Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

mercoledì 11 settembre 2013

A CASA CON LA RUNCI - NIGIRI

Io e la Runci (Veronica) stanche dopo una lunga giornata in cui ci è toccato lavorare, correre dall’estetista all’ora di pranzo per mani, piedi e cerette varie, timbrare il cartellino alle ore 20.00, precipitarci dal giapponese perché “oh, ma mica è colpa nostra se usciamo da lavoro quando i supermercati sono chiusi” (ovviamente avere una scorta di pasta e scatolame non è proprio contemplato), alzarci dal tavolo dopo che in 45 minuti scarsi ci  siamo ingurgitate 5 porzioni di edamame, 4 di sashimi, 3 di ebiten, 4 di Philadelphia, 2 di tako su, 2 di california, 1 di sake maki e 8 di nigiri vari (lI so a memoria perché ci nutriamo di questa roba, sempre la stessa, almeno due volte a settimana, tanto che quando entriamo nemmeno ci chiedono più dove vogliamo sederci e cosa vogliamo ordinare), guidare fino a Trastevere per finalmente andarci a concedere il nostro meritato relax ovviamente al locale di Christian, alle ore 2,08 decidiamo di andare a dormire.
Veronica sale sul soppalco e io me ne rimango sul divano a mò di balena spiaggiata. Non passano  nemmeno tre minuti da quando spengo la luce che da là sopra sento la voce già rauca della Runci che fa: “Amica, non hai capito quanto è piccolo il mondo. Nooo, non hai proprio capito. Ti dico: stavo sul profilo di uno (le evito l’imbarazzo omettendo il nome del tizio in questione, ovviamente non perché ci sia il rischio che legga il blog, ma perché c’è il rischio – fondato - che il tizio non sappia proprio leggere!)  e vado a vedere chi gli aveva cliccato “mi piace” su una foto che devi vedere perché è un fico. Scorro giù e vedo una troppo carina, così apro il profilo di questa per vedere le sue foto e non sai chi ha tra gli amici questa qua. La nostra collega, che pure lei ha cliccato “mi piace” sulla foto del profilo di questa. Così scorro le altre foto e ci sono quelle del matrimonio. No, non hai capito con chi è sposata questa, con quell’altro nostro collega, dai, quello là che fa tanto il fico e invece è un rozzo. No vabbè, devo scendere dal soppalco.” E mentre dice quest’ultima frase sento un rumore di piedi che si precipitano giù per la scaletta di legno ad una velocità impensabile sia per la Runci, sia per la poca praticità di quella scala. In un nanosecondo approda a terra e per sbrigarsi a mostrarmi il suo nuovissimo ultimo scoop inciampa su una scatola di scarpe di Valentino e atterra direttamente sulla mia pancia. Voglio dire, mica è da tutti poter inciampare su un paio di Valentino e spalmare la propria faccia sul mio pancino. In fondo è stata fortunata: se a terra ci fossero state le mie All Star, allora sì che la cosa sarebbe stata imbarazzante!
E così questa mattina quando ci siamo svegliate, o meglio lei ha svegliato me venendomisi a sdraiare addosso, nemmeno ci siamo guardate in faccia – perché lei ovviamente aveva già l’iphone in mano -  che siamo scoppiate a ridere. Entrambe sapevamo perché ridevamo senza nemmeno parlarci, perché io e la Runci ormai comunichiamo col pensiero. Certo, ogni tanto il flusso della mente si inceppa, in genere quando una trasmette all’altra che deve comprare le sigarette, ma il problema lo ovviamo facilmente scroccandole al povero Antonio, ma tutto sommato per le cose importanti, come quando me la vedo sbucare nella stanza proprio mentre anch’io mi stavo alzando dalla scrivania per andare da lei, in genere funziona.
Ma questa mattina, a differenza delle altre, subito dopo il sorriso mi è calato un velo di tristezza. Eh sì, perché tutto questo sta per finire e io non penso proprio di essere capace di rinunciarci. Presto, molto presto, la mai casa sarà pronta (a dirla tutta, la mia casa è pronta, ma io vado praticamente ogni mattina a parlare con gli operai per cercare nuovi piccoli appigli per allungare i tempi di consegna) e io dovrò abbandonare quello che ormai è diventato il nostro luna park. Questa casa, la sua, è impregnata di ricordi. 
Il muro dietro il divano ci ricorda della spiata del nostro vicino mentre produceva rumori molesti e noi ci chiedevamo se fossero due uomini perché le voci non ci convincevano e per capire bene abbiamo preso due bicchieri da appoggiare al muro. La finestra nel salotto racconterà per sempre le strigliate che mi fa la Runci quando cammino tutta nuda per casa. La lampada a terra sarà per noi memoria delle nostre cene a luce soffusa, per non dire al buio, perché con la finestra aperta entrano le farfalle! Sul tappeto persiano in bagno rimarranno impresse le orme dei miei piedi bagnati, perché non riesco proprio ad asciugarmeli dentro la doccia. Poi ci sono le stampelle che non bastano mai e che continuiamo a comprare un giorno sì e uno no, solo perché il giorno che saltiamo la visita al negozio di cinesi è perché l’altra non dorme a casa e allora ce le freghiamo reciprocamente dall’armadio. Ci sono i pomodori pachino che mi tocca fare sempre a me perché “oh amica, sei troppo brava! Come li condisci tu mai nella vita!”. Rimarrà il plaid sul divano che uso d’inverno ma anche d’estate, tanto che lo esporranno al Museo di Roma come riproduzione fedele della sindone di Testaccio. Ci sono le lacrime della Runci ogni volta che legge i miei post e le mie lacrime di fronte alla sua porta di casa, perché la prima notte che dovevo dormire là da sola mi aveva lasciato un mazzo di chiavi sbagliate e lei è dovuta tornare dall’altra parte di Roma per venirmi ad aprire e calmarmi perché mi ero fatta prendere da una crisi di nervi, in cui incolpavo il Calzinaio Matto di avermi fatto fare quella fine. Ma ci sono anche le risate continue, quelle che non smetti mai di fare, in cui ti guardi e solo per il fatto di aver pensato la stessa cosa ti senti felice.
E allora mi chiedo, come farò a rinunciare a tutto questo? Non basterà continuare a lavorare a due porte di distanza. Non basterà guardarci negli occhi e capire che anche la tua amica necessita del 48esimo paio di scarpe e quindi andiamo a Porte di Roma subito dopo il lavoro, non basterà la palestra sotto casa mia per farla venire a dormire da me almeno due volte a settimana (facciamo tre, Runci?). E non basterà nemmeno il giapponese, nemmeno se decidessimo di andarci tutti i giorni della settimana e nemmeno se riuscissi a convincerla a fare il corso di sushi e sashimi con me, quello che nel frattempo ho fatto e di cui vi posto la ricetta dei Nigiri Sushi!

NIGIRI SUSHI

Ingredienti:
- 10 fette SALMONE crudo
- 10 fette TONNO crudo
- 10 GAMBERI crudi
- 300 g di RISO GOHAN
- 30 g di WASABI
- Salsa di SOIA q.b.
- ZENZERO q.b.

Preparazione:
1) dopo aver bollito il riso, bagnare le mani in acqua tiepida
2) prendere una piccola quantità di riso e formare delle polpettine
3) lavorare le polpettine girandole nella mano fino a dargli la classica forma del nigiri
4) a questo punto tagliare il salmone e il tonno nel senso dei filamneti di grasso
5) posare la fetta su ciascuna polpettina di riso
6) servire con wasabi e zenzero a parte


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