Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

sabato 21 settembre 2013

QUEL RICORDO DEL PANINO DI GIORGIONE

Sono mesi che vago in giro per la città senza sosta. Alcune volte sospetto di avere la sindrome di Forrest Gump e che prima o poi anch’io mi ritroverò alle spalle una schiera di fomentati che mi seguono ovunque vada. E non avrei alcun problema al riguardo, se non fosse che io, magari di notte tardi, ma a casa ci torno sempre e dalla Runci più di tre persone non sapremmo proprio come ospitarle.
Però dalla Runci il posto per le mie foto lo abbiamo trovato e così l’altra sera ho deciso di rispolverarne qualcuna. Lascio da parte il racconto delle lacrime che non ci sono state e dei sorrisi che invece non mi hanno lasciata per ore, tanto che quando è rientrata Veronica sorridendomi anche lei mi ha detto “oh, che c’ho? Mi sono rimasti i verdurini tra i denti?” E se proprio non stessi ridendo a causa dei suoi verdurini, qualcosa con il cibo c’entrava, perché sfogliando le foto mi sono resa conto che praticamente in tutti i momenti più significativi della mia vita il cibo è sempre stato uno dei protagonisti. Da sempre. A partire da una delle prime volte in cui Claudia è venuta a mangiare a casa mia dopo scuola. Come al solito mamma lavorava e io già mi arrangiavo tra i fornelli, ma evidentemente non con i barattoli della credenza perché nella pasta col tonno ci ho messo lo zucchero al posto del sale. La fame però era talmente tanta che Claudia non solo sostiene tuttora che era buona, ma che avevamo ideato il pranzo perfetto per chi sta a dieta, dato che in un unico piatto avevamo inserito carboidrati, proteine e zuccheri. 
Con gli anni poi sono diventata più pratica e ho iniziato a voler provare piatti nuovi. Soggetti a random delle mie sperimentazioni culinarie erano sempre la solita Claudia, il Capitano, Chiara, Lodo, ma in una di queste volte la cattiva sorte è toccata al povero Mamprin, il migliore amico dai tempi del liceo, a cui forse all’epoca dei fatti non volevo così tanto bene dato che per pranzo gli ho preparato i crostini al forno con mortadella e Galbanino. Giuro Mamps che non immaginavo che la mortadella col calore si arricciasse in quella maniera ed emettesse quell’odore, e poi non ti ho detto io di mangiarteli tutti come prova d’amore e d’affetto nei miei confronti.
Non sono sempre stati gli altri però a rimetterci quasi le penne per qualche piatto della famiglia Morezzi/Avincola/Aureli (sì siamo una famiglia un tantino allargata!). Di certo mia madre non potrà mai dimenticarsi quella volta che, tornata dal tour di visite ad entrambe le nonne, durante la notte mi sono sentita malissimo per aver mangiato la pasta e fagioli sia dalla nonna materna a pranzo, che da quella paterna a cena. E se pur inconsapevolmente le due nonne hanno attentato alla mia vita, devo certamente a nonna Maria la manualità per la pasta fatta in casa e a Nonna Lina la mia sterminata collezione delle sorprese degli ovetti Kinder che ancora mi fa trovare in frigo ogni volta che vado a trovarla. Sempre a proposito di famiglia ci sono una serie di piatti che segnano determinate ricorrenze: la lasagna al forno che zia Anna mi fa trovare ogni 26 Dicembre, sottraendola a Natale dalle grinfie malefiche dei miei cugini; i pomodori di riso di mamma che segnano l’inizio dell’estate e l’abbacchio al forno con le patate, con il cui profumo mi svegliavo ogni domenica d’inverno. Del periodo in cui vivevo ancora con i miei mi mancano da morire gli incontri notturni che facevo con Aldo. Io tornavo alle 4 dalla discoteca e lui si svegliava per vedere il Gran Premio. Dato che voleva la mia compagnia, mi proponeva lo spuntino di “mezzanotte”. Sì, lo so che erano le 4,00 di notte e forse sarebbero stati più appropriati dei cornetti caldi, ma io e lui svuotavamo il frigo e ogni volta ci inventavamo un’insalatona differente. Poi con gli anni ho capito che forse andare a letto con carciofini, mais e wurstel sullo stomaco non era molto indicato e così, anche quando dormiva, svegliavo sia lui che mamma con le pizzette calde del forno appena aperto. 
Nel frattempo sono cresciuta e la cucina l’ho dovuta iniziare a condividere col Calzinaio Matto, il quale ancora sostiene di saper cucinare meglio di me, se per cucinare intendiamo fare il barbecue. Ok, ad onor del vero anche con gli aperitivi ci sa fare: mica è da tutti sapere scegliere al banco del supermercato il formaggio, le salsicce e le olive più buone! Se mi sta leggendo tra 3-2-1 apparirà tra i commenti la sua ricetta delle linguine all’aragosta, così finalmente magari rivelerà il suo ingrediente segreto. Sono proprio un genio!
Dopo la condivisione della cucina col Calzinaio Matto come ben sapete, c’è stata la non condivisione della cucina della Runci, nel senso che lei se n’è subito lavata le mani già dalla prima volta che ho condito i pomodori e cotto gli hamburger, sostenendo che da lì in poi avrebbe voluto mangiare solo quelli. Da quel giorno ho capito che aria tirava e così all’ora di cena mi sono iniziata ad infilare a casa di Marianna, ma la cosa non è migliorata, perché lei si è messa a dieta e mentre io mi spaparanzo sul suo divano e la tampino con le mie domande esistenziali della serie: “ma secondo te è troppo presto per mandare un altro messaggio al tipo che non mi risponde già da tre minuti, o mi prende per una stalker?”, lei anche questa sera mi fa gli hamburger di pollo con insalata.
Di ricordi di cene, pranzi, colazioni e spuntini vari con amici di sempre, poi ne ho un’infinità. In questo momento ho davanti le foto della preparazione del Tiramisu  per la festa a sorpresa di Antonio. Io e la Runci ci eravamo così gasate per aver trovato la combinazione perfetta di mascarpone, panna e uova per la crema, che avevamo deciso di provare anche a fare la Sacher perfetta, salvo pentircene seduta stante per il lungo procedimento. Ormai però lo avevamo detto a tutti e così siamo andate di corsa al supermercato a comprare una busta di torta la cioccolato della Buitoni. Fino ad oggi siamo state tenute in ostaggio dal Calzinaio Matto che conserva ancora la foto della prova che avevamo mentito a tutti. Runci, finalmente abbiamo fatto outing e lui non potrà più ricattarci!
Ma tra tutti i piatti a cui sono legata affettivamente ce n’è uno che non ho più mangiato: il panino dello zozzo di Corso Francia dove andavo sempre con Eleonora e dove una volta abbiamo rischiato il linciaggio. Come sempre stava spuntando il sole e a lei dopo il Goa era venuta fame. Avevamo preso il nostro solito panino ultra farcito e ce lo siamo andate a mangiare sul cornicione di marmo alle spalle del chiosco. Proprio mentre eravamo intente a non sgocciolarci tutto sui jeans, io esclamo: “Guarda Ely, uno scoiattolo!” Lei si gira e con una calma agghiacciante mi fa: “uh, ma sono tanti – attimo di pausa – uh, ma sono tutti topi!” E così iniziammo ad urlare e correre nemmeno fossimo inseguite da un grizzly, anzi sì perché da lì a breve un grizzly ci ha iniziato ad inseguire e cacciare: era Giorgione incavolato nero perché gli stavamo facendo scappare tutti i clienti!
Ora Ely non c’è più e forse nemmeno più Giorgione col suo chiosco, ma io questo non lo so perché praticamente da quel giorno non ci sono più andata. Però sono certa che in qualunque momento gli avessi nominato la parola “Giorgione” a lei sarebbe venuta voglia all’istante di quel panino, ed è per questo che col sorriso ancora stampato sulla faccia ne vado a preparare uno e posto a voi la ricetta.




IL PANINO DELLO ZOZZONE DI CORSO FRANCIA

Ingredienti:
·        1 PANINO con il sesamo
·        2 SOTTILETTE
·        1 HAMBURGER
·        3-4 fettine sottili di POMODORO
·        1 foglia di INSALATA
·        CARCIOFINI
·        MAIONESE
·        KETCHUP

Preparazione:
1.      tagliare a metà il panino e mettere entrambe le due metà sulla piastra calda dalla parte della mollica
2.      mondare e tagliare un pomodoro rosso da insalata in fettine sottili. Consiglio di scegliere la parte centrale
3.      lavare una foglia di insalata e iniziare a scolare i carciofini dall’olio
4.      quando il pane sarà caldo e un pochino abbrustolito, toglierlo dalla piastre e metterci l’hamburger (girare l’hamburger una sola volta per lato)
5.      mentre l’hamburger si sta cuocendo, spalmare su una fetta di pane la maionese, dall’altra il ketchup
6.      sopra la fetta piana disporre l’insalata, le fettine di pomodoro e una sottiletta
7.      quando anche il secondo lato dell’hamburger sta per finire di cuocersi, mettere sopra la seconda sottiletta e lasciare che si sciolga un po’
8.      a questo punto, togliere l’hamburger dalla piastra e adagiarlo sulla fetta di pane più farcita. Chiudere con l’altra fetta e divorarlo a gambe aperte perchè rischio straripamento elevatissimo!

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