prendere freddo. Intorno a me, però, non c’era più nessuno e non c’era nemmeno il cellulare, cosa sconvolgente dato che da qualche tempo non riuscivo ad addormentarmi se non vi posavo una mano sopra. Così, dato che appena sveglia non avevo nulla da leggere, né messaggi da scrivere o da controllare, mi sono alzata, vestita e sono scesa a prendere la colazione. Caffè con Claudia, doccia e poi con Marianna e Stefano siamo andati all’outlet di Castel Romano. Magari sarà stata l’astinenza da whatsapp, però la prossima volta dovrò ricordare di lasciare a casa anche la carta di credito che ho svuotato praticamente tutta. E ne sa qualcosa il povero Daniele, perché il giorno dopo si è ritrovato con me da Ikea a dover sopperire al superato limite del plafond delle mie carte di credito.
Il pomeriggio è così volato senza nemmeno mi accorgessi che non stavo chattando con alcuno, tanto che ho avuto anche il tempo di ascoltare la nuova vita di Stefano e rimproverarlo per alcune scelte, aspettare fuori dai negozi che Marianna si provasse tutta l’intera collezione di non so quante marche e raccontare le ormai vecchie e chiuse disavventure tutte di fila, senza dovermi fermare per lo squillo del telefono. Vi siete mai domandati da quanto tempo non riusciate a fare una conversazione con qualcuno senza dovervi interrompere e riprendere poi il filo del discorso? Ecco, a me non capitava veramente da tanto tempo e non sapete quanto piacere ho ritrovato nell’essere completamente assorta dalle chiacchiere con il mio amico e dai jeans troppo stretti che si stava provando Marianna. In testa non avevo altro, era vuota e con un sacco di spazio da poter dedicare ai miei amici, proprio come loro hanno fatto con me in questi mesi di insopportabile follia e irrefrenabile voglia di avere qualcosa da raccontare. Perché, a questo punto, mi sto iniziando a chiedere se non fosse anche questo il motivo di tutte le storielle inutili, senza senso e sin da subito concepite senza avere un minimo di futuro. 
La sera, poi, è stata speciale. E me la sono proprio goduta, tantissimo. Al tavolo mancavano solo Claudia e il Calzinaio Matto per chiudere il cerchio degli affetti a me più cari. E questa volta, oltre ai cugini veri e acquisiti, alla nipotina preferita, a mia sorella col marito e alle mie migliori amiche, c’erano anche mio fratello con la ragazza. Erano mesi che con la Runci ci promettevamo di prenotare da Felice per la Cacio e Pepe più rinomata di tutta Roma e finalmente sabato ce l’abbiamo fatta. E se anche non è stata degna delle aspettative che vi avevamo riposto, vi posso assicurare che è stato uno dei piatti che più ho apprezzato negli ultimi mesi.

TONNARELLI CACIO E PEPE

Ingredienti per 4 persone:
400 g di TONNARELLI
250 g di PECORINO ROMANO stagionato
PEPE NERO
SALE

Preparazione:
1) cuocere i tonnarelli per pochi minuti in acqua salata
2) in un recipiente macinare il pepe nero e mescolarlo a 200 g di pecorino
3) versare un pò di schiuma dell'acqua di cottura nel recipiente e mescolare con la forchetta il composto col pepe nero e il pecorino fino a formare una cremina
4) quando ancora al dente alzare i tonnarelli con un mestolo, senza scolarli e versarli rapidamente nel recipiente
5) girare bene e amalgamare e cospargere in ultimo di altro pecorino

venerdì 11 ottobre 2013

AGLI OCCHI DEGLI ALTRI CON I PASTICCINI
Print

Mercoledì sera mi sono trovata a parlare con un ragazzo che senza nemmeno accorgersene mi ha offerto una visione di me che non avevo mai preso in considerazione. Con pochissime frasi è riuscito a mettermi davanti allo specchio del mondo fuori dal mio. Mi ha fatto catapultare direttamente dentro gli occhi degli altri, facendomi capire che ciò che traspare di me all’esterno non coincide in alcuna maniera né all’idea che ho di me stessa e né tanto meno alla persona che in realtà sono. Così, una volta che si è richiuso la porta alle spalle, sono sprofondata sul divano e mi sono messa a riflettere. La prima cosa che mi sono detta per giustificare questa discrepanza tra l’immagine che di me proietto e quella che invece ho di me è stata la fatidica frase: “Va bene, mi sono lasciata da poco, mi concedo il mio periodo di sbandamento”. Poi, però, ho tirato fuori le mani dalle maniche del maxi pullover e mi sono messa a contare. 1 Febbraio, 2 Marzo, 3 Aprile... Nove. Sono quasi nove mesi che mi sono lasciata. Cioè, in un lasso di tempo in cui si riesce anche a mettere alla luce un figlio, io non sono ancora riuscita a mettere alla luce una nuova identità di me equilibrata. C’è qualcosa che non va.
E così dal divano mi sono spostata sul letto e ho iniziato a pensare.
Alla giovane età di 26 anni sono andata a convivere. Mi sentivo grande e dovevo essere anche forte, perché chi portava avanti un po’ tutto ero io. E con “un po’ tutto” non mi riferisco solo alla spesa, al bucato e alle lenzuola, anche se ovviamente pure a quelle pensavo io, ma alla più completa struttura del rapporto. Eravamo entrambi giovani, probabilmente anche un po’ incoscienti, ma dei due quella che probabilmente aveva una visione globale della relazione e una proiezione basata sul futuro ero io. Così, in quei quattro anni di convivenza sono sì cresciuta, ma sono diventata anche molto seria, sempre concentrata sugli obiettivi e con una tabella di marcia ben fissa nella mente, tanto che quando qualcosa ha rallentato le tappe prefissate, il nostro rapporto ha subito crepe strutturali che hanno poi portato alla rottura. E quando la rottura ha portato me fuori dalla porta di casa, è come se chiudendola alle mie spalle abbia deciso di chiudere lì dentro anche la parte troppo seria e concentrata di me. Ero stanca di avere obiettivi, ero stanca di provvedere ad ogni cosa, ero stanca di correre verso un futuro che non arrivava mai. Così, quando la Runci mi ha aperto la sua porta di casa, sono entrata come una Giulia diversa con una grandissima voglia di leggerezza. E all’inizio non è stato nemmeno troppo facile riuscire a godersi tutta questa levità d’animo. Addirittura mi mancava dover chiamare il Calzinaio Matto per avvisarlo che avrei fatto tardi a lavoro, perché in fondo non avere nessuno che ti aspetti a casa, dentro la tua casa, ti fa sentire solo anche quando dopo il lavoro vai invece a farti l’aperitivo con tutti gli amici. Perché, parliamoci chiaro, ma la felicità cos’è se non una casa con dentro le persone che ami e con qualcuno di speciale a cui poter sempre raccontare la propria giornata? E forse proprio perché il mio concetto di felicità è l’unico fagotto che mi sono portata dietro durante i miei mille spostamenti, allora mi sono buttata con l’acquisita nuova leggerezza alla ricerca di qualcuno che potesse raggiungerla con me. Ma come ho capito ieri, guardandomi con gli occhi di chi non può vedere i miei moti interiori, in questa maniera non stavo di certo muovendomi verso un equilibrio ed una stabilità, perché per ottenerla non mi sarei proprio dovuta muovere, concedendomi invece una pausa con me stessa. Devo dire che anche tutti i miei amici hanno provato a farmelo capire. Ci sono state serate a casa di Marianna il cui oggetto della conversazione ero io, sempre io, e la mia incapacità di stare da sola. Ci sono state le frecciate di Claudia che non sono mai riuscite a scalfire la mia rincorsa contro il tempo di trovare qualcuno che potesse sposare con me la mia felicità. Ci sono stati boccali di birra e calici di vino con Daniele che non hanno mai stordito la mia frenesia di trovare qualcuno anche solo per perdere tempo su whatsapp, facebook, pur di non fermarmi a riflettere. Ma è bastata una sera in cui mi sono guardata con gli occhi di un ragazzo che mi piaceva, per capire che così come mi vedeva lui non sarei mai piaciuta anche a me stessa.
Arrivando così alla fase finale del mio pensiero, mi sono rialzata di nuovo dal letto e sono tornata al tavolo del salone dove avevo lasciato praticamente intatto un vassoio di pasticcini che questo ragazzo aveva portato. Li ho divorati tutti. Ho lasciato giusto i babà napoletani, perché quelli nemmeno la Giulia di nove mesi fa se li sarebbe mai mangiati, ma tutto il resto l’ho letteralmente spolverato proprio come ho sempre fatto e proprio come da adesso in poi tornerò a fare. Perché mangiare per il piacere di farlo e infilarmi comunque i jeans anche se mi vanno un po’ più stretti è la cosa che mi fa sentire di nuovo nei miei panni.
E dato che i pasticcini che mi piacciono più di tutti sono le palline nere di cioccolato ricoperte di praline, oggi vi posto questa ricetta.

PALLINE DI CIOCCOLATA

Ingredienti:
250 g di CIOCCOLATO FONDENTE
125 g di BURRO
2 cucchiai di ZUCCHERO
2 cucchiai di RUM
2 TUORLI
100 g. GRANELLA DI CIOCCOLATO

Preparazione:
Sciogliere la cioccolata a bagno maria
poi aggiungere il burro, il liquore, lo zucchero e i tuorli d'uovo
Amalgamare con un cucchiaio di legno fino a quando l'impasto sarà liscio e omogeneo e lasciare riposare una notte in un luogo fresco.
Tirate fuori dal frigo il composto e lasciate il tempo di farlo tornare a temperatura ambiente
Ora formare delle palline grosse come nocciole, aiutandovi con un cucchiaino e poi rotolare le palline nella granella di cioccolato.

mercoledì 9 ottobre 2013

SCONTRO DI COINCIDENZE... SUL BLOG - TARTARE DI PESCE SPADA
Print

Qualche post fa avevo accennato al fatto che lunedì sera sarei uscita col tipo delle coincidenze. E così è stato. Lui mi ha chiamata domenica sera per confermare l'appuntamento e io ho pensato che dovessi essere veramente tanto presa per essermi persa l’unica azione degna di nota di tutta la partita rispondendogli al telefono. Lunedì mattina poi ci siamo scambiati qualche messaggio su whatsapp e a quel punto ho pensato che finalmente avevo trovato quello giusto se addirittura mi scriveva il giorno stesso del nostro incontro!
Così lunedì sono corsa fuori dall'ufficio per prepararmi e dato che la mia personal stylist era ancora a Ibiza, nel dubbio di sbagliare mi sono infilata nel negozio di fiducia e mi sono fatta vestire dalla commessa. Il risultato è stato sorprendente e ne è valsa la pena, perché il tipo si è presentato puntuale sotto casa, anzi l'ho addirittura trovato fuori dalla macchina ad aspettarmi. Bello! Avete presente quando uno è bello. Ecco lui era bello, tanto che quando l'ho visto gliel'ho proprio detto, ma quella è stata l’unica occasione che ho concesso a Gigì di parlare. Insomma, la serata è iniziata benissimo ed è proseguita meglio, sia perché mi sono ricordata di lasciare chiusa in macchina Gigi senza nemmeno lasciargli i finestrini aperti, sia perché lui aveva pensato a tutto, indovinando addirittura il ristorante. Crudi! E voi non avete nemmeno idea di quanto io possa adorare il pesce crudo. La cena è stata perfetta, non abbiamo mai smesso di parlare e si percepiva che entrambi volevamo aprirci e scoprirci, tanto che quando lui mi ha fatto i complimenti per l’abbinamento del vino che avevo scelto per la tartare di pesce spada, io non ho resistito, sono corsa in macchina ad aprire a Gigi e le ho fatto spifferare che ho fatto il corso da sommelier e che… curo un blog di cucina! E quando ho pronunciato il nome del blog, giuro che mi sarei voluta mordere la lingua, ma poi ho pensato che così non avrei potuto baciarlo e l’ho detto. “Faccio tutto da sola”. L’ho proprio scandito bene. E ora ho un problema. Ora il tipo delle coincidenze ha scoperto che questo non è solo un blog, anzi a detta sua è il diario pubblico della mia vita. E come lo so? Perché proprio pochi minuti fa mi ha chiamata, ma stavolta non per invitarmi a cena (della serie, volevi quello che ti chiamava al posto di quello che usava messenger facebook per nascondersi dalla donna? E ora beccati le conseguenze!). Stavolta per chiedere delucidazioni in merito alla mia vita segreta (ma come, non aveva detto che questo era il mio diario di vita pubblico?) con il Calzinaio Matto, con il tipo di questa estate, con il mio amico Daniele (Dani, questo è il karma… una volta a te, una volta a me!). E dato che sono rimasta particolarmente male per la telefonata, ma soprattutto perché devo ammettere che il tipo mi piace parecchio, le parole che seguiranno sono per lui.
Caro tipo delle coincidenze,
sono fatta così!
Se avrai la pazienza di leggermi tra le righe dei post precedenti capirai che nella vita non cerco altro che una persona che mi accetti per quella che sono. E ti assicuro che non sono poi così male!
Di me si dice che sia spigliata, curiosa, eccentrica, testarda, ironica, a tratti intelligente, ma solo quando il neurone di sinistra si incontra con quello di destra della mia amica Runci. Mi piace il calcio in generale e sono abbonata alla Lazio. Ciò significa che la domenica mi toglierò dai piedi e lascerò campo libero a partite di calcetto, playstation e scampagnate comprese di picnic che comunque non farei mai. Sono allegra e, quando non lo sono, ho fortunatamente le spalle delle mie migliori amiche che, se non riescono a tirarmi su di morale, sanno che basta ordinare una buona bottiglia di vino e mi torna il sorriso. Sono indipendente e autonoma e se anche la Runci su questo punto avrebbe qualcosa da ridire, ti assicuro che imparerò a fare la lavatrice e non ti chiederò mai di venire con me da Leroy Merlin, ma solo perché anch’io ho deciso che non ci metterò mai più piede.
Ad onor del vero, però, qualche difetto ce l’ho anch’io, ma ti assicuro che sono veramente minimi in confronto ai pregi che posso vantare.
A detta del mio ex ragazzo, che appunto è ex e non c’è null’altro se non un bene infinito e un gatto di nome Lino, se anche non avessi la voce riuscirei a rompere le scatole anche a gesti. E devo ammettere che è vero, sono una rompi palle. Addirittura già all’età di sei anni nonna mi diceva che non potevo prendere a calci tutti i sassi che incontravo per strada, perché poi tornavo la sera con le scarpe rotte. Così, da grande ho capito che le scarpe, soprattutto quelle col tacco, costano un sacco di soldi e per non rischiare di doverne comprare una al giorno, mi sono direttamente trasformata nella più terribile macina sassi della Caterpillar. Quindi in realtà il mio, se lo prendi da un altro punto di vista non è un difetto, è solo un modo per risparmiare  ed un uomo dovrebbe apprezzare.
Un altro difetto di non poco conto è che riesco ad abbinare le righe ai pois, tanto da poter essere scambiata per il Grifone dell’epoca moderna con la parte superiore del corpo di una zebra e quella inferiore di un dalmata. Mettiamola così, la mia in realtà non è una spudorata mancanza di gusto nel vestirmi, è solo generosità nei confronti di chi sarà il mio fidanzato, ossia tu anche se ancora non lo sai, perché quando ti dirò di aver prenotato per la prossima trasferta una camera doppia da condividere con un amico, sono certa non temerai alcuna avances da parte sua. Il mio guardaroba multicolor è quindi solo un’espressione pittorica di un mio atto di monogamia. E da quando in qua la monogamia è diventata un difetto?
E con la lista dei difetti potrei continuare per ore, ma se pensi di fermarti di fronte a quello che leggi su questo blog, senza avere voglia di venire a scoprire dal vivo cosa c’è di vero e cosa invece sono solo proiezioni che ho di me stessa, allora è inutile che continui.
Ora la scelta sta a te, se continuare ad essere presente su questo blog come il tipo delle coincidenze, o se essere presente nella mia vita come… vabbè di questo ne parliamo in privato!

TARTARE DI PESCE SPADA

Ingredienti:
300 g di PESCE SPADA
Succo e scorza di 2 LIMONI
6 cucchiai di OLIO extra vergine d’oliva
2 POMODORI
1 SCALOGNO
2 cucchiaini di CAPPERI
SALE q.b.
PEPE ROSA q.b.
PREZZEMOLO q.b.
MENTA q.b.
BASILICO q.b.

Preparazione:
1) Tritate finemente a coltello lo scalogno e le erbe fresche e i capperi
2) Grattugiate la scorza dei limoni
3) Poi spremeteli entrambi
4) Ricavate la scorza dei limoni con una grattugia e poi il succo spremendoli bene
5) versate il succo in un contenitore alto e poi aggiungete l'olio il sale e il pepe ed emulsionate
6) tagliate ora anche il trancio di spada a fettine spesse circa 1/2 cm e poi per il verso contrario ad ottenere dei dadini
7) tagliate i pomodori in 4 e prelevate i semini interni, tagliateli in dadolata fine.
8) In una terrina unite tutti gli ingredienti
9) Coprite con pellicola e mettete a marinare in frigo per almeno 2h.



martedì 8 ottobre 2013

OROSCOPO INTERNAZIONALE - CROSTATINA DI LAMPONI
Print

Chi crede nell’oroscopo non può non aspettare il giovedì come un oracolo che porti luce su quello che accadrà durante la settimana. Io attendo il giovedì come un comune impiegato attende il sabato e dato che anch’io sono una comune impiegata, durante la settimana vivo sostanzialmente per due giorni: il giovedì per l’oroscopo dell’Internazionale e il sabato per mettere in pratica quello che mi anticipa l’oroscopo. Non ho ancora ben capito se sia una sorta di profezia che si auto-avvera, come quando uno si porta sfiga da solo, o se Rob Brezsny con la sua arte di dire senza dire un benemerito niente, riesce a farmi credere di aver capito cosa dovrò fare durante la settimana per far sì che tutto fili liscio. In entrambi i casi, devo dire che tutto sommato mi va bene, anche perché Paolo Fox ha detto che questo è l’anno dei Pesci e quindi, se anche mi lascio influenzare da quello che Rob il giovedì mi svela, in genere sono tutte cose positive.
La scorsa settimana, per esempio, mi aveva consigliato di praticare l’arte dell’apodyopsis, spiegandomene per fortuna anche il significato, altrimenti avrei potuto pensare fosse l’arte di spogliare “fisicamente” una persona per vederla svestita e invece è stato solo”mentalmente” che l’ho dovuto fare. Un vero peccato, anche se poi a fine settimana ho dovuto dare, come sempre, ragione a Rob, perché se l’avessi dovuto fare fisicamente non avrei saputo con chi farlo, e invece mentalmente non c’è stato che l’imbarazzo della scelta.
E aveva ragione anche la settimana ancora prima, quando mi consigliava di cercare un amante che mi guardasse come fossi magica. Io l’avevo addirittura trovato, ma lui evidentemente mi reputava talmente magica da avere dei super poteri per i quali bastava guardarmi sulla foto profilo di whatsapp per far sì che mi materializzassi da lui. Alla fine, pure la settimana scorsa ho dovuto dare ragione a Rob, perché non è mica colpa sua se l’amante che mi doveva guardare come fossi magica era cretino e si accontentava delle foto.
Questa settimana però il mio amico Rob si è superato. Giovedì mi ha donato le sue perle di saggezza parlandomi di una caverna dove ho paura di entrare, ma che contiene il tesoro che cerco. L’unica cosa che però non mi ha svelato è di quale caverna si trattasse, perché io ho immediatamente pensato fosse la mia nuova casa, ma dato che oggi è domenica ed è il giorno che dedico a confutare o confermare le profezie di Rob, forse devo pensare che la caverna in questione non fosse la mia.
Comunque, nell’incertezza a quale caverna si riferisse, sabato mattina ho preso il comando della situazione per superare tutte le paure, mi sono svegliata più o meno all’alba e mi sono precipitata a comprare tutte le cose che mancano ancora a casa. In un solo giorno ho girato tre Leroy Merlin differenti e dato che nel primo ho incontrato un tipo carino che mi ha aiutata e col quale ho stretto amicizia, nel dubbio che potesse essere il nuovo tesoro a cui si riferiva Rob, ho trovato anche il tempo di andare dal parrucchiere. Sì, il parrucchiere dove spero di incontrare anche il tipo delle coincidenze, ma evidentemente a quello piaccio al naturale e non l’ho incontrato, anche se lo “incontro” ormai più di una volta al giorno sul cellulare e che mi capiterà “per caso” di incontrarlo anche lunedì  (Marcella, questa postilla è per te!).
Insomma, sabato ho fatto di tutto per verificare se anche questa settimana Rob avesse ragione, e ahimè fino ad oggi pensavo che questa volta avesse deluso le mie aspettative, dato che a casa mia non ho trovato alcun tesoro pur cercando anche dentro il forno, la lavatrice e  la lavastoviglie. Ma oggi, sdraiata sul divano del Calzinaio Matto e accarezzando il mio Lino,  mi è balenata finalmente in testa l’idea che forse la caverna di cui parlava Rob fosse proprio questa casa.
Proprio giovedi, infatti, io e il Calzinaio Matto siamo andati a cena fuori e dopo cena siamo venuti a casa sua per vedere Lino. Come ogni coppia di genitori separati che si trova in presenza di un fagottino che dorme acciambellato sul letto, ci siamo sdraiati vicino a lui per riempirlo di coccole e dirci che avevamo fatto proprio un bel lavoro. So che starete pensando che in fondo non è una novità, perché dentro questa casa non ho mai smesso di venirci da quando ci siamo lasciati, ma in realtà giovedì è stata la prima volta che ci sono entrata con il Calzinaio Matto dopo quello scivolone di cui ho vagamente raccontato qualche post fa. Insomma, devo ammettere che quando a cena abbiamo deciso di venire a trovare Lino, qualche timore che potessimo di nuovo ricadere nell’errore l’ho avuto, ma evidentemente Rob come sempre aveva ragione, perché dimenticate le paure insieme al fazzoletto sporco del ristorante, sono entrata dentro questa che è stata la mia caverna per anni e dove ho capito che troverò sempre il mio vero tesoro: Lino e il Calzinaio Matto insieme sdraiati su questo letto. E solo rientrando in questa caverna mi sono resa conto che lo scivolone di qualche tempo fa non è stato un errore e non lo sarà mai se anche ricapiterà di farlo, perché ci siamo amati e ci continuiamo a considerare l’uno il tesoro dell’altro. Siamo in realtà due tesori nascosti, ciascuno dentro la propria caverna, da cui però non vogliamo uscire. E probabilmente non ne usciremo più, ma entrambi sappiamo che un tesoro nascosto non si trova tanto facilmente e che, finché non saremo così fortunati da trovarne un altro più luccicante, probabilmente continueremo a goderci quello che abbiamo. E sapete che vi dico, che col proprio tesoro si possono fare un sacco di cose, tra cui comprare per colazione la crostatina che ci piaceva tanto dopo una nottata trascorsa nel lettone con i miei tesori.

CROSTATINA DI LAMPONI

Ingredienti:
500 g di FARINA
200 g di ZUCCHERO
4 tuorli d'UOVO
250 g di BURRO
300 g di MARMELLATA

Preparazione:
1) su una spianatoia formare una fontana di farina con un buco al centro
2) mettere al centro della fontana il burro freddo, lo zucchero e i tuorli d'uovo
3) iniziare ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo e di colore giallo ocra
4) una volta che l'impasto è diventato compatto, formare un panetto, coprirlo con un canovaccio e lasciarlo riposare per una buona mezz'ora
5) trascorso il tempo di riposo, imburrare ciascun stampino per le crostatine
6) sempre sulla spianatoia, stendere la pasta frolla all'altezza di circa mezzo centimetro
7) a questo punto mettete la sfoglia nello stampino e lasciare da parte un pò d'impasto per comporre le striscioline
8) sopra la pasta frolla distesa sugli stampini versare la qantità di marmellata desiderata, stando attenti a lasciare un po di spazio dal bordo dello stampino
9) fare le striscioline con la restante pasta frolla e applicarle sopra la marmellata nel verso che preferite
10) infornate in forno già caldo a 180° per mezz'ora circa



lunedì 7 ottobre 2013

LA MIA LAZIALITA' - SPAGHETTI CON LE TELLINE
Print

Ho iniziato ad andare allo stadio con mio padre, mio zio, mio cugino e mio nonno all'età di tre anni, perché papà avrebbe tanto voluto un maschietto e anche quando ha visto il braccialetto rosa nella nursery non si è arreso. I miei primi ricordi però risalgono ai tempi di Riedle e Ruben Sosa durante una noiosissima partita Lazio - Bari finita 0 a 0. Alle elementari e per tutti gli anni delle medie sono stata pazzamente innamorata di Beppe Signori e dei suoi rigori, ma ammetto che anche Casiraghi con i suoi stacchi di testa non mi dispiaceva per niente. Forse il mio folle innamoramento era dovuto al fatto di vederli abbastanza alla mia portata, dato che avevo due poster formato grandezza naturale e con un semplice saltello riuscivo a baciarli entrambi sulla bocca. Poco più tardi  è arrivato Paul Gascoigne con le sue bravate dentro e fuori dal campo e a causa sua ho iniziato a sognare la curva nord, incantata dai suoi cori e dai suoi striscioni. 
Così, appena ho raggiunto i 18 anni, di nascosto da tutti mi sono abbonata lì, abbandonando la Tevere con gli amici più snob e il divano di papà. Si sono così seguiti un po’ di anni di pazzia post-adolescenziale, di trasferte imbucata nei pullman degli Irriducibili e di una manganellata a Firenze che, se ci penso, ancora mi fa male (mamma e papà state tranquilli. Come vedete sono cresciuta ugualmente bene, anche se ogni tanto il cervello ancora si inceppa, ma dicono che passerà!). Ho tuttora una tartaruga di terra che si chiama Nesta, anche se il nome che avevo scelto era Alessandro credendo fosse maschio. Poi c'è stato l'anno dei 4 derby vinti contro la Roma, lo scudetto e la Coppia Italia di Cragnotti ed Eriksson, il derby del braccio teso di Di Canio sotto la Sud per il quale mi sono ritrovata a cavacecio ad un ragazzo venti file più in basso e finalmente il ritorno di papà allo stadio.
Ed è proprio di papà che voglio parlarvi, ma anche della lazialità che mi ha trasmesso, e soprattutto della sua preoccupazione di arrivare tardi, tanto che è ormai diventato un vezzo pubblicare ogni domenica una foto di me e lui con lo stadio vuoto.
La domenica di mio padre funziona così: alle 10 mi chiama e mi dice che secondo lui lo stadio sarà così gremito di gente che mi passerà a prendere a mezzogiorno se giochiamo alle 3. Per non parlare quando giochiamo di sera, che in genere significa giocare con le squadre più importanti, e quindi l'orario equivale a circa 4 ore prima dell'incontro. E tutto ciò avrebbe senso se io abitassi a Frosinone e a lui toccasse venirmi a prendere fino a là, ma io abito esattamente sopra lo stadio. Si tratta veramente di fare una discesa di curve, detta anche k2, e parcheggiare al piazzale antistante lo stadio. In sostanza, noi arriviamo allo stadio quando i giocatori della squadra ospite devono ancora partire dalla loro città, quando i giornalisti sportivi stanno ancora chiedendosi quale sarà la formazione in campo (che detto tra noi, alcuni ci andrebbero più vicini se usassero il pendolino di Biscardi, piuttosto che sforzarsi di racimolare informazioni di qua e di là), quando anche gli steward dello stadio devono capire quale sia la chiave per aprire i cancelli, tanto da chiedere aiuto a noi.
Ma io lo amo anche per questo e se anche lo prendo in giro ogni volta, poi alla fine cedo e mi lascio venire a prendere all'orario che preferisce. Anche perché, in realtà, gli spalti vuoti e il brusio di passi che si fanno sempre più copiosi mi fanno tornare indietro col tempo.
A quando per farmi stare buona portava con se le carte e in attesa del fischio d'inizio giocavamo a scopa e a scala quaranta. A quando mi svegliava la mattina all'alba per accompagnarmi all'asilo, facendomi trovare il latte nero nero di nesquik, il soldino della mulino bianco, che all'epoca era ancora di forma quadrata, e la tv accesa su rete quatto per vedere Ciao Ciao. 
A quando per vestirmi si sedeva sul water, mi incastrava tra le sue gambe e mi infilava la canottierina ai lati delle mutande per non farmi scoprire i reni. 
A quando, per non farmi addormentare la mattina durante il tragitto in macchina Ostia-Roma, facevamo il gioco dei taxi ideato da lui (chi vedeva per primo un taxi guadagnava un punto e quelli bianchi, all'epoca rari, ne valevano due).
Lo so, sono stata una bambina fortunata: ho avuto un padre d'eccezione. E lo sono tuttora. 
Sono una donna fortunata e per questo non vedo l'ora che, alla prossima partita di campionato in casa, potrò non arrivare allo stadio con così tanto anticipo, perché quando si presenterà a casa mia a mezzogiorno troverà pronta in tavola la nostra pasta preferita, quella che mi faceva lui quando eravamo soli a casa: gli spaghetti con le telline! E ora capite perché ho fatto la cucina tutta biancoceleste? Per farlo sentire allo stadio e fargli credere di essere già seduto sugli spalti senza dover arrivare tre ore prima!


SPAGHETTI CON LE TELLINE

Ingredienti per 4 persone:
  • 500 g di TELLINE
  • 300 g di SPAGHETTI
  • 2 spicchi d'AGLIO
  • PEPERONCINO
  • PREZZEMOLO
  • OLIO
  • SALE
  • qualche POMODIRINO PACHINO
Preparazione:
  1. per prima cosa mettere a bagno in acqau salata (se del mare ancora meglio) le telline per almeno due ore affinchè rilascino tutta la sabbia
  2. in una padella mettere a soffriggere nell'olio aglio in camicia, qualche foglia di prezzemolo sminuzzata a mano, un pò di peperoncino
  3. appena il soffritto è pronto e l'olio caldo, aggiungere le telline sciacquate e 5-6 pachino tagliati a metà (servono solo per dare un pò di colore) e un pò di sale (in caso ne occorra)
  4. chiudere con un coperchio e far aprire le telline (ci vorrano circa 10 minuti)
  5. nel frattempo mettere a bollire l'acqua per la pasta
  6. quando tutte le telline saranno aperte (quelle chiuse non mangiatele, mi raccomando!) e buttare la pasta e scolarla molto al dente
  7. scolare gli spaghetti, mantenendo un pò d'acqua di cottura, e versarli direttamente nella padella delle telline
  8. mantecare fino ad esaurimento dell'acqua, creando così un condimento denso
  9. servire subito con una spolverata di prezzemolo tritato

venerdì 4 ottobre 2013

IL TIPO DELLE COINCIDENZE CON LE POLPETTE
Print

Sabato pomeriggio dopo il mare io e la Runci siamo andate direttamente al centro commerciale. Lei aveva una serata dove a detta sua "doveva essere la più bella" e io invece non avevo niente di meglio da fare che accompagnarla. Al terzo giro completo del primo e del secondo piano, a lei hanno regalato un buono sconto dall'estetista come premio consolazione per non essere riuscita a trovare ancora nulla di adatto per la serata e a me un pacchetto di sigarette da fumare in attesa che lei finisse tutti i suoi giri. La mia relazione con i negozi é un po' lunga da spiegare. Diciamo che vale un po' come un'equazione matematica: se un vestito sta bene al manichino, sta bene anche a me. E dato che funziona proprio come un'equazione matematica, poi i conti a casa non tornano mai e ogni volta devo tornare al negozio a cambiare il vestito con i soliti jeans. Insomma, a me lo shopping annoia da morire e così sabato me ne sono andata fuori a sedere su una panchina presa da un'irrefrenabile ispirazione per il blog, quando mi sento chiamare da lontano. Alzo lo sguardo e dentro di me penso proprio: "ma porca puttana"! E meno male che l'ho solo pensato perché nel giro di un secondo mi è venuto incontro il tizio di cui vi ho già parlato, quello con cui i tempi coincidono. Sì, ma troppo, perché che coincidano così tanto da incontrarci anche dall'altra parte di Roma mi va anche bene, ma una volta ogni tanto i nostri tempi non potrebbero coincidere, non so, appena metto piede fuori dal parrucchiere? Sì, lo so che se vado dal parrucchiere una volta all'anno le probabilità si abbassano e infatti è per questo che, una volta salutato, ho chiamato Laura per prenotare una tinta e un nuovo taglio di capelli. Magari così  la prossima volta, invece di farmi trovare con i leggins che uso ogni tanto come pigiama, d'inverno come calze e oggi come tuta, riuscirò a fargli credere che in genere mi lavo e ogni tanto mi trucco anche!
Insomma, dopo qualche istante di chiacchiera su "Venezia è bella ma non ci abiterei mai" e "non esistono più le mezze stagioni" (su questa ce l'ho portato io per dirgli che ero andata al mare, così magari avrebbe pensato che i leggins e la felpa a mò di vestito avevano senso) il tipo mi ha spiegato che stava andando da Ikea a comprare delle cose per il locale e dato che io non avevo nulla da fare, che le sigarette - si sa - fanno male, che ho una casa da arredare, stavolta ho tolto il pilota automatico a Gigi e sono andata con lui. E non avete idea di quanto, per una volta, sia stata felice che da Ikea di Porte di Roma ti obblighino a fare tutto il giro del negozio, prima di scendere al piano inferiore per comprare piatti e bicchieri. Per fortuna poi la Runci doveva attuare la trasformazione da "che si vede che vengo dal mare?" a "questo è il mio colore di pelle naturale!" che ha richiesto almeno un paio d'ore, perché il tipo si è offerto di farmi compagnia andando a mangiare le famigerate polpette svedesi. E si vede che dentro ci mettono un ingrediente segreto, perché il tipo si è finalmente deciso a chiedermi il numero di telefono, che ha anche usato proprio ieri per chiamarmi, e dico chiamarmi, per invitarmi a cena stasera!
E dato che secondo me è tutto merito di quello che mettono in queste polpette, sono andata a chiedere la ricetta direttamente al responsabile del negozio, il quale però mi ha preso per una pazza. Quindi, la ricetta di Ikea non ve la posso dare, ma spero portino fortuna anche quelle che faccio io.

POLPETTE

Ingredienti per 3-4 persone:

- 250 g di CARNE MACINATA mista
- 1 UOVO
- 50 g di PARMIGIANO
- 30 g di PECORINO
- PREZZEMOLO 1 manciata
- SALE q.b.
- PEPE q.b.
- NOCE MOSCATA (?)
- 1 spicchio piccolo di AGLIO
- PANE 100 g
- LATTE 1 bicchiere
- PANGRATTATO
- OLIO per friggere

Necessaire:
padella antiaderente

Preparazione:
  1. mettere a mollo il pane nel latte e lasciarlo ammorbidire bene
  2. tritare il prezzemolo e l'aglio
  3. grattugiare il parmigiano e il pecorino
  4. mettere la carne macinata in una ciotola, aggiungere il pane senza strizzarlo dal latte, il parmigiano, il pecorino, l'aglio e il prezzemolo. Aggiustare di sale e pepe. A vostro piacimento una grattata di noce moscata.
  5. Iniziare ad amalgamare tutti gli ingredienti con le mani.
  6. Se al tatto vi sembrerà troppo duro aggiungere un pò di latte usato per il pane. Se al contrario vi sembrerà troppo lento, aggiungere un pò di pangrattato.
  7. Appena il composto sarà uniforme, rompere dentro un uovo.
  8. Continuare ad amalgamare. Il composto diventerà un pò più scivoloso.
  9. A questo punto, formare delle palline di carne con le mani, proprio come nel film Piovono polpette!
  10. In un piatto versare abbondante pangrattato dove passeremo ciascuna pallina di polpetta per cospargerla interamente.
  11. Mettere le palline passate nel pangrattato in un piatto e scaldare l'olio versato nella padella antiaderente
  12. Non appena l'olio sarà sufficientemente caldo, mettere a friggere le polpette abbastanza distanziate tra loro,
  13. Dorarle bene senza farle bruciare.

mercoledì 2 ottobre 2013

ESSERE L'ECCEZIONE - IL CURRY
Print

Qualche sera fa prendevo un aperitivo con un ragazzo che a brucia pelo mi ha chiesto cosa volessi e cercassi dall'amore. Senza nemmeno pensarci la risposta è partita in automatico: "essere l'eccezione"! E mi sembrava di aver detto proprio una banalità, tanto che mentre pronunciavo quelle parole era come se sentissi il coro della Runci insieme al mio. Infatti, domenica pomeriggio nel bel mezzo di una lunga passeggiata su lungotevere (in realtà la passeggiata era a Campo de Fiori, ma prese dai nostri pensieri abbiamo dimenticato dove avessimo parcheggiato e così abbiamo percorso tutto il lungotevere prima a destra e poi a sinistra prima di ritrovarla) la Runci se ne è uscita con: "io vorrei tanto la pancia...", che tradotto dal gergo runciano significa che vorrebbe tanto avere un figlio. Sospiro in simultanea, incrocio degli sguardi che in un attimo sono diventati come quelli di Candy Candy quando incontra Anthony al giardino delle rose e la sentenza runciana si è fatta ancora più decisa: "Che poi il tipo farebbe due opere di bene: salverebbe la vita a una povera zitella perché almeno così smetterei di fumare e darebbe alla vita una bella creatura!" E già queste mi sembrano due ottime motivazioni per mettere al mondo un figlio, ma in realtà quello a cui io e la Runci ci riferiamo quando intendiamo "essere l'eccezione", come Gigi per Alex, è avere accanto un uomo che ci ama cosi incondizionatamente da desiderare di mettere al mondo un figlio con noi perché vuole sia a nostra immagine e somiglianza, è potersi lanciare ad occhi chiusi da un grattacielo avendo la certezza più assoluta che sotto ci siano le sue braccia protese a raccoglierci. E io l'ho fatto. Ogni volta che ho amato, l'ho fatto talmente tanto intensamente da essermi lanciata, per poi però essermi ovviamente schiantata al suolo. Ma come Billy il Coyote, per fortuna, sono sempre riuscita a riprendere forma e a rialzarmi. E proprio come Billy il Coyote, magari all’inizio zoppicando e utilizzando qualche amica come stampella, ho poi ripreso anche a correre, pronta anche a ritrovarmi su un altro precipizio. Ecco, magari con il prossimo uomo dovrò ricordarmi di portare con me un paracadute di scorta, però continuo ad essere fiduciosa che la prossima volta non dovrò proprio aprirlo. Perché sono fatta così, preferisco correre con il rischio di cadere, preferisco lanciarmi con il rischio di schiantarmi, preferisco volare come Icaro e farmi cogliere dall’ebrezza di raggiungere il Sole, piuttosto che rimanere incastrata in un labirinto senza via d’uscita.
Questa mattina, però, ascoltando per la milionesima volta la canzone di Mengoni (de gustibus non disputandum est), mi sono resa conto che forse essere l'eccezione non è cosa a cui ambiscono tutte, o per lo meno forse hanno smesso di farlo. Lui canta di una donna (?) che è per lui l'essenziale, cosa che sinceramente a me suona tanto riduttivo. L'essenziale, per come la interpreto io, è qualcosa di ridotto all'osso. E' qualcosa di cui non si può fare a meno, ma a cui in fondo manca tutto il resto per essere indispensabile. L'essenziale è quella cosa di cui ci si accontenta e che non ti riempe la vita. E’ praticamente come ordinare al ristorante una bistecca e come contorno l'insalata al posto delle patate al forno (perché, parliamoci chiaro, ma chi è che preferisce davvero l'insalata alle patate al forno?) o, ancor peggio, cucinare la pasta senza sale, perché poi in fondo le cose che viviamo dipendono tutte da come noi le condiamo. E se proprio devo scegliere, allora io voglio essere un condimento d’eccezione, una spezia particolare, anzi quella spezia che in realtà è la miscela perfetta di tutte le altre: il curry.
E magari non tutti lo sanno, ma di curry non ne esiste uno uguale all’altro. Ciascuno lo può creare a seconda della quantità e della qualità dell’una e dell’altra spezia, scegliendo anche quale mettere e quale omettere, ogni volta a proprio piacimento, ogni volta a seconda del gusto che si vuole dare al piatto della vita.
Inutile, quindi, che oggi vi proponga la ricetta per il curry più buono, o quello più piccante, o quello più saporito. Quello che posso fare è proporvi una serie di spezie con le quali preparare il vostro curry perfetto, anche perché il mio di certo non lo svelerò così tanto facilmente.

CURRY
Nella cucina indiana l'equivalente italiano del curry (mistura di spezie) è indicato con il termine masala. Esistono decine di masala differenti e i più famosi sono: il garam masala, il tandoori masala e il pav bhaj masala.
Le varie spezie di cui sono composti sono:la cannella, i semi di cumino, il coriandolo, i baccelli di cardamomo, i chiodi di garofano, i grani di pepe nero, la curcuma, i peperoncini, l’aglio, la polvere di zenzero, il sesamo, i semi di senape, il finocchio e molte altre…

martedì 1 ottobre 2013

CHE SIANO GEMELLI... - TARTARE DI TONNO
Print

Quando mi piace qualcuno lo stomaco mi si chiude inesorabilmente e riesco a non mangiare per giorni. Evidentemente in questo periodo non mi piace nessuno, perché non faccio che fermarmi a bar, pizzerie, kebabbari e cornetterie anche uno in sequenza all'altro. L'altro giorno mi sono ritrovata a mordere un supplì, mentre nella mano sinistra tenevo già un pezzo di crostata per dopo. E non ci sarebbe stato da spaventarsi se non fossero state le cinque del pomeriggio e non mi fossi alzata da tavola poco più di un'ora prima. Così, spaventata dalla voracità con la quale ingurgito qualsiasi cosa mi capiti a tiro, ho preso coraggio e sono salita sulla bilancia. E wow... Addirittura un chilo in meno. Ma allora cosa vuol dire la mia irrefrenabile masticazione onnivora? Presa da un po' di timore, ho così composto il numero del medico per il quale avevo preso un diretto ristorante-casa Runci, anziché per Torino (la mia faccia come il sedere è proverbiale) chiedendogli di prescrivermi analisi mirate. Dopo neanche qualche ora ero sdraiata su un freddo lettino con un braccio disteso, pregando Dio non mi facesse il prelievo proprio lui e infatti dopo pochi minuti è entrato col suo camice immacolato e il suo sguardo come a dire "tanto lo sapevo che avresti trovato una scusa per tornare da me". Credo che però dopo due giorni si sia dovuto ricredere sulla scusa che avevo trovato perché mi ha chiamata dicendomi che avrei dovuto fare un altro tipo di analisi, perché sospettava fossi incinta. E dopo  il primo "oh cazzo!", o meglio, dopo anche il secondo e il terzo e non so quanti altri ne siano seguiti, ha preso il comando della situazione Gigi e ho esclamato: "ma almeno sono gemelli?"
In quell'istante sono certa lui abbia ringraziato che venerdì sera io abbia preso il treno per casa di Runci e non per Torino e mi ha dato appuntamento per lunedì. Ovviamente mi sono presentata a fare quelle benedette analisi con tutto il seguito di mia competenza, tanto che alla reception della clinica hanno pensato fosse arrivato tutto l’harem di uno sceicco arabo con anche tutti i valletti: più o meno una decina di persone tutte schierate in attesa di sapere i risultati. Claudia mi continuava a ripetere che in ogni caso lei aveva già esperienza da zia, Marianna mi guardava come a dire "non ti preoccupare a tutto c'è una soluzione...", Veronica già aveva iniziato col toto nomi e tutti gli altri nemmeno ricordo cosa facessero e cosa mi dicessero, perché io ero nel più completo pallone e non facevo altro che chiedere della nutella.
Dopo non so quanto tempo di attesa, il “torinese” mi ha avvicinata con una faccia contrita e, ritrovandosi accerchiato nemmeno fosse l'oracolo di Delphi, si è sbrigato a sibillare che non erano due gemelli e non ne era nemmeno uno solo. Falso positivo. Solo questo ricordo, perché poi mio cugino mi ha portata fuori, mentre sentivo Silvia che gli inveiva contro qualcosa sull'andare a... Torino.
Insomma un weekend di ansia e panico, diecimila domande che nemmeno vi sto a raccontare e ora... un grande "bah, però, in fondo, se fosse stato..."
E siccome forse la faccenda non mi sarebbe dispiaciuta più di tanto, a patto che fossero stati due maschi (!), mi sono consolata con un piatto che in caso non avrei potuto mangiare per almeno nove mesi: la tartare di tonno che adoro da morire!

TARTARE DI TONNO

Ingredienti:
300 g di TONNO
2 cucchiaini di OLIO extra vergine d’oliva
4 fili di ERBA CIPOLLINA
1 punta di SENAPE
PEPE NERO
SALE

Preparazione:
1) tagliare al coltello il tonno a cubetti di circa mezzo centimetro
2) tagliare i fili di erba cipollina
3) mettere ad insaporire per almeno mezz’ora il tonno così tagliato in una ciotola con l’olio, il sale, il pepe, la senape (meno di mezzo cucchiaino) e l’erba cipollina
4) una volta macerato il tutto, adagiare uno stampino sul piatto di portata e metterci il tonno
5) pressare con l’aiuto di un cucchiaio
6) estrarre lo stampino e ecco pronta la tartare

Faccio tutto da sola