Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

giovedì 19 aprile 2012

La Cucina Grande Piccola


            “Kitchens are the new living rooms.” (traduzione: Le cucine sono i nuovi soggorni) Stavo leggendo l’ultima pagina della rivista La Cucina Italiana in inglese, specificamente un’intervista con Rossana Orlandi, quando queste parole mi hanno colpito. Ero al punto in cui stavo rapidamente guardando le ultime pagine di questa rivista perche’ ormai leggevo da piu’ di un’ora ed ero  stufata  di leggere attentamente; ma non posso mettere una rivista giu’ senza finirla. Quindi, non stavo  molto attenta alle parole. Anzi, non mi ricordo neanche le altre domande dell’intervista. Pero’ sono stata colpita  dalla frase “Kitchens are the new living rooms.” In inglese, “living room” vuol dire il soggiorno – letteralmente la stanza in cui si vive. La cucina e’ in realta’ la stanza in cui vivo. Trascorro piu’ tempo nella mia cucina che nel mio soggiorno. Quando ricevo  ospiti, loro stanno con me nella cucina mentre cucino. Per la Pasqua quando c’erano i miei parenti,  loro  stavano intorno alla nostra cucina ed alla tavola della cucina. E’ veramente un locale comune in cui la famiglia si raccoglie e passa il tempo insieme. Inoltre, ormai le cucine americane sono almeno cosi’ grandi come  il soggiorno. La cucina: il nuovo soggiorno. Una stanza in cui si vive.
            A me ed al mio ragazzo piace cucinare e mangiare. Programmiamo le cene come le nonne italiane – mi sveglio e penso al cibo, a cosa  mangero’ per pranzo, per cena, e magari cosa mangero’ per la cena domani. Quando sono a casa, mi sento piu’ rilassata quando sto cucinando. La nostra cucina e’ quella tipica americana, con un frigorifero abbastanza grande (solo uno! Qualcuno mi ha detto che gli italiani pensano che noi abbiamo tanti – solitamente le persone  della mia eta’ hanno solo uno - mezzo frigorifero e mezzo congelatore), un forno a micronde, un forno, i banchi, ed abbiamo persino un’isola in cui c’e’ la lavapiatti ed il lavandino (siamo stati fortunati con il disegno della nostra cucina). Insomma, e’ spaziosa e comoda. Ma quando ci sono due cuochi (ossia, noi), madonna come diventa piccola!!
            Ci sono delle coppie che sono capaci di cucinare insieme; si parlano con parole dolci “Here you go, dear (Eccola, cara), dando all’altro un cucchaio per mescolare la salsa e “Thanks, sweetie” (tipo grazie, Tesoro) accompagnato da un bacio. Tutto questo mentre cucinano in armonia e tranquillita’. Scherzano e si abbracciano nella cucina grande e accoggliente, ed alla fine cucinano una bella cena, fatta con amore.  Mia sorella ed il suo fidanzato svedese, entrambi introversi e timidi, sono cosi’. Io li vedo e sono meravigliata. Come  si fa a fare questo in pace?!  Noi estroversi con le nostre origini italiane siamo completamente al contrario, La nostra cucina, invece di essere una scena di tranquillita’, diventa un campo di battaglia quando cuciniamo insieme. Lui e’ fissato al suo compito, muovendo alla destra e alla sinistra, su e giu’, girando, correndo, delle volte saltando. E’ anche capace (non mi chiedere come) di essere in tutta la cucina, in ogni angolo facendo qualcosa su ogni banco, contemporaneamente. Io blocco sempre il suo passaggio – e mi dice cosi’. Io, invece, sono piccolo, ma agile e focosa– a me piace cucinare come piace a me, e  nessun lo puo’ fare meglio. Quando cuciniamo insieme, sto sempre criticando o chiedendo, Vuoi fare cosi’? Ma davvero? Metterai anche (qui inserisce qualsiasi ingredient [aglio, per esempio] che piace a me piu’ che a lui), giusto? Non mi piace quando qualcuno tocca la mia teglia o la mia pentola. E se tagliassi le cipolle in maniera sbagliata,  povero te! Lui e’ il primo ad afferrare la mia padella dalla voglia con l’intenzione  di “aiutarmi,” lanciando i suoi contenuti nell’aria, o di mettere il suo “tocco” sul mio cibo, mettendo una spezia che non voglio. L’unica cosa che siamo capaci di cucinare insieme e’ la pizza. Direi che sia perche’ lui fa la pasta mentre io preparo i peperoni, carciofi, funghi, salsiccia….qualsiasi cosa che vogliamo mettere sopra…ad un’altra parte della cucina. Li’ metto tutti in fila, poi, lui cucina le croste per 5 minuti, le togliamo dal forno, ed ognuno fa la pizza sua – senza toccare l’altra - cosi’ che puo’ essere perfettamente con il nostro proprio gusto .
            Pasqua non e’ stata l’eccezione a questo fenomeno. I miei genitori hanno guidato 8 ore per venire a trovarci a Cincinnati, e mia sorella 4 ore. Eravamo in 9: io, il mio ragazzo, i suoi genitori, due nostri amici, i miei genitori, e mia sorella,. Venerdi’ abbiamo mangato insieme da noi. Ho cucinato, . Marco ha preparato la tavola. (A proposito - guardate? Non e’ che non siamo una brava squadra!) Il giorno dopo, era deciso che avra’ cucinato lui. Faceva i suoi maccheroni al forno, un arrosto di carne, e l’insalata. Il mio impegno era prepare gli asparagi e tagliare il pane. Ho preparato gli asparagi, ma il forno era occupato. Ho chiesto a lui cosa devo fare. Lui, correndo dall’ arrosto alla pentola bollente ha risposto con preoccupazione, Troppi cuochi nella cucina! Troppi cuochi nella cucina! Mi sono messa a ridere – niente cambia neanche con le feste – e sono andata a sedermi con la mia famiglia…nel soggiorno.
            In realta’, penso che la nostra cucina sia davvero la stanza in cui viviamo. Cuciniamo, mangiamo, litighiamo quando qualcuno taglia la cipolla in un modo sbagliato, piangiamo quando scopriamo che la crosta della pizza era fatto con farina di riso e si disentegra quando proviamo di girarla, e persino ci abbracciamo e ridiamo. Ci sono tutte gli emozioni e tante esperienze da avere nella cucina – e ci piace vivere dentro il nostro proprio “Living Room”.
            Oggi, desiderei darvi la ricetta del mio ragazzo per l’arrosto al forno che ha fatto per la Pasqua. Ho saputo che solitamente le altre culture non cucinano un pezzo di carne cosi’ grande. Noi abbiamo la tradizione di cucinare un pollo intero, un tacchino intero (pensate Thanksgiving), una gamba di maiale intera (Natale), o un arrosto che pesa 3-4 chili. Quando cuciniamo la carne cosi’, alla temperatura bassa per 3-4 ore, la carne diventa morbida e quasi si scioglie in bocca. Vi consiglierei di provarlo almeno una volta e ditemi com'e' andato!

Baci dagli Stati Uniti,
Marti

P.S. Per la versione di questo blog in inglese, potete cliccare su http://bottepiccina.blogspot.com/2012/04/kitchens-new-living-room.html

Arrosto di Manzo al Forno
1 cipolla
1 finocchio
2-3 carote
mezzo chilo di patate
8-10 spicchi d’aglio
3 chili di manzo (per 10 persone)
olio d’oliva
sale e pepe
rosmarino

Pulite le verdure bene, tagliatele in pezzi grandi, e mettetele in una teglia abbastanza grande per l’arrosto e le verdure. Mettete olio sulle verdure (circa un cucchaio – ci sara’ anche grasso dalla carne), e salate e pepate le verdure. Prendete l’arrosto e fate 8-10 tagli abbastanza grandi cosi che uno spicchio d’aglio puo’ entrare dentro la carne. Mettete uno spicchio d’aglio in ogni taglio. Spalmate olio sopra l’arrosto. Tagliate fine fine il rosmarino e spargetelo sull’ arrosto. Mettete l’arrosto sulle verdure nella teglia e salate e pepate bene l’arrosto. Cucinatelo nel forno per 15-25 minuti a 230 gradi, poi abbasate al 170 gradi e cucinate per 2 ore o fino a che la temperatura interna della carne raggiunge i gradi dei tuoi desideri (al sangue: 63°C, mediamente: 71°C, ben cotto: 77°C). *Per una carne piu' succulenta, girate la teglia e cospargete l'arrosto con il proprio sughi ogni 30 minuti*

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