Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

giovedì 29 agosto 2013

VERITA' NASCOSTE - MOJITO
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Quante volte vi è capitato che una vostra amica, dopo anni di singletudine, anche un po’ forzata (diciamocelo!), vi abbia mostrato orgogliosa e gongolante la foto di un suo nuovo flirt, quel flirt che finalmente le è capitato senza doverselo andare a cercare in un villaggio turistico di Cuba, o ballando fino alle 4 di mattina sui divanetti di una discoteca, rendendo vano ogni vostro sforzo di convincerla che i tempi di flash dance sono passati da un bel pezzo?
E adesso, per fortuna, sono passati anche i tempi delle figuracce, i tempi delle bevute notturne e dei ricordi del giorno dopo, i tempi dei fazzoletti Tempo sempre a portata di mano insieme a rimmel e fard in borsetta, i tempi del “perché lei sì e io no” e i tempi delle risposte “perché tu hai noi”.
Perché ora lei ha il suo flirt nuovo di zecca e proprio ora vi sta guardando con quegli occhi a mò di hello spank, chiedendovi che cosa ve ne pare di quel gran pezzo da 90 che ha già piazzato sul desktop del suo Iphone al posto del suo amato gatto. E voi, prendendo il cellulare in mano con già pronto l’urlo di gioia, nemmeno finalmente aveste vinto insieme la maratona dei sacchi delle elementari, per poter esultare all’acchiappo dell’anno, ma che dico dell’anno, del secolo, anzi della vita, o almeno così si spera alla veneranda età di 30 anni (vabbè, un anno me lo sono abbonata!), riconoscete in lui qualcosa di familiare.
Magari non riuscite bene a metterlo a fuoco perché sull’occhio sinistro c’è piazzata l’icona della cartella delle immagini. E sicuro non sarà proprio lui, perché quello che ricordate voi aveva i denti storti e quello della vostra amica li avrà certamente tutti belli dritti. Ma certo che non è lui, perché il vostro si chiamava, oddio come si chiamava?, sì aveva quel nome strano, tipo Leopoldo, Arciboldo, ah ecco Arnoldo. Sì, proprio Arnoldo. E quanti Arnoldo mai esisteranno in tutta Roma? Uno! Ed è lui. L’acchiappo dell’anno, anzi del secolo, o meglio quello che sarà il futuro marito della vostra amica (anche se lui ancora non lo sa) è proprio il vostro acchiappo dell’anno, vabbè facciamo del mese di febbraio di due anni precedenti. E lei lo avrebbe saputo se proprio nel mese di febbraio di due anni prima non fosse andata a cercare a Cuba il suo uomo-acchiappo della vita, vabbè anche per lei del mese di febbraio di due anni fa!
Dite la verità, a voi non è mai capitato? No? Sicure, sicure?
Ne dubito. Anzi sono certa che state negando perché avete tenuto il segreto per voi e al momento delle presentazioni - che avete sfuggito fino al momento delle nozze solo perché eravate la damigella d’onore, altrimenti sareste volate anche voi per Cuba - avete sfoggiato tutta la naturalezza del mondo fingendo di non ricordare lui, il suo nome e pure i suoi denti storti.
Ok, va bene, nessuna amica farebbe una cosa del genere, e nemmeno io. Giuro!
E così circa un annetto fa mi è toccato trattenere l’urlo di gioia in gola, prendere l’iphone in mano, chiedere gentilmente alla mia amica di mostrarmi una foto in cui lui sorridesse, così da essere proprio sicura e…. ordinare immediatamente altri due mojito!
Immagino che ora vogliate sapere come sia andata a finire tutta la storia di Arnoldo, o meglio dell’acchiappo dell’anno…
Beh…. Ci sono cose che non si possono rivelare, ma una ve la posso dire.
Succede! Succede che il vostro acchiappo della vita sia stato l’acchiappo della vita precedente di una vostra amica. E succede anche che, quando si è amiche, ma tanto amiche, si capisce che la vita precedente ormai è andata e quello che conta è quella presente. E così succede che dopo tanti mojito, magari talmente tanti che l’associazione per la protezione dell’yerba buena in Italia vi ha chiesto cortesemente di iniziare a cambiare gusti alcolici, ora vi ritroviate sull’altare accanto alla vostra compagna dei sacchi ad esultare, finalmente, per il suo acchiappo della vita. E non solo perché finalmente ora potrete mostrare a tutti che anche voi sapete ballare come in flash dance!

Ovviamente, come avrete ben capito, la ricetta del giorno è un mojito alla cubana, un po’ diverso da quello nostrano. La ricetta l’ho rubata quest’estate al Mojito Embassy del Macro di Testaccio, un evento che spero tanto la mia cara amica riorganizzi anche il prossimo anno!



Mojito Cubano

Ingredienti:
- 2 cucchiani di ZUCCHERO DI CANNA
- La spremuta di ½ LIME
- 2 rametti di YERBA BUENA
- 4,5 cl di RUM (Havana Club invecchiato almeno di 3 anni)
- 9 cl di ACQUA FRIZZANTE
- GHIACCIO

Preparazione:
1) Nel classico bicchiere da cocktail mettere lo zucchero e la spremuta di lime.
2) Sbattere tra le mani i rametti di herba buena affinchè si sprigioni l’odore e il sapore.
3) Tagliare a metà i due rametti e metterli nel bicchiere
4) A questo punto pestare ben il tutto
5) Aggiungere il ghiaccio fino all’orlo del bicchiere
6) Versare prima il rum e poi l’acqua
7) Mescolare e guarnire con una fetta di lime e due cannucce

E come sempre, in questo caso buono slurp a tutti!

lunedì 26 agosto 2013

SERATE SFOGO? SPRITZ!
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Antilia è il locale di un mio amico a Trastevere che ormai da un po’ di tempo è diventato il mio covo per sedute sfogo di psicoterapia. Christian, il mio amico, è una sorta di analista stregone che con una semplice pozione magica ha il dono di rispedirti a casa con il sorriso stampato sulla faccia: due spritz, una valanga di noccioline e uno sgabello. E l’altro giorno ero proprio appollaiata su uno dei suoi sgabelli, col suo faccione sempre allegro davanti, mentre mi sfogavo sulle difficoltà odierne dell’essere single.

Ma ci avete mai pensato a quanto la nuova tecnologia abbia complicato qualsiasi tipo di approccio tra un uomo e una donna? Voglio dire, prima esisteva il telefono, dotato di due uniche funzioni: gli sms e le telefonate. Gli sms si usavano per comunicazioni brevi e coincise: “mi manchi”, “ti amo” quando proprio eravamo fortunate, “ti lascio” quando già aveva un’altra e non voleva dilungarsi in spiegazioni al riguardo. Gli sms erano così complicati da scrivere senza T9 che quando dovevi mandare un messaggio ti dovevi prendere mezza giornata di permesso a lavoro e così gli uomini, anche solo per non essere licenziati, erano incentivati a passare alla conversazione telefonica. Era semplice. Primo approccio: ci scambiamo il numero; secondo approccio di durata variabile, ma pur sempre breve: qualche sms; ma poi per vedersi, uscire, incontrarsi ci si chiamava, o meglio lui ti chiamava!
Ora invece, a causa dell’iphone, c’è whatsapp, messenger facebook, e per le più addentro alla vita da single (spero di non doverlo scoprire mai!) ci sono anche viber, skype, e non so quante altre chat. E’ tutto più complicato. Quando squilla il telefono, per una come me che ovviamente ha la stessa suoneria per ogni cosa, si entra nel panico. Devo ogni volta spizzarmi tutte le applicazioni della prima schermata, salvo scoprire poi che è una mail del mio capo. Ma il peggio è quando uso whatsapp, di cui ammetto farne un uso sconsiderato, e messenger facebook, spesso anche in contemporanea.
Non più di qualche giorno fa sono riuscita a mandare delle foto ad un ragazzo che mi piaceva, piuttosto che ad un mio amico che me le aveva chieste. Perché  il mio amico me le aveva richieste su facebook, io ho letto il messaggio su pc, ma avevo le foto sull’iphone e così, convinta che fosse anche lì l’ultima chat aperta, ho mandato delle foto orrende di me abbracciata al mio amico al tizio che mi piaceva. Voi capite bene che il tipo ovviamente mi ha preso per una psicopatica ambulante dileguandosi  giustamente nel nulla e che io sono dovuta correre dal Christian per psicoanalizzare l’accaduto. Ma questo non è il peggio mi sia successo, perché una volta, sempre su whatsapp sono riuscita a dare appuntamento ad uno invece che ad un altro. Quando sono arrivata al locale dell’incontro mi sono sentita dire alle spalle “ah Morezzi, ammazza che acchitto!” Per fortuna, l’omonimo a cui avevo dato appuntamento era un mio amico e così il tutto si è risolto con un’altra bevuta da Christian e con quell’altro che pure si è dileguato nel nulla. Io ho provato a spiegargli che il mio nuovo status di single è così recente da farmi fare questi piccoli errori, ma lui mi ha risposto che appunto è giusto che ci rimanga un altro po’, così da non doverli più commettere col prossimo. E nell’urlarlo è stato però gentile ad usare la parola “single” al posto di “zitella svampita”.  Ho apprezzato molto.
Niente da fare, la tecnologia mi rema contro. O forse sono semplicemente io che mi remo contro da sola. Fatto sta, che l’altro giorno per riempire questo vuoto cosmico di flirt mi sono buttata nello shopping compulsivo ed il risultato è stato un caloroso abbraccio da parte di uno sconosciuto! Non sto scherzando. Ero proprio nel bel mezzo del mio sfogo sugli uomini che ormai non chiamano più, ma mandano solo whatsappate e poi nemmeno ti chiedono di uscire (io questa non me la spiego proprio), che ad un certo punto mi sento stretta alle spalle da due braccia giganti. Christian scoppia a ridere, io mi giro per capire cosa stesse succedendo e un tizio dalle braccia giganti in inglese mi fa capire che non avrebbe potuto farne a meno perché la mia maglietta era un’evidente richiesta d’affetto!

Bè, la mia maglietta è questa (me la sono fatta fotografare per voi) e il suo immediato acquisto è il mio primo consiglio della giornata in caso vi sentiate un po’ giù di morale, o è un periodo che non ricevete un abbraccio caloroso come si deve. Magari non incontrerete un altro pazzo che si slanci in abbracci come quello che ho trovato io, ma sono certa che anche quello di mickie mouse vi fare sentire già più coccolate.


Il secondo consiglio, invece, è quello culinario, ossia la pozione magica della felicità del mio amico Christian…

Lo SPRITZ a modo suo!

3 once di VINO BIANCO
1 oncia e 1/2 di APEROL
1/2 oncia di SODA
1 fetta spessa di ARANCIA

oppure

6/10 di VINO BIANCO
3/10 di APEROL
1/10 di SODA
1 fetta spessa di ARANCIA

venerdì 23 agosto 2013

BASEBALL TIME - POP CORN ALL'AGLIO
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Vi ho mai raccontato della mia passione per il baseball?
Bè, tutto ebbe inizio circa 20 anni fa, quando mia madre non sapendo dove sbolognarmi nel mese di luglio, mi mandò ad un centro sportivo estivo. Ripeto: ad un centro sportivo!
Io che da sempre odio sudare. Io che penso ancora che il bicipide si chiami così perché si usa sotto sforzo in bicicletta, e di conseguenze il tricipide si usa col triciclo. Io che il massimo sforzo che riesco a fare durante il mio tempo libero è usare l’indice per sfogliare le pagine dei libri. Vabbè, ogni tanto ammetto di sforzarmi un po’ di più e di usare ben 4 dita per sollevare un calice di vino, perché io il mignolo non lo uso (!), ma non per educazione, per una pura questione di risparmio energetico.
Insomma, proprio io che non riesco a bruciare più di due calorie per qualsiasi attività, figuriamoci sotto il sole cocente di luglio, alla tenera età di 10 anni sono stata catapultata in un centro ricolmo di verde, piscine e campi di ogni sorta. Inutile vi dica quanto possano essere stati vani gli sforzi dei giovani animatori di coinvolgermi in ogni attività che comprendesse sudare, muoversi e addirittura sporcarsi!
Tutto questo fino al giorno dell’arrivo al centro di Massimo. Massimo dai capelli biondi e gli occhi azzurri che già da scuola aveva rubato il mio cuore. Il classico personaggio dei miei romanzi, che alla fine ritrovi dopo anni, mille peripezie e una serie infinita di sconfitte amorose e che ti bacia a mò di bella addormentata nel bosco per svegliarti da un sogno e che solo dopo due mesi di frequentazione ti chiedi come mai non si sia fatto gli affari suoi lasciandoti beatamente dormire sul tuo giaciglio! Ok, i miei romanzi in genere finiscono con un lieto fine, ma in genere a me va così, anzi a me è andata proprio così, perché poi Massimo l'ho rincontrato.... ma questa è un'altra storia!
Vabbè, basta con le digressioni e torniamo a Massimo dell’epoca, che era il bambino più bello avessi mai visto in vita mia e che tra le tantissime cose che amavo di lui è che era anche della Lazio. E già all’ora questa era una delle caratteristiche che più mi colpivano, perché significava essere uniti nello sbeffeggiamento quotidiano da parte di tutti i bambini “cattivi” (leggi della Roma). Insomma, questo mi faceva proprio sentire una prescelta, l’unica al mondo che potesse capire cosa significasse andare il lunedì a scuola vestita con la maglietta celeste di Signori dopo un regolare pareggio di inizio campionato. Guarda caso biondino pure lui, il mio era un vizio!
Comunque, per farla breve, a seguito dell’arrivo di Massimo decisi di doverlo conquistare a tutti i costi e così, scendendo a compromessi con le mie capacità agonistiche, decisi di provare almeno con uno sport. Ce ne erano tanti da praticare, ma il baseball era l’unico che facesse veramente per me, l’unico in cui potevo evitare di fare la figura dell’imbranata, dovendo praticamente solo sforzarmi di fare uno scatto ogni tanto dopo pause di attesa in base quando giocavo in attacco, e starmene inginocchiata tutta barricata dietro il battitore quando invece toccava stare in difesa. Insomma, il baseball dal lontano 1992 è diventato il mio sport preferito, lo sport che anche io se non fossi un bradipo con sembianze umane potrei praticare. Del resto è lo sport dei panzoni, è lo sporto di Jim (James Belushi in La vita secondo Jim). Il baseball detta alla Yogi (Lawrence Peter Berra, 19 anni di carriere tra Yankees e Mets, 13 volte campione del mondo) “è per novanta per cento questione di testa. L’altra metà è forma fisica”. E se lo ha detto lui, figuriamoci se non lo confermo io!
Insomma, è quindi da più di venti anni che quando ne ho l’opportunità seguo in tv qualche bella partita della Major League e ieri sera per questo motivo mi sono infilata in un pub americano del centro per seguire Pirates vs Giants. I Giants sono la mia squadra preferita semplicemente perché una volta erano i rivali degli Yankees. I New York Yankees sono la squadra più vincente della MLB con 27 titoli, praticamente la Juve nostrana. E chi mai potrebbe tifare la squadra più facile da tifare, se qui in Italia tifa Lazio? E così, per questo motivo negli anni mi sono appassionata a loro, e non perché proprio nel loro stadio ho assistito in diretta tv alla proposta di matrimonio che da tutta la vita sogno, in cui lui si inginocchia al centro di uno stadio gremito chiedendo a lei di sposarla…. Giuro!
Comunque, proprio in onore della serata di ieri che non mi vivevo da qualche tempo, e non avendo ancora questa benedetta cucina per ricominciare a sperimentare, vi posto di nuovo la ricetta per i pop corn più americani che abbia mai mangiato, ossia al gusto d’aglio! Ieri tutto il pub ne era impregnato e a parte la birra e un paio di pon pon, non mi mancava niente per sentirmi come fossi in un localino di San Francisco. Devo dire che il mio ultimo acquisto, una lunga maglietta blu e bianca da cheerleader, mi ha fatto calare subito nella parte, ma i pop corn all’aglio, per chiunque voglia godersi una serata sul divano di casa a vedere una partita di baseball, non possono mancare!

E allora ecco a voi di nuovo la ricetta. E…. come sempre buono gnam!


POP CORN ALL'AGLIO
Ingredienti:
- 50 g di Burro
- Sale q.b.
- 5 spicchi di Aglio
- 1 scatola di Chicchi di granturco

Necessaire:
- Pentola tipo wok
- mestolo di legno
- coppa per servirli

Preparazione:
- Posizionare la pentola sul fornello più grande
- sminuzzare tutti gli spicchi di aglio
- Mettere nella pentola sia il burro, che l’aglio tritato
- Far sciogliere il burro a fuoco lento, molto lento, così da far cuocere anche l’aglio
- Appena sciolto il burro e dorato un pochino l’aglio, versare il granturco nella pentola
- Chiudere la pentola con un coperchio e aspettare di sentire lo schioppetttio dei pop corn  che si aprono
- Quando lo schioppettio si fa insistente, aprire il coperchio per far andar via il vapore acqueo, che altrimenti inumidirebbe i pop corn.
- Dopo qualche istante il rumore dei pop corn che si aprono rallenterà: è il momento di toglierli dal fuoco.
- Non bisogna lasciarli troppo, altrimenti quelli sotto si abbrustoliscono troppo e quelli sopra diventano troppo flaccidi a causa del vapore.
- Versarli subito nel contenitore e salarli.

Da sapere:
Se non ben oliati o  imburrati, i pop corn faranno scivolare via il sale e rimarranno sciapi.
Inoltre, potrete conservarli per qualche giorno. Basterà metterli in uno dei miliardi di contenitori che, sono sicura, la vostra mamma vi avrà dato per portarvi a casa le sue prelibatezze!



giovedì 22 agosto 2013

LA MIA NUOVA CUCINA
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Dopo essere riuscita a tornare a casa indenne a seguito del ritiro merci di leroy merlin, senza un uomo che dividesse con me il peso di lampade/lampadine/lampadari/lampioni, attendendo pazientemente in fila prima il turno per pagare i faretti e poi un secondo turno per ritirare al piano di sotto la merce ordinata, mentre le zanzare cenavano comodamente apparecchiate sulle mie gambe, il tutto eseguito con soave leggiadria di chi va a comprare le cose per casa nuova con gonna e tacchi 12, senza ovviamente aver preso in garage un carrello per caricare i pacchi (ok, ammetto che se lo avessi fatto sarebbe stato ancora più difficile mantenere un’andatura retta e costante), ma soprattutto senza aver dovuto usare quell’aggeggio per ritrovare la propria macchina, pur avendo allungato la strada di circa mezzo chilometro, posso a pieno titolo e a pieno diritto proclamarmi finalmente una DONNA EMANCIPATA.

Ok, va bene, calo la maschera. Tutto questo preambolo, in fondo, solo per iniziare a giustificarmi e ovviamente a scusarmi per essere sparita dalle pagine di questo blog, ma come i più svegli di voi avranno già intuito tra le righe precedenti, qualcosa in questi mesi è cambiato. 
Bè, più che qualcosa, diciamo tutto.
Ricordate la mia cucina, tutte le foto che postavo del gatto, i racconti di convivenza con il Calzinaio Matto, il disordine imperante in ogni dove della mia casa, la maglietta cercata per giorni salvo ritrovarla per caso infilata, rigorosamente ben piegata, dentro una pentola a pressione, o il barbecue piazzato al centro del giardino anche d’inverno perché "che importa, la ruggine si toglie col fuoco”, tanto che non so come spiegarmi perché ora  mangio la carne e prima non mi piaceva? Ecco, come dire, diciamo che ho fatto voto di castità e che ho rinunciato a tutti questi privilegi!
Sì, lo so, a voi l’unica cosa che vi ha sconvolto è che in questi mesi ho rinunciato alla cucina e quindi alle ricette dukaniane o alla mousse di cioccolato, ma la verità è che…. Ammazza che botta! 
E mica è facile dover rinunciare dal giorno alla notte a giocarsi a burraco aspirapolvere e straccio ogni settimana in cui sarebbero dovuti toccare al Calzinaio Matto, o ad infilarmi al supermercato nelle ore a ridosso alla chiusura, in cui i cassieri ti guardano come a dire “a bella, so aperto da stamattina alle 8 e tu ce pensi solo adesso che devi comprà er fustino der dash pe fà la biancheria de notte?”. Bè, in effetti, ora che ci penso, forse a modo mio ero emancipata pure prima, solo che invece della merce di leroy merlin, mi caricavo fino a casa pacchi della spesa e buste di detersivi.
Oddio, queste ultime righe sono certa che mi costeranno una bella strigliata da parte del Calzinaio Matto, perché tanto lo so che continuerà a leggere il blog… Almeno così magari non dovrà più chiamarmi tre volte nel bel mezzo di un aperitivo per sapere come aggiustare la salsa al curry venuta troppo amara. Ahia, mi sa che dopo questa, più che una strigliata, mi costerà proprio una litigata!!
Comunque, torniamo a noi, alle ricette, ma soprattutto alle mie scuse.
Scusa! Scusate! Prometto di non farlo più, anche se in realtà dovrete pazientare ancora un pochino per riavere le ricette fotografate. Non si può mica pensare che una torna tutto d’un tratto ed è di nuovo capace di pelare patate e condire pomodori! No, la verità è che ancora non ho a disposizione la mia nuova cucina… manca poco però e già da domenica forse potrò postarvi qualche nuova ricetta perché avrò di nuovo degli ospiti. Ammetto che sono quasi emozionata, tanto che ho immediatamente richiesto a mia madre copia aggiornata di “Come essere un bravo ospite, dalla A di Avvelenamento da cibo alla Z di Zen per lavande gastriche”. Insomma, magari domenica non userò la mia cucina, né le mie nuove pentole, talmente nuove che ancora le devo comprare, ma spero comunque di poter riprendere presto il vecchio ritmo, magari tralasciando per il momento le ricette della dieta Dukan, dato che tutti questi sconvolgimenti mi hanno fatta dimagrire senza volerlo.
Ma anche voi seguaci della Dukan, o magari voi che tornati dalle vacanze avete dichiarato alla dogana 3 chili in più intorno al girovita, vi prometto che espierò ogni peccato di latitanza ricominciando già da questo momento a rispondervi ad ogni domanda sia qui sul blog, che in chat, che su fb, che sul telefono. Sì, anche a te che mi hai continuato a domandare se la mozzarella light di galbani potesse essere sostituita dal gorgonzola durante tutto il derby di Coppa Italia, e a te che mi hai chiesto se la dukan potesse farti perdere quei fastidiosissimi tre etti che non ti facevano pesare 45 kg esatti.
Sono qua, sono tornata, magari senza una cucina, magari senza più il Calzinaio Matto fonte di grandi e profonde ispirazioni, ma sono certa che troverò ogni giorno racconti esilaranti della mia nuova vita da condividere con voi.
Ora, però, proprio perché ho appena acquisito a pieno titolo il mio nuovo status di SINGLE EMANCIPATA vi lascio perché la ceretta è ormai calda e lo smalto si è asciugato!

Come sempre, buono gnam, anche se per oggi digiuneremo!

Faccio tutto da sola