Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

sabato 17 marzo 2012

Hi, I'm Marti and I am italian


“I am Italian” (detto “ayi-tael-yen”). Quasi tutti gli italiani hanno udito questa frase dalla bocca degli stranieri nelle strade delle grandi citta’ in Italia. E’ ovunque; dove ci sono turisti, ci sono queste tre parole inglese messe insieme e dichiarate orgogliosamente dagli americani. O dovrei chiamarli “italo-americani”? Ma…il loro titolo e’ un discoro per il secondo paragrafo, o magari il terzo. I membri di questo gruppo americano sono conoscuiti in Italia per le loro dichiarazioni di essere italiani, per i giuramenti che sono italiani, ma che hanno la mamma ed il papa’…americani? Che non parlano neanche una parole d’italiano. Mangiano fettucine alfredo e chiedono agli italiani “Perche’ non avete la pizza vera in Italia?” Ti chiedi, “Magari c’e’ un’italia alternativa, parlando un’altra lingua e nascosta in un’altro universo che non conosco?” O magari sono proprio fuori delle teste - un gruppo intero che e’ diventato pazzo. “Va be,” dici, “non sarebbe la prima volta che e’ successo.” Ma sono davvero matti? Chi sono le persone che costruiscono questo gruppo apparentamente paradossale? E da dove hanno preso quest’idea e sentimento di essere proprio italiani?

Ciao. Io sono Martina e la mia storia commincia qui. I miei bisnonni dalle parte di mia mamma erano italiani; dalla parte di mio papa’, non c’e’ una goccia di sangue italiano. Per questa ragione forse anche io sono matta perche’ faccio parte di questo gruppo. Ma sono crescuita dicendo che ero italiana. Per qualche motivo, l’orgoglio di essere italiani nella mia famiglia non era perso coi bisnonni, come e’ il caso di tanti italo-americani. Penso che la mia storia sia similare a quella dei miei conterranei. I miei avi sono venuti in America da Piemonte e Veneto verso 1910, come la maggior parte degli immigranti americani, cercando il successo e seguendo il famoso sogno Americano. Erano poveri in Italia e quando arrivarono non parlavano l’inglese. Anzi, non parlavano neanche italiano, ma solo i loro dialetti. Lavoravano in Pennsylvania come minatori nell minierei di carbone ed accacciao. I cittadini del loro villaggio in Pennsylvania disacriminavano gli italiani perche’ erano diversi; dunque, vissero in piccole communita’ italiane. Parlavano i loro dialetti tra loro e con i loro bambini. Percio’ anche se la mia nonna e’ nata in Pennsylvania, la sua madre lingua e’ italiano (dialetto Piemontese). Hanno combatutto contro la discriminazione con il loro orgoglio di essere italiani, hanno vissuto poveri e svantaggiati durante la Grande Depressione, ma alla fine hanno realizato il loro sogno, “The American Dream”. Ogni generazione dopo loro si e’ migliorata – I livello di educazione e’ migliorato, il loro saralrio e’ migliorata, e abbiamo raggiunto il successo nella vita. Ma l’orgoglio e’ sempre stato trasferito da una generazione da un’altra e non ci siamo dimenticati i nostri radici ed i nonni e bisnonni che hanno sacrifito per noi. E’ stata persa la lingua pero’ il cibo e’ passato da una generazione ad un’altra, ma e’ cambiata cogli ingredienti freschi in America in paragone a quelli in Italia. E percio’ ci sentiamo ancora come italiani., ma direi “italo-americani”. A me piace distinguere tra le due etnicita’ perche’ sono tutte e due belle e particolari.
La connessione coi miei radici mi ha spinto ad imparare la lingua italiana quando frequentavo l’universita. Gia’ studiavo tedesco in liceo (non offrivano i corsi d’italiano e ho scelto tedesco piuttosto francese). Ho studiato all’estero a Roma per 4 mesi nel’autunno di 2006. Sono ritornata, dopo aver avuto il primo assaggio di Italia (del cibo, la lingua, e la cultura), e per caso mi sono messa con un ragazzo coi genitori italiani (lui e tutti e due americano ed italiano – parla le lingue fluentamente - sono gelosa!- mangia all’italiano, e mostra anche troppi aspetti italiani – siamo ancora insieme da 5 anni), ho scritto la mia tesi di laurea di antropologia linguistica di Bolzano (un analisi delle lingue e culture) e sono diventata una causa persa – ero completamente innamorata dell’Iitalia, la lingua, e LA CUCINA! 
Per migliorare il mio italiano; ho letto e leggo il giornale online ogni giorno, ho comprato Il Cucchiaio d’Argento in italiano, parlo con il mio raggazzo e gli amici italiani in italiano (sbaglio sempre, ma almeno posso communicare e capire) e acolto a Decanter (Rai Radio2). In somma, a me piacono gli italiani e l’Italia. Tra tutto questo processo, pero’, ho anche scoperto che io non sono italiana. All’inizio, non ho capito alcune abitudini o aspetti culturali degli italiani. Per esempio, noi americani non ti diciamo quando pensiamo che sei stato sbagliato. Non siamo cosi’ diretti. Mi ricordo il primo anno che sono stata con il mio ragazzo – c’erano tante lacrime perche’ mi ha detto essatamente cosa pensava ed io, non abituata ad avere una persona in disaccordo con me, sono rimasta scioccata ed offesa. Cogli anni sono diventa piu’ dura ma non era facile. Mi ricordo anche la prima volta che ho mangiato la pizza italiana – non credevo che ciascuno ha ordinate la propria pizza… E le pizze, cosi’ sottile! Ora mangio una pizza intero senza problemi.... Anzi, mi offendo quando andiamo ad una pizzeria italiana e gli amici americani vogliono condivedere una pizza, ma dovevo arrivare a questo punto. Va be, insomma, colla esperienza ed i radici, io, Martina, sono italo-americana. Avevo i radici e gli aspetti culturali di italo-americani con cui sono crescuita, ma ho preso anche degli aspetti degli italiani di oggi.
Allora siete pronti per un’altra componente della mia personalita’? Noi donne siamo sempre complicate. Non c'e' una vera cucina o cultura degli Stati Uniti. Quest'e' per tanti motivi: 1) siamo un paese degli immigranti e quindi siamo proprio fondati nel fatto che siamo diversi, riguardando le razze/etnicita', le tradizioni, i religioni, ed il cibo. Quindi, di solito il cibo e la cultura non cambiano con il regione, ma con il gruppo di immigranti. 2) Abbiamo perso una cultura di cibo perche’ siamo sempre in fretta e tutti dicono che non hanno il tempo per cucinare- tutti mangiano da sola, dalla roba inscatolata, le cose surgelate e conservate, ecc. e 3) nessuno rimane in una citta' per tanto tempo - il grande movimento delle persone qui ha comminciato dopo la Guerra Civile (1865) e qualunque cucina che c'era e’ stata persa. Io per esempio sono crescuita in Georgia, ma ho frequentato l'universita' in Indiana e poi ho vissuto in Chicago (Illinois), Tampa (Florida), Roma, Padova, e ora Cincinnati (Ohio). Dopo 1865, non c'era abbastanza tempo per una cucina da sviluppare. Tuttavia, ti sto dicendo che una parte degli Stati Uniti ha una cultura ed una cucina. L'eccezione e’ il Sud. Dopo la Guerra Civile, molti persone si sono trasferiti al Nord, ma alucni sono rimasti e quasi nessuno si e' trasferito al Sud perche' e' stato proprio distrutto dalla Guerra. Rimaneva povero fino agli anni ‘70 (quando e' arrivata l'aria condizionata e tante aziende si sono trasferite nelle citta’ nel Sud perche' il costo di mantenere un'azienda era basso e finalmente non dovevano morire dal caldo ...ti guro che quest’era il motivo!) In tanto, perche' il Sudest e' rimasto proprio incontaminated dalle altre culture, la tradizione culinariaa e' rimasta intatta, ed i stati di Sud tengono ancora le rigide tradizioni dei piccoli viallaggi ed anche e l'accento e' sempre quello piu' pesante negli Stati Uniti.
Io sono nata e crescuita in Georgia, che vuol dire “The South,” pieno did “good ole boys” e “mama’s home cookin’”. Inoltre alla cucina italiana, cucino spesso la cucina di Georgia. Questa cucina e’ onestamente del Sudest - Georgia, South Carolina, North Carolina, Virginia, Alabama, Louisina (quasi - sono gli influssi francesi), Mississipi, e Tennessee. Viene dalla storia agricola che e' sempre stata significante in questa regione. Alcuni cibi indegini sono stati incoporati nella cucina, come vari tipi di verdure e frutti, mais, riso, e noci. Quando l'America stava ancora sviluppando, gli immigranti inglese hanno imparato da usare i cibi indegini dagli Indians, Alla fine, diversi tipi di cibo arrivarano dal America del Sud (patate, patate dolci americane, lima beans). Gli spagnoli importarono il maiale. Gli inglesi e gli irlandesi tennero la loro tradizione culinaria, ma anche cominciarano ad usare il cibo “nuovo.”. Hanno fatto le torte tipiche di Inghelterra (pies) con gli ingredienti nuovi (shepherd's pie o mincemeat pie in Inghelterra e' diventata chicken pot pie negli Stati Uniti) o dolci con frutta fresca (apple pie/blueberry pie/peach pie).
Per pane, hanno fatto i biscuits, o hanno usato il mais per fare cornbread (il pane piu' saliente sulle tavole del Sud). Invece del porridge, fatto di grano in Inghelterra, hanno sostituito mais per fare grits (quasi polenta, ma non viene dall’Italia, viene dalla tradizione inglese di fare porridge). Gli africani anche portarono alcuni sapori. Per esempio, portarono la verdura "okra" e le spezie. Inoltre, fino alla Guera Civile, i cuochi erano per la maggior parte africani. In Africa si mangiava/mangia una dieta piena di verdure; quindi hanno messo anche piu' verdure nella cucina di quanto si usavano in Inghelterra. La cucina del Sud oggi e' sempre piena di verdure. Gli africani hanno anche contribuito lo "stew" - una zuppa spessa spessa e buona buona, fatto dalla carne e verdure cotte per quasi tutto il giorno - servito sopra il riso. Loro anche hanno portato le traduzione di cucinare il cibo alla griglia (specialmente la carne) ed anche di friggerlo. Ma va bene, studenti, fermiamoci colla lezione di oggi.
Insomma, piacere. Sono Martina. Un’italo-americana da Georgia, orgogliosa dei tutti radici miei e innamorata col cibo, le lingue, e le culture, specialmente quelle dagli Stati Uniti e d’Italia. Nei seguenti post, spero di condividere la mia tradizione culinaria con voi e imparare sempre di piu’ da voi!

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