Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

domenica 8 aprile 2012

Pane Croccante al Forno


                  When the moon hits your eye like a big pizza pie…that’s a PANE! Bells'll ring
Ting-a-ling-a-ling, Ting-a-ling-a-ling…t
hat’s a PANEEEEE! Quest’é la canzone che canto mentre sto danzando, girando, nella mia cucina. No – non sto cantando la canzone famosa di Dean Martin perché sono innamorata con un ragazzo chiamato “Pane.” Sto cantando questa canzone perché la canto ogni volta che faccio il pane fresco al forno – divento emozionata mentre il pane sta ancora nel forno ed è quasi pronto e canto. Sono un’appassionata. Sono innamorata del pane fresco e croccante.
                   Non sono stata sempre così. Non conoscevo neanche il pane italiano, fresco e croccante, fino a quando avevo 20 anni. Ho cominciato la mia strada del pane quando ero piccola e mi sono innamorata con altri pani tipici del Sud degli Stati Uniti.  Anzi, il pane che abbiamo nel Sud non è veramente pane come conoscete voi perché non è fatto col lievito. Noi in Georgia abbiamo un pane diverso, fatto o da mais e lievito in polvere, cornbread, o da farina e lievito in polvere (non lievito vivente), biscuits. Sono ancora appassionata dei biscuits – non direi “no” mai ad un biscuit buono caldo con una frittata di verdure....ma questo post non è la ricetta per i biscuits, e quindi questo discorso verrà discusso un altro giorno.  
                  La cucina del Sud di U.S.A. non riflette un grande influsso italiano; dunque, è difficile mangiare bene all’ italiana, sia  con il cibo nei supermercati che al ristorante. Inoltre, quando ero piccola, la mia mamma non cucinava il pane.  Siccome la tradizione del pane italiano non c’era, a casa  fuori, qualsiasi pane “croccante” che avevo l’opportunita’ di mangiare era quasi sempre surgelato. Non conoscevamo la differenza.  Ho mangiato questo pane, morbido dopo essere stato riscaldato, coperto in burro e polvere d’aglio, con gli spaghetti with meatballs a Olive Garden o spaghetti night a casa. L’ho mangiato volontariamente – non ci sono tante cose che non mangio volontariamente – ma il pane non era mai una cosa speciale. Poi, quando avevo 20 anni, tutto si è cambiato quando ho visitato Italia per la prima volta.
                  L’anno era 2006 ed ero una studentessa, studiando a John Cabot University a Trastevere a Roma.  Prima di quest’autunno, non sono mai andata fuori dagli Stati Uniti. Scendendo dall’aereo fu per me entrare in un altro mondo. Sono rimasta con la bocca aperta per quasi tre giorni – non lo potevo credere. Mi sono chiesta, “Com’è possibile - le persone vivono in un’altra lingua, tra le rovine di 2000 anni, e nun se ne po’ frega de meno!” (Vi ho detto che ero a Roma!) Il primo giorno, ero stanca da morire – non avevo dormito bene al aereo perché ero troppo emozionata, e quando arrivammo in Italia avevo STRAfame (quanto mi piace la parola stra!). Non ci fu tempo al aeroporto di mangiare niente, e quindi non andai a cercare qualcosa da mangiare fino a quando ero già al mio appartamento vicino a Piazza degli Eroi. Scesi le scale, e mi girai ad un piccolo panificio accanto al mio palazzo. Entrai -  avevo una grande paura di parlare la lingua, ma la fame era più grande e alla fine, chiesi di avere del  pane.  Qual tipo? , mi rispose la signora. Ci sono tipi,  pensai. Mormorai, Ummm non lo so. Ho fame. Non ho ancora mangiato pranzo.  Lei sorrise e senza chiedermi, mi preparò il mio pranzo. Spero che a Lei piaccia, mi disse, dandomi una cosa avvolta nella carta bianca. Mille grazie, la ringraziai, uscendo dalla bottega. Aprii la carta e presi il mio primo boccone di pane con nutella.  Morii sulla strada.
                  Dopo essere risuscitata, mi ripresi e rientrai nel panificio per ringraziare la signora. Buono! Grazie - buono! Grazie – mille grazie – che buono! Gridai e quasi esplosi dalla gioia. In quel momento, la mia storia  cominciò: il pane mi ha conquistata.
                  Sono ritornata negli Stati Uniti in gennaio 2007. Ci sono panifici qui, ma non tanti in Georgia, e non in Indiana, dove ho frequentato l’università...e anche se ci fossero panifici  vicino a me, un pane buono croccante costava quasi $5.00. Ero disperata, senza soldi, e cominciavo a cercare una ricetta che poteva almeno somigliare al pane italiano. Ci ho impiegato tre anni, ma alla fine, l’ho trovato uno che non vuole troppo lavoro a farlo, solo il tempo. Eccola: non è così buono come il pane in Italia, ma a me ed agli amici piace. E va benissimo con la Nutella.

Alla fine, vi lascio con il mio motto nuovo, che prendo dagli miei origini piemontesi: Ol pà l’istofa mai!!

Baci,
Marti

Pane Croccante al Forno

375 g farina
Un pizzico di sale
1-2 cucchiaino di lievito di birra
330-350 ml di acqua tiepida
Una pentola metallica con il coperchio

Mettete e mescolate la farina, il sale, il lievito di birra, ed l’acqua in una scodella grande (io uso una di vetro). La pasta dovrebbe essere appiccicosa e bagnata. Coprite la scodella con una pellicola e lasciate la pasta a lievitare per 18-20 ore.  Dopo che 18 ore sono passate, versate la pasta su una superficie farinata. Modellatela in una forma di pane e copritela con una pellicola di nuovo. Lasciatela lievitare per 2 ore. Mentre la pasta sta lievitando, preriscaldate il forno a 225 gradi e mettete la pentola con il coperchio dentro il forno. Dopo che la pasta è lievitata, spostatela nella pentola nel forno (la pentola deve essere caldissima), e copritela. Lasciate il pane cucinare per 20-25 minuti. Poi togliete il coperchio e lasciate il pane cucinare per altri 15-20 minuti o fino a quando la crosta divente scura e croccante.

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