Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

lunedì 23 settembre 2013

CENA ROMANTICA CON SALMONE AL PEPE ROSA

Non c’è giorno che non arrivi in ufficio e non mi ritrovi una mail del Calzinaio Matto che per oggetto ha “Io e lui”, oppure “Io, lui e l’altro” e per testo una foto formato gigante di Lino appollaiato sulla sua pancia, o di Lino sempre appollaiato sulla sua pancia e l’amichetto di Lino, Isidoro il roscio, sdraiato sulle sue gambe.
Non c’è mattina, quindi, che io non arrivi a lavoro e non mi ricordi che fino a qualche mese fa avevo un gatto. Che poi definirlo gatto è veramente un eufemismo, perché ricordo bene come l’ho svezzato quando non aveva nemmeno un mese, come mi graffiava le braccia quando la sera provavo a lavarlo con le salviette profumate (sì, lo so, ero un tantino esagerata e premurosa e forse per questo Lino ha sempre preferito il Calzinaio Matto a me), come mi scapicollavo al supermercato incontrando sempre lo stesso tizio che mi guardava come a dirmi “ a signò, è un gatto, mica si può mettere a leggere tutti gli ingredienti manco fosse un neonato”. Ecco il punto era proprio quello. Lino non era e non è un gatto. Lino è stato cresciuto come un bambino. Ed è tuttora un bambino. Praticamente è nostro figlio, solo che a differenza delle famiglie normali, chi ha abbandonato il tetto coniugale sono stata io e adesso chi fa la parte della mamma part time sono sempre io. L’affido è toccato al Calzinaio Matto e a me tocca viziarlo come un padre che va a trovare il figlio una volta a settimana con tutti i sensi di colpa che comporta la faccenda. E proprio mossa dai miei sensi di colpa, questa sera mi sono di nuovo infilata al supermercato tutta intenzionata a viziare il mio figlioLINO, comprando qualcosa da cucinare che fosse commestibile sia per lui, che per me.  E sì, perché sabato dinnanzi ad una frittura di calamari e qualche spritz, il Calzinaio Matto se n’è uscito dicendomi che, se mi mancava tanto domenica sarei potuta andare a dormire a casa sua, perché lui si sarebbe fermato a dormire fuori Roma. “Ti giuro che casa è tutta pulita”: è così che mi ha convinta. E scema io che ci casco sempre. 
L’ultima volta che mi aveva chiesto di andare a dormire da lui per accudire Lino è stato esattamente durante il weekend di ferragosto. Lo ricordo bene e se lo ricorda di sicuro anche mia cugina, perché mentre mi dimenavo su e giù per la spiaggia e poi su e giù per il giardino di casa per cercare di non pensare ad un tizio che non mi aveva più risposto ad un messaggio, quando ci riuscivo il pensiero si spostava a chissà quale cretina stesse passando quel weekend col Calzinaio Matto. Della serie dalla padella alla brace e infatti il cervello mi si è bruciato definitivamente verso le 19 del pomeriggio, quando distratta dai miei pensieri ho per sbaglio messo in bocca un grissino trovato sul tavolo di casa. Momenti vado dritta all’ospedale. Non oso nemmeno pensare da quanti giorni fosse fermo lì e quali gatti l’avessero già schifato. Ed ecco spiegato perché stasera sono passata al supermercato a fare la spesa prima di venire a casa. 
Ma come vi dicevo, il Calzinaio Matto sabato aveva giurato che mi avrebbe fatto trovare casa pulita ed era stato così convincente che Veronica, mentre preparavo la borsa per venire qui, mi ha chiesto se volessi portarmi le lenzuola pulite. E non è mica andata tanto lontana dalla verità, perché infatti il letto non è che era disfatto, non era proprio fatto. Mi dovrei domandare come mai il Calzinaio Matto abbia tolto le lenzuola? Eppure ho controllato se nelle pentole avesse nascosto qualche perizoma, ma non ho trovato nulla. Ora che ci penso, però, darò un’occhiata anche nei miei vecchi cassetti. Del resto gli uomini non sono così furbi come pensiamo!
E così appena entrata a casa gli ho fatto il letto, perché è vero che stasera ci dormirò io, ma è anche vero che ci dormirà lui per il prossimo mese e mezzo. La cosa comunque mi è sembrata tanto la fotocopia di un’altra volta che sono venuta a trovare Lino. Il Calzinaio Matto mi aveva detto di aver trovato dei miei vestiti che però aveva messo a lavare e che, se li avessi voluti portare via, avrei dovuto stendere i panni.  Anche in quel caso mi sarei dovuta chiedere come mai li avesse messi in lavatrice? La domanda ricordo di essermela posta, ma poi sono certa di essere stata distratta dal biliardino, e così mi sono fatta una partita con la Runci e tutto è passato.
Insomma, ogni volta che vengo a fare le coccole al mio Lino trovo sempre qualche sorpresa che mi riporta indietro nel tempo, tanto che mi chiedo se sia una nuova tattica in fase di sperimentazione per farmi rievocare i “bei vecchi tempi”, perché stasera oltre al letto da fare, ho trovato il solito disordine di cose sparse per casa: pantalone incastrato tra la gamba del letto e la rete, piatti di carta per Lino finiti, un pacco di pasta che mi è precipitato addosso quando ho aperto la credenza (giuro che cercavo l’olio e non i perizomi) e frigo letteralmente vuoto, anzi le uniche cose che ho trovato gliele ho buttate io perché risalivano ancora ai tempi di quando abitavo qua. Per fortuna che ero passata al supermercato a prendere un bel trancio di salmone per fare la cenetta romantica col mio Lino. Salmone diliscato e appena scottato per lui e in padella col pepe rosa per me. Spero solo che la Runci non si ingelosisca, perché tanto lo sa che è da lei che poi torno!

SALMONE AL PEPE ROSA

Ingredienti:
1 trancio di SALMONE fresco
2 cucchiai di OLIO extravergine d'oliva
1 spicchio d'AGLIO
1 cucchiaio di PEPE ROSA in grani
1 mazzetto di PREZZEMOLO fresco
1/2 bicchiere di VINO bianco
SALE q.b.

Preparazione:
1) sbucciare l'aglio e metterlo intero in una padella antiaderente con l'olio e i tranci di salmone
2) rosolare a fuoco medio per non più di due minuto per parte
3) tritare il prezzemolo
4) quando il salmone avrà preso il colorito rosa chiaro, aggiungere il prezzemolo tritato, il pepe e il sale (personalmente il sale non lo aggiungo mai)
5) lasciare andare per altri due minuti
6) a questo punto sfumare con il vino a fuoco alto, in modo che sotto si formi la crosticina del salmone
7) una volta evaporato il vino, spegnere il fuoco e servire caldo.

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