Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

sabato 31 marzo 2012

dopo una sbornia PATATE AL FORNO
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ok ok, ho esagerato. In questi giorni sono uscita quasi tutte le sere. Una volta l'inaugurazione di un locale, il giorno dopo una cena tra amici, due giorni prima un aperitivo non programmato e alla fine eccomi qui a fare i conti con il post sbornia. E' tutta colpa della primavera. A Roma il sole è alto fino a sera, le temperature sono piacevoli, la sera basta un giacchetto leggero, gli amici iniziano ad uscire e diventa impossibile riuscire a dirgli no. D'inverno è diverso. D'inverno il massimo che riesci a fare è andare a cena fuori oppure a casa di qualcuno.  Tutti siamo più uggiosi e infreddoliti e si accettano gli inviti solo per non perdere di vista gli amici. In realtà, il freddo mi congela qualsiasi arto del corpo e riuscire a trascinarmi fuori di casa, o meglio ancora fuori dalle coperte, è un'impresa davvero ardua. E così quando arrivano le belle giornate, le serate con gli amici in giro diventano un piacere e non più un obbligo. Ci si incontra per l'aperitivo, magari a Trastevere, o anche a Ponte Milvio, le chiacchiere ci coinvolgono tutti, l'acol inizia a inebriare la testa e non si ha più voglia di tornare a casa. Un bicchiere di vino bianco, fresco, aromatico, rende la serata piacevole. Due la rendono frizzante. Tre iniziano a essere tanti, ma comunque il vino scende giù fresco e nemmeno ci accorgiamo che abbiamo raggiunto quota quattro. A quel punto via libera a qualsiasi tipo di chiacchiera e pettegolezzo, perchè tanto tutti intorno a noi sono arrivati allo steso punto di ebrezza. Una volta in macchina iniziamo a sincerarci che i guidatori siano in grado di condurre il mezzo, messaggio per sapere se tutti hanno scampato i posti di blocco e squilo per avvisarci che abbiamo richiuso la porta di casa dietro di noi. Eccomi qui a togliermi il giacchetto, poi le scarpe e se fino ad un attimo prima tutto andava bene, ecco che una volta a casa cadono tutte le nostre forze. E' come se fosse un istinto di sopravvivenza. Beviamo, chiacchieriamo, guidiamo e una volta che le nostre cellule nervose avvertono che abbiamo scampato il pericolo e siamo al sicuro, ci abbandonano improvvisamente lasciandoci girare la testa. Ci mettiamo a letto e iniziamo a sperare che la tv smetta presto di girare intorno a noi, o che il letto smetta di sussultare nemmeno fossimo sotto terremoto. E quando siamo proprio sicuri che in quelle condizioni non riusciremmo mai a prendere sonno, ecco che ci svegliamo direttamente il pomeriggio dopo. Niente mal di testa per fortuna: il vino era buono. Ma non riusciamo a muovere nemmeno il braccio per prendere gli occhiali e cercare di capire che ore siano. Ci mettiamo almeno un'altra ora prima di prendere coraggio a mettere un piede fuori del letto e quando lo facciamo ecco risvegliarsi i nostri sensi. Un pò di mal di pancia, tanta sete, poche forze. Ci accorgiamo della nostra sbornia solo quando ci rialziamo dal letto e iniziamo a  rimettere insieme i pezzi di memoria come fosse un puzzle. Uno appena arrivata al locale, il secondo per brindare al nuovo contratto, il terzo quando ci ha raggiunti un altro amico, il quarto e chi lo sa? ma sappiamo perfettamente che ci sarà stato anche un quarto bicchiere di vino. E ora l'unica cosa che riusciamo a fare è riprometterci di non farlo più, per almeno un mese! E nel frattempo però dobbiamo far in modo di tornare ad avere un aspetto decente e un alito se non profumato, almeno decoroso. Come si fà? Bè, a dormire abbiamo dormito e questo è un primo punto a nostro favore, ora dobbiamo bere, bere tanta acqua. No credete a quelli che raccontano che un bicchiere di birra dopo una sbornia aiuta a riprendersi. Non so se sia vero o no, ma ad ogni modo mi sembra il rimedio degli alcolizzati. E dato che noi non siamo alcolizzati, ma abbiamo esagerato solo per una sera, allora credete a me: acqua. Una volta bevuto molto e ripetutamente, dobbiamo far calmare tutti quei rumori e strani spostamenti nella pancia. Bisogna assorbire l'alcol e per questo vanno benissimo i carboidrati. Pasta, patate, pane, pizza bianca. Tutto ottimo. E dato che io ci ho messo almeno 3 ore prima di riprendere le forze, sono ormai le cinque del pomeriggio e ho deciso di cucinare delle buonissime patate al forno. Il piatto è facile ed una volta infornato abbiamo tutto il tempo di struccarci e mettere una maschera rilassante sul viso. Una volta tolta, le patate saranno pronte!

Ingredienti per due persone:

  • 4 PATATE belle grosse
  • 2 spicchi d'AGLIO
  • SALE
  • PEPE NERO
  • ROSMARINO
  • OLIO extra vergine d'oliva


Preparazione:
1) pelare e lavare le patate
2) asciugatele con uno straccio e tagliatele a tocchetti non grandissimi
3) oleate una teglia con l'olio
4) mettere le patate con due spicchi d'aglio, il pepe nero e il rosmarino
5) infilzate i due spicchi d'aglio con due stuzzicadenti, così sarà più facile riconoscerli per rimuoverli
5) infornate a 180° 
6) dopo 15 minuti togliete gli spicchi d'aglio e girate le patate
7) fate cuocere per altri 30 minuti
















venerdì 30 marzo 2012

Essere Ospite negli Stati Uniti...e Brownies!
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            A gennaio, mi sono trasferita in Ohio dopo aver vissuto in Italia per tre mesi e ho cominciato un lavoro nuovo insegnando ad un’universita’. Sono una specie di professoressa d’inglese - insegno inglese universitaro agli studenti stranieri che vogliono studiare nellll’universita’ americane. Quando sono arrivata in Ohio, conoscevo il mio ragazzo ed i suoi genitori (vivono qui), ma non conoscevo neanche una collega di lavoro. Questa era una situazione che ero determinata ad cambiare, essendo una persona socievole che sono. (Una considerazione a margine: qui non e’ troppo facile incontrare la gente in torno a te, specialmente d’inverno. Viviamo nascosti dentro le case, guidiamo – non camminiamo – a lavoro, ritorniamo a casa, e basta. Qui finisce la storia. Non facciamo le passeggiate di sera o di domenica come gli italiani e non abbiamo la grande tradizione di stare insieme chicchierando sulle strade o andare ai caffé nel pomeriggio solo per chiccherare/osservare la gente. Quindi potrebbe essere difficile fare amiciza con qualcuno, e QUINDI o ti iscrivi ad un club/corso di yoga/roba di genere, o fai l’amicizia con le colleghe. Non ho molto tempo libero, ed sono stata costretta a fare la seconda opzione: fare amiciza con le college. A questo punto arriviamo alla mia storia. Per conoscere meglio le persone con cui lavoro, alcune ed io abbiamo organizzato una cena.
            Ricordatevi che sono appena ritornata dall’Italia, la grande cultura di ospitalita’, specialmente riguardo alla cucina. Avevo dimenticato che vengo dalla cultura del individualismo, dove ci sono le persone che credono che ciasciuno abbia no diritto ad avere esattamente cio’ che vogliono esattamente quando lo vogliono. Non sono cosi’ tutti gli americani, ma ho scoperto che evidentamente lavoro con quelli che si affidano a questo diritto. Anzi, a dire la verita’, cerco di non esigere niente quando sono in Italia, ma qui sulla “Terra dei Liberi” anche io potrei essere difficile quando sono al ristorante - perche’ so che e’ la nostra cultura e anch’io vorrei avere cio’ che voglio come voglio.  Ma per me, ospitare o essere un ospite e’ diverso. Per me. Non per tutti. Vi spiegero’.
            Due settimane fa, io ed il mio raggazzo siamo stati ospitati a casa di una collega e di suo marito. Loro avrebbero fatto la paella, noi avremmo portato una bevanda, l’insalata, ed il pane. Io e la mia collega ed abbiamo organizzato il menu. Quest’esperienza mi ha fatto rendere conto che non sono piu’ in Italia. Ecco la storia.

PARTE 1: La conversazione 3 giorni primi: Ci stiamo organizzando.
Lei: Non vedo l’ora per sabato!
Io: Neanch’io! Porteremo l’insalata, pane…conosco una ricetta per fare il pane croccante e buono…ed il vino.
Lei:  oooo…a noi non piace il vino.
Io: Va bene porteremo la birra.
Lei: Perfetto!  (piccola pausa) ma solo la lager ed la ale, nessun Porter o Stout.
Io: OK!
Lei: Per dolce, vi va bene il gelato?
Io: Si! (Piccola pausa) Anzi, no. Io non tollero il lattosio. (considerazione a margine: ho problemi con la digestione di cibi con livelli alti di grasso, ma dico che non tollero il lattosio perche’ e’ piu’ facile) Potremmo portare il dolce, se vuoi.
Lei: Va bene. Siamo facile, veramente. (piccola pausa) Solo che non  mangiamo le noccioline o la menta.
Io: OK perfetto conosco una ricetta italiana per una torta fatta con dell’olio d’olive al profumo di al limone.
Lei: Ohh. (smorfie “cortese”) Neanche il limone.
Io (andando alla ricetta che nessun americano potrebbe resistere): Vi vanno bene i brownies?
Lei: Perfetto! (partendo)
Io, con testa nelle mani parlando con me stessa: E qui siamo…

PARTE 2: Alla sua casa.
Arrivamo alla casa sua con tutto il cibo, esattamente com’era specificato. Appena dopo, dissi a lei, Il pane e’ fatto per essere crcocante, ma dentro la borsa di plastica nel quale l’ho portato, e’ diventato un po’ mobido. Se vuoi, possiamo metterlo nel forno per un attimo per rifare la crosta. Lei ha risposto, Ohhh (sorriso scomodo)… A mio marito non piace il pane crocante.  Mi arresii. Sospirai, presi la mia piccola pausa, e mi dissi a bassa voce, Non sono piu’ in italia…

Be’, alla fine ci siamo divertiti, abbiamo mangiato bene, e ho scoperto che e’ piu’ difficile avere gli ospiti o essere un’ospite qui negli Stati Uniti che in Italia. Pero’, non mi scoraggio; la prossima volta non chiedero’ cosa vogliono per evitare l’elenco di preferenze personali e faro’ l’unico piatto che so che piace a tutti. Si, Italia. Nonostante il fatto che le preferenze americane cambiano con ogni persona, c’e’ un piatto con cui e’ impossibile sbagliarsi.  Si, Italia. Hai letto bene.  Conosco il segreto per far contento qualsiasi americano: i brownies. Ed oggi, a facciotuttodasola USA, vi do la chiave dei loro cuori.

Un bacio a tutti - buona cucina!
Marti

Fudgy Brownies
70 g zucchero
2 cucchiai di acqua
30 g burro
170 g (1 bicchiere) cioccolato fondente
85 g (½ bicchiere) cioccolato al latte tagliato  
2 uova
½ cucchiaino di estratto di vaniglia (o ½ busta vaniglia per i dolci)
100 g farina tipo 00
¼ cucchiaino di lievito in polvere
pizzico di sale



Mettete lo zucchero e l’acqua in una pentola media a fiamma dolce e fate sciogliere lo zucchero. Aggiungete il burro, mescolando la miscela continuamente. Aggiungete il cioccolato e fatelo sciogliere, sempre mescolando. Togliete la pentola e lasciatela raffreddare 1 minuto.




Aggiungete le uova, uno ad uno, sbattendo, e la vaniglia.








In un’altra ciotola, mescolate la farina, lievito in polvere, e sale e passatela al setaccio. Aggiungete la miscela di farina alla miscela di cioccolato.



Pronti da mangiare!

Mettete lo spray della cottura in una teglia da forno 20 cm x 20 cm (o tondo o rectangolo). Versate la pasta dentro la teglia e fatela cucinare per 25-30 minuti ad 170ºC.

martedì 27 marzo 2012

Coffee Cake and Bridal Showers
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            Noi abbiamo un amico che sta per sposarsi tra un mese. Come ogni societa’, abbiamo molti tradizioni legati ai matrimoni, cominciando da quando gli sposi si fidanzano. Per tradizione (ormai non e’ sempre cosi’), la sposa e la sua famiglia organizzano le nozze: trovano la chiesa (in America si sposa verso le 14:00 del pomeriggio), una sala per festeggiare dopo la messa (si festiggia da 16:00 a 24:00), il cibo, la torta del matrimonio, eccetera, eccetera…e tutto. Negli stati dal Sud, c’e’ un’altra tradizione. Mentre la sposa e la sua famiglia stanno programmando il matrimonio e le feste, le amiche della sposa (specialmente le sue damigelle...e specialmente specialmente quella d’onore e la sua famiglia) ospitano “Bridal Showers”, fatte dalle donne solo per la sposa. Per spiegarvi meglio cose sono Bridal Showers, ho cercato una definizione su Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Bridal_shower) – ed eccola: “A bridal shower is a gift-giving party held for a bride-to-be in anticipation of her wedding.” (Un Bridal Shower e’ una festa per la sposa in cui gli ospiti la danno regali in attesa del suo matrimonio). La tradizione si sviluppò nel 1890 e si costitruiva alla fine di assicurare che la sposa e la sua famiglia avessero abbastanza soldi e beni per il matrimonio. Oggi, diamo i regali per la cucina, la casa, e cio’ che una sposa abbia bisogno nella sua nuova casa e vita. (Nota a margine: cento anni fa, le donne si sposavano a 19-20 anni; ormai ci sposiamo a 25-35 anni e generalmente conviviamo prima di sposarci. Non sempre abbiamo bisogno delle cose per la casa come 100 anni fa, ma, la sposa ci dice cosa preferisce come regalo per la Bridal Shower.)  In tanto, potrebbero esserci due o tre Bridal Showers prima del matrimonio, proposte dalle damigelle della sposa, o le zie, o le amiche della mamma della sposa, o…depende. Questa tradizione riflette il sentimento delle persone del Sud che sono parte di una communita’. In tempi passati la communita’ era piu’ povera, e l’unica cosa che avevano erano gli amici. C’e’ sempre questo sentimento di essere parte della communita’…ci aiutiamo e vogliamo bene i nostri amici. 
            Dopo aver detto tutto quello, ti dico che il nostro amico non viene dal Sud. Pero’ la sposa, invece si. Non abitiamo vicino a lei, e (giustamente) non sono stata invitata alla sua Bridal Shower. Pero’, le mie radici meridionali mi spingono a fare qualcosa per lei. Non vi ho ancora spiegato, ma oltre ai regali, ogni ospite ad una Bridal Shower da una sua ricetta di cucina alla sposa. Solitamente le mettiamo in un libro di cucina carino, decorato con fiori. Questa volta ho deciso di inserire una cartolina con la mia ricetta segreta per Coffee Cake nel nostro regalo del matrimonio. Ogni volta che avro’ occasione di regolare una ricetta alla sposa, scegliero’ questa.
            Coffee Cake ha meritata il suo proprio paragrafo. E’ una ricetta con cui puoi far scogliere i cuori piu’ duri e neri del mondo. L’ho refatta da un libro che si chiama Southern Living e faccio Coffee Cake quasi una volta per settimana (a noi piace tantissimo – con la ricetta usa si puo usare tutto lo yogurt che e’ avanzato nel frigorifero). Coffee Cake ha origine danese, com le sue torte strudel, ma, ha l’influensa francese e nord europea. Coffee cake viene dalla ricetta tradizionale della torta dolce dopo la pasta, ma, nel corso degli anni, viene servita con il caffe’ come una merindina o una colazione. Percio’ si chiama Coffee Cake (una torta ce si mangia con il caffe’). Gli emmigrati in America portarono Coffee Cake nei anni 1800 e gli americani hanno adottato e cambiato la ricetta con il gusto popolare. Ora, mangiamo Coffee Cake per Brunch a domenica. La parole “Brunch” e’ una combinazione di “Breakfast” e “Lunch.” Qualche domeniche, mangiamo questo pasto grande con la nostra famiglia, verso le 11 o 12 dopo la Messa, piuttosto di fare colazione alle 9 e il pranzo grando alle 14 come al solito. Coffee Cake e’ conosciuto in tutti gli Stati Uniti, ma, io ho l’unica ricetta vera, piu’ buona del mondo e dopo che hanno assaggiato la mia ricetta, non mangiano altre Coffee Cakes. Oggi vorrei dividere con voi questa ricetta. Spero che la mia ricetta possa conquistare anche i vostri cuori… o almeno procurare un piccolo sorriso soddisfatto dopo averla mangiata.

Buona cucina a tutti - un bacio grande da Cincincatti!
Marti

La pasta

Southern Apple Coffee Cake
113 g burro
225 g zucchero 
2 uova
1 cucchiaino di vaniglia (liquido)
2 cucchiaini di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/2 cucchiaino di sale
250 g farina
100 g yogurt greco (quello spesso)
2 mele (o un'altra frutta della tua scelta verso 350 grammi - si cambia dependendo della frutta ma la quantita' dovrebbe essere verso quella di 2 mele)

                                                                                  
Ingredienti per la crosta (burro, noci, brown sugar)
Crosta 

60 g noci
100 g brown sugar (questo e' uno zucchero americano fatto con tre tipi di melassa messo dentro - puoi usare lo zucchero di canna, ma non e' lo stesso - ho saputo che c'e' un negozio in Trastevere che vende questo prodotto)
30 g di burro sciolto


Coffee Cake: Pronta da mangiare!
Istruzioni: Mescolate i primi quattro ingredienti. Mescolate gli altri quattro ingredienti secchi in un'altra scodella. Aggiungete gli ingredienti secchi con gli ingredienti bagnati, alternando con lo yogurt - cominciate e finite con la miscela di farina. Aggiungete la frutta. Mettete la pasta in una teglia da forno 22x33 cm – lo spessore della pasta dovrebbe essere circa 5 centimetri. Mescolate la crosta in un'atra scodella e mettetela sopra la pasta. Cucinate a 190 gradi Celsius per 30-35 minuti.

lunedì 26 marzo 2012

Non si butta via niente: TORTINO DI PATATE E FANTASIA
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Ti rendi conto di avere 30 anni da come guidi la macchina. Sei sulla tangenziale con il tuo alleato di sempre, il ritardo, mentre la tua amica aspetta da circa emzz'ora già lavata, truccata, vestita e acconciata per andare a cena fuori. E se fino alla volta scorsa rincorrevi le auto sulla corsia di destra, per buttarti con un'unica veloce sterzata su quella di sinistra, suonando alla lumaca che non ti faceva passare, ora se lì con i tuoi 70 km/h con il piede che fa giacomo giacomo, nemmeno stessi seduta di nuovo all'orale della maturità. E' il movimento pendolare da destra sull'acceleratore a sinistra sul freno che ti fa rendere conto che i trenta sono precipitati sulla tua testa dall'alto come fossero una mannaia. E invece di incollare il piede sull'acceleratore quando in lontanaza vedi che un'auto sta per immettersi dalla bretella nella tua corsia, automaticamente inizi a frenare dolcemente affinchè l'auto si immetta e tu resti in coda a procedere come stessi facendo un gita fuori porta godendoti il panorama.
Ti rendi conto di avere trenta anni poi dalla lacrimuccia facile. Ti raccontano delle sventure professionali di un lontano parente prozio della nonna di tua cugina e tu subito chiedi di cambiare discorso perchè senti i tuoi occhi friccicare e la tua empatia immersa nella storia come stesse per capitarti la stessa cosa. Per non parlare poi di quando finalmente riesci a trovare il tempo di inserire quel dvd che tutte le tue amche ti dicono da tempo di vedere perchè "non puoi non averlo visto, è troppo il tuo genere" e c'è la protagonista gettata  sul divano beige che dalla dimensione si capisce che era stato comprato per una coppia ed ospitare comodamente anche gli amici, ed ora è così enorme per solo una persona che la avvolge mentre si mangia il secchiello del gelato alla vaniglia. Pochi frame dopo la rivediamo che si è addormentata con la maglietta gualcita macchiata di gelato, con i capelli arruffati e il trucco colato. Spostiamo lo sguardo su noi stesse e ci accorgiamo di avere le sue stesse sembianze e che al posto della scatola dei pop corn, accanto a noi abbiamo finito quella dei fazzoletti.
Ti rendi conto di avere trentanni anche dal rapporto che hai con il frigorifero. Se fino a qualche tempo fa andavi al supermercato per riempirlo di bontà varie, che poi ti sentivi in colpa a mangiare o non ne avevi il tempo perchè sempre invitata a cena fuori, ora sei lì che ti spulci tutte le scadenze per farti il conto e programmare da lì a tutta la settimana il menu per non gettare via niente. E così prendi in mano quel vasetto di yogurt, vedi che la data di scadenza si riferisce a quanlche giorno fa, alzi su la linguetta di stagnola quasi avessi paura dell'odore che sprigionerà, annusi ripetutamente a scedenze costanti e quando non senti alcun odore chiudi gli occhi e immergi il cucchiaino. Il sapore è intatto e questo ti basta per scongiurare mal di pancia e nausea. Lo mangi tutto e raschi anche il vasetto e la linquetta di stagnola perchè a trentanni non butti via niente. E non solo gli alimenti. Lo fai con gli impegni, con gli amici, con la palestra. Ti scapicolli per non tralasciare via niente, per non correre il rischio che qualcosa "scada" e tu non hai fatto in tempo a vivertela. Ecco, vivi come se tutto abbia una scadenza, perchè la verità è proprio quella. Tutto ha una fine, e se proprio la deve avere è meglio che quelle zucchine sempre più mosce e quei fugnhi sempre più scuri la trovino nel tuo stomacuccio.
Ecco ho trent'anni precisi, compiuti da pochi giorni, e quando ho aperto il mio frigo e ho visto quelle verdure che stavano per buttarsi da sole nel secchio dell'immondizia, ho passato in rassegna ogni genere di fantasie per riuscire a trovare il modo di cucinarle senza far sentire al mio palato che non erano più fresche. La ricetta che vi propongo oggi è quindi in realtà un saggio consiglio per tutti quei trentenni che non vogliono più buttare via niente, comrpese le loro verdure rattrappite!

TORTINO DI PATATE E FANTASIA

Ingredienti per 4 persone:
  • 2 PATATE
  • 250 g di FUNGHI (una confezione)
  • 2 MOZZARELLE (in caso nel frigo abbiate della provola affumicata ancora meglio)
  • 2 ZUCCHINE
  • PARMIGIANO
  • OLIO extra vergine d'oliva
  • SALE
  • PEPE NERO
Preparazione:

1) tagliare finemente sia le patate, che i funghi che le zucchine. In questo caso le ho tagliate a rondelle, ma potete tagliarle anche in verso orizzontale, purchè le striscioline siano sottili

2) in caso utilizziate come me la mozzarella, lasciatela scolare il più possibile. Tagliate anche questa a strisce sottili.



 



 



















3) oliare il fondo della teglia

4) disporre per prima le patate, salare e pepare

 











5) poi fate uno strato di funghi e oliare un pochino

 









6) poi fate una strato mozzarella e pepate











7) a questo punto fate uno strato di zucchine e salate e oliate un pochino

 









8) ricominciate i vari strati a vostro piacimento e anche a seconda degli ingredienti che vi rimangono

9) sull'ultimo strato cercate di mettere la mozzarella e un'abbondante spolverata di parmigiano

 










10) preriscaldate il forno a 160°-180°

11) mettete in forno il tortino sulla griglia di mezzo per 20 minuti con il calore sia dall'alto che dal basso

12) ultimi minuti di cottura con il grill per far fare la crosta et voila!

Dato che ho trant'anni anche la testa ogni tanto va ad intermittenza e dopo aver fatto le foto ai vari passaggi, appena sfornato il tortino, tempo di freddarsi e lo abbiamo letteralmente divorato. Questo per dirvi, che ho dimenticato di fare le foto al risultato finale.... perdonatemi è l'età!

Buono gnam a tutti!

venerdì 23 marzo 2012

Lo Spumante
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4° LEZIONE

L'Arte della Degustazione

lo Spumante


15 Marzo 2012
podcast della puntata


Docente: Paolo Lauciani



Lo Spumante è considerato un vino speciale per la pratica enologica non consenitta nei vini normali. La sua peculiarità è quella di sviluppare anidride carbonica all'interno della bottiglia attraverso una seconda fermntazione (ri-fermentazione).

Non tutti i vini sono adatti a diventare Spumanti, e questo dipende dal terreno del vitigno, dalla zona che deve essere fresca e con un'escursione termica tra il giorno e la notte abbastanza spiccata affinchè renda un'elevata acidità. Le uve utilizzate sono sia rosse che bianche ed è possibile mescolare tra loro uve di vitigni diversi e anche di annate diverse. In questo caso si otterrà un cuveès, ossia uno Spumante ottenuto da vini di annate differenti.
Curiosità che non tutti sanno è che gli spumanti vanno serviti molto freddi e mai in flut perchè si penalizzano i profumi e gli aromi. Vanno quindi serviti a tavola ad una temperatura di 4° che poi nel bicchiere diventerà di 7°-8°, bicchiere ampio ed alto. Inoltre non è educazione stappare la bottiglia di Spumante con il botto, ma come si dice nell'ambiente enogastronomico, come fosse un sospiro di una bella donna. Per aprire la bottiglia non va fatta pressione sul tappo, bensì come in tutte le leve, è la leva grande che si deve muovere, ossia la bottiglia.

Gli Spumanti si dividono in due grandi tipologie, a seconda del metodo utilizzato per la loro realizzazione:
metodo classico e metodo martinotti.

METODO CLASSICO (Champenoise)
Il metodo calssico, chiamato in francese champenoise, è quello che rende più pregiati e amabili gli spumanti. Ciò che distingue questo metodo da quello martinotti è che la seconda fermentazione del vino avviene direttamente nella bottiglia. Il procedimento è lento e richiede motli passaggi, proprio per questo il prezzo di questi spumanti è più elevato, come anche i tempi per la loro produzione.
Al vino base si aggiunge direttamente nella bottiglia uno sciroppo, il liqueur de tirage, ossia uno sciroppo composto da lieviti, zucchero di canna, sali minerali. L'aggiunta di questo liqueur de tirage non è propriamente l'aspetto più importante per caratterizzare il vino, ma determinerà la concentrazione di anidride carbonica e la gradazione alcolica dello Spumante. Maggiore è lo zucchero che compone lo sciroppo, maggiore sarà l'anidride carbonica e la gradazione alcolica. Generalmente si usa mettere nello sciroppo 4g di zucchero per 1 atmosfera, ed un vino di qualità generalmente ha 6/7 atmosfere.
La bottiglia, dopo aver aggiunto questo sciroppo, viene chiusa con il tappo a corona (quello delle birre) con all'interno un cilindro di plastica che servirà poi a raccogliere i residui dei lieviti.
Una volta chiusa la bottiglia, la si sdraia in posizione orizzontale per un arco di tempo molto lungo, in cui avviene la cosidetta presa di spuma, ossia la seconda fermentazione. L'anidride carbonica sprigionata all'interno della bottiglia dovrà essere assorbita dal vino molto lentamente, affinchè si formino bollicine sottili che non daranno poi fastidio al palato. I lieviti dovranno cedere i popri profumi al vino che gli doneranno struttura e complessità. Il tempo della rifermentazione varia da minimo un anno a 7-8 anni e la bottiglia con la quale il vino attraverserà questa seconda fermentazione sarà quella con la quale verrà commercializzato.
Trascorso il tempo necessario affinchè il liqueur de tirage svolga il suo lavoro, si devono radunare le "fecce dei lieviti" per eliminarle. Per effettuare questa eliminazione, le fecce devono piano piano scivolare e depositarsi sul collo della bottiglia. Per questo avviene ogni giorno il remuage: le bottiglie vengono ruotate di un ottavo di giro, inclinate leggermente con lo scopo di far scivolare i residui della fermentazione verso il collo. Il tempo per completare quest’operazione è di uno o due mesi. Alla fine le bottiglie si troveranno in posizione quasi verticale e i lieviti risulteranno ammucchiati sull’interno del tappo a corona. Il remuage secondo il metodo artigianale avviene su dei cavalletti, altrimenti si utilizzano delle giropalette che è un macchinario inventato dagli spagnoli.
Radunato lo scarto dei liveiti sul collo della bottiglia, questo viene immerso in un liquido refrigerato a -25° che congela la parte di vino che contiene gli scarti. Aprendo il tappo della bottiglia , la pressione fa sì che quel blocchetto di vino congelato viene espulso automaticamente.
A questo punto, espulse le fecce di lieviti, la bottiglia va ricolmata.
Questa è la fase più importante e la ricolmatura avviene con il liqueur d'expeditiòn. Ogni casa produttrice ha la sua ricetta magica per questo liquore, che sicuramente è fatto con vino base, acquavite, zucchero e qualche altre sostanze che determineranno il gusto e la qualità dello zucchero residuo.
A questo punto si tappa la bottiglia, ma non come comunemente si immagina con il tappo classico a fungo, bensì con un tappo normale che solo successivamente a seguito della pressione che dovrà sopportare, prenderà la forma caratteristica dei vini spumanti. Si ingabbia il tappo, si mette l'etichetta e a questo punto il vino Spumante è pronto per essere commercializzato, ma anche bevuto.
Non tutti i vini, come detto, sono adatti per diventare Spumanti. I più pregiati sono quelli della zona Reale del Trento (vitigni Chardonnay e Pinot Nero), la zona dell'olte Pò Pavese (Pinot nero, Pinot grigio, chardonnay), la zona della Franciacorta in Lombardia (Pinot nero, Pinot grigio, chardonnay) e la zona Alta Longa in Basso Piemonte (vitigni Chardonnay e Pinot Nero).

METODO MARTINOTTI (Charmat)
Il metodo martinotti, ideato appunto dall'enologo torinese Federico Martinotti, ma successivamente brevettato dal francese Eugenè Charmat ( da cui poi ha preso il nome più consociuto) consistente nel far avvenire la seconda fermentazione del vino in grandi recipienti, chiamati autoclave. Il metodo è più rapido (la rifermentazione dura circa 60-80 giorni) e per questo anche più economico. Ad ogni modo, più la rifemrnetazione avviene lentamente, più il vino migliora la sua qualità.
Con questo metodo si spumantizzano generalmente il Prosecco, il Lambrusco, il Moscato, l'Asti Spumante. Tutt le zone dei vitigni sono spumantizzabili con questo metodo, anche se è preferibile usare uve di vitigni aromatici, così da mantenere i profumi dell'uva e della fermentazione, che rischiano di andare perduti in recipienti grandi come le autoclavi in cui i lieviti hanno più spazio.
A differenza del metodo classico, l'utilizzo delle autoclavi per la rifermentazione permette di tenere sottocontrollo la temperatura e l'anidiride carbonica che si sprigiona al suo interno e che viene assorbita lentamente dal vino.
Anche nel metodo martinotti si aggiunge il liqueur de tirage, ma direttamente nell'autoclave, anzichè nella bottiglia e il travasamento del vino in bottiglia avviene in ambienti isobarici a causa della pressione dovuta all'anidride carbonica. Ovviamente non avviene il riempimento aggiuntivo come nel metodo classico. Ciò significa che nella scala degli Spumanti non esiste quello Padosè, che prevede l'aggiunta di solo vino.

Esistono ovviamente moltissimi tipi di Spumanti e questi si differenziano tra loro in una scala suddivisa in base al dosaggio di zucchero all'interno del liqueur d'expedition.

- PADOSE': il liqueur d'expedition è composto solo vino base in aggiunta. in bocca risulta fresco con elevata acidità. Ideale per accompagnare crostacei, per fare aperitivi e per i dolci.

- BRUT NATURE: ha meno di 3 g di zucchero per litro. E' simile al Padosè.

- EXTRA BRUT: 6 g di zucchero per litro. Ha una leggera morbidezza. Ideale per risotti, primi piatti leggeri e pesce.

- BRUT: fino a 15 g di zucchero per litro. Ogni maison sceglie la quantità di zucchero. ideale per cacciagione per stemperare un pò di amarezza. Perfetto con il prosciutto per sgrassare il palato.

- EXTRA DRY: è il classico dosaggio del Prosecco. E' un vino da tutto pasto, con una nota abboccata.  Ideale per primi con verdure a tendanza amarognola, secondi di carne bianca, grigliate di pesce, insalate di mare.

- SEC o DRY: tra i 18 e i 35 g di zucchero. E' un vino amabile che si sposa bene con la pasticceria non troppo dolce e formaggi freschi, tipo caprino.

- DEMI SEC: tra i 33 e 50 g di zucchero per litro. Perfetto con torte di mele, pere cotte.

- DU': oltre i 50 g di zucchero per litro. Abbinamento perfetto per il dessert.

lunedì 19 marzo 2012

Venerdi 17 Marzo


è stato ospite della trasmissione FUORI SERIE
ideata e condotta da Annalisa Vacca

Intervista per il concorso Enel Blogger Award 2012

Clicca qui per ascoltare il podcast della puntata


Gusto & Dintorni
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8 Marzo 2012

Faccio Tutto da Sola è stato ospite di GUSTO & DINTORNI
trasmissione ideata e condotta daPiergiorgio Paglia,
Sommelier Master Class AIS.

Ovviamente il vino lo abbiamo lasciato a lui,
dal blog invece ho tratto notizie e informazione sullo Speciale Caffè!

sabato 17 marzo 2012

Hi, I'm Marti and I am italian
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“I am Italian” (detto “ayi-tael-yen”). Quasi tutti gli italiani hanno udito questa frase dalla bocca degli stranieri nelle strade delle grandi citta’ in Italia. E’ ovunque; dove ci sono turisti, ci sono queste tre parole inglese messe insieme e dichiarate orgogliosamente dagli americani. O dovrei chiamarli “italo-americani”? Ma…il loro titolo e’ un discoro per il secondo paragrafo, o magari il terzo. I membri di questo gruppo americano sono conoscuiti in Italia per le loro dichiarazioni di essere italiani, per i giuramenti che sono italiani, ma che hanno la mamma ed il papa’…americani? Che non parlano neanche una parole d’italiano. Mangiano fettucine alfredo e chiedono agli italiani “Perche’ non avete la pizza vera in Italia?” Ti chiedi, “Magari c’e’ un’italia alternativa, parlando un’altra lingua e nascosta in un’altro universo che non conosco?” O magari sono proprio fuori delle teste - un gruppo intero che e’ diventato pazzo. “Va be,” dici, “non sarebbe la prima volta che e’ successo.” Ma sono davvero matti? Chi sono le persone che costruiscono questo gruppo apparentamente paradossale? E da dove hanno preso quest’idea e sentimento di essere proprio italiani?

Ciao. Io sono Martina e la mia storia commincia qui. I miei bisnonni dalle parte di mia mamma erano italiani; dalla parte di mio papa’, non c’e’ una goccia di sangue italiano. Per questa ragione forse anche io sono matta perche’ faccio parte di questo gruppo. Ma sono crescuita dicendo che ero italiana. Per qualche motivo, l’orgoglio di essere italiani nella mia famiglia non era perso coi bisnonni, come e’ il caso di tanti italo-americani. Penso che la mia storia sia similare a quella dei miei conterranei. I miei avi sono venuti in America da Piemonte e Veneto verso 1910, come la maggior parte degli immigranti americani, cercando il successo e seguendo il famoso sogno Americano. Erano poveri in Italia e quando arrivarono non parlavano l’inglese. Anzi, non parlavano neanche italiano, ma solo i loro dialetti. Lavoravano in Pennsylvania come minatori nell minierei di carbone ed accacciao. I cittadini del loro villaggio in Pennsylvania disacriminavano gli italiani perche’ erano diversi; dunque, vissero in piccole communita’ italiane. Parlavano i loro dialetti tra loro e con i loro bambini. Percio’ anche se la mia nonna e’ nata in Pennsylvania, la sua madre lingua e’ italiano (dialetto Piemontese). Hanno combatutto contro la discriminazione con il loro orgoglio di essere italiani, hanno vissuto poveri e svantaggiati durante la Grande Depressione, ma alla fine hanno realizato il loro sogno, “The American Dream”. Ogni generazione dopo loro si e’ migliorata – I livello di educazione e’ migliorato, il loro saralrio e’ migliorata, e abbiamo raggiunto il successo nella vita. Ma l’orgoglio e’ sempre stato trasferito da una generazione da un’altra e non ci siamo dimenticati i nostri radici ed i nonni e bisnonni che hanno sacrifito per noi. E’ stata persa la lingua pero’ il cibo e’ passato da una generazione ad un’altra, ma e’ cambiata cogli ingredienti freschi in America in paragone a quelli in Italia. E percio’ ci sentiamo ancora come italiani., ma direi “italo-americani”. A me piace distinguere tra le due etnicita’ perche’ sono tutte e due belle e particolari.
La connessione coi miei radici mi ha spinto ad imparare la lingua italiana quando frequentavo l’universita. Gia’ studiavo tedesco in liceo (non offrivano i corsi d’italiano e ho scelto tedesco piuttosto francese). Ho studiato all’estero a Roma per 4 mesi nel’autunno di 2006. Sono ritornata, dopo aver avuto il primo assaggio di Italia (del cibo, la lingua, e la cultura), e per caso mi sono messa con un ragazzo coi genitori italiani (lui e tutti e due americano ed italiano – parla le lingue fluentamente - sono gelosa!- mangia all’italiano, e mostra anche troppi aspetti italiani – siamo ancora insieme da 5 anni), ho scritto la mia tesi di laurea di antropologia linguistica di Bolzano (un analisi delle lingue e culture) e sono diventata una causa persa – ero completamente innamorata dell’Iitalia, la lingua, e LA CUCINA! 
Per migliorare il mio italiano; ho letto e leggo il giornale online ogni giorno, ho comprato Il Cucchiaio d’Argento in italiano, parlo con il mio raggazzo e gli amici italiani in italiano (sbaglio sempre, ma almeno posso communicare e capire) e acolto a Decanter (Rai Radio2). In somma, a me piacono gli italiani e l’Italia. Tra tutto questo processo, pero’, ho anche scoperto che io non sono italiana. All’inizio, non ho capito alcune abitudini o aspetti culturali degli italiani. Per esempio, noi americani non ti diciamo quando pensiamo che sei stato sbagliato. Non siamo cosi’ diretti. Mi ricordo il primo anno che sono stata con il mio ragazzo – c’erano tante lacrime perche’ mi ha detto essatamente cosa pensava ed io, non abituata ad avere una persona in disaccordo con me, sono rimasta scioccata ed offesa. Cogli anni sono diventa piu’ dura ma non era facile. Mi ricordo anche la prima volta che ho mangiato la pizza italiana – non credevo che ciascuno ha ordinate la propria pizza… E le pizze, cosi’ sottile! Ora mangio una pizza intero senza problemi.... Anzi, mi offendo quando andiamo ad una pizzeria italiana e gli amici americani vogliono condivedere una pizza, ma dovevo arrivare a questo punto. Va be, insomma, colla esperienza ed i radici, io, Martina, sono italo-americana. Avevo i radici e gli aspetti culturali di italo-americani con cui sono crescuita, ma ho preso anche degli aspetti degli italiani di oggi.
Allora siete pronti per un’altra componente della mia personalita’? Noi donne siamo sempre complicate. Non c'e' una vera cucina o cultura degli Stati Uniti. Quest'e' per tanti motivi: 1) siamo un paese degli immigranti e quindi siamo proprio fondati nel fatto che siamo diversi, riguardando le razze/etnicita', le tradizioni, i religioni, ed il cibo. Quindi, di solito il cibo e la cultura non cambiano con il regione, ma con il gruppo di immigranti. 2) Abbiamo perso una cultura di cibo perche’ siamo sempre in fretta e tutti dicono che non hanno il tempo per cucinare- tutti mangiano da sola, dalla roba inscatolata, le cose surgelate e conservate, ecc. e 3) nessuno rimane in una citta' per tanto tempo - il grande movimento delle persone qui ha comminciato dopo la Guerra Civile (1865) e qualunque cucina che c'era e’ stata persa. Io per esempio sono crescuita in Georgia, ma ho frequentato l'universita' in Indiana e poi ho vissuto in Chicago (Illinois), Tampa (Florida), Roma, Padova, e ora Cincinnati (Ohio). Dopo 1865, non c'era abbastanza tempo per una cucina da sviluppare. Tuttavia, ti sto dicendo che una parte degli Stati Uniti ha una cultura ed una cucina. L'eccezione e’ il Sud. Dopo la Guerra Civile, molti persone si sono trasferiti al Nord, ma alucni sono rimasti e quasi nessuno si e' trasferito al Sud perche' e' stato proprio distrutto dalla Guerra. Rimaneva povero fino agli anni ‘70 (quando e' arrivata l'aria condizionata e tante aziende si sono trasferite nelle citta’ nel Sud perche' il costo di mantenere un'azienda era basso e finalmente non dovevano morire dal caldo ...ti guro che quest’era il motivo!) In tanto, perche' il Sudest e' rimasto proprio incontaminated dalle altre culture, la tradizione culinariaa e' rimasta intatta, ed i stati di Sud tengono ancora le rigide tradizioni dei piccoli viallaggi ed anche e l'accento e' sempre quello piu' pesante negli Stati Uniti.
Io sono nata e crescuita in Georgia, che vuol dire “The South,” pieno did “good ole boys” e “mama’s home cookin’”. Inoltre alla cucina italiana, cucino spesso la cucina di Georgia. Questa cucina e’ onestamente del Sudest - Georgia, South Carolina, North Carolina, Virginia, Alabama, Louisina (quasi - sono gli influssi francesi), Mississipi, e Tennessee. Viene dalla storia agricola che e' sempre stata significante in questa regione. Alcuni cibi indegini sono stati incoporati nella cucina, come vari tipi di verdure e frutti, mais, riso, e noci. Quando l'America stava ancora sviluppando, gli immigranti inglese hanno imparato da usare i cibi indegini dagli Indians, Alla fine, diversi tipi di cibo arrivarano dal America del Sud (patate, patate dolci americane, lima beans). Gli spagnoli importarono il maiale. Gli inglesi e gli irlandesi tennero la loro tradizione culinaria, ma anche cominciarano ad usare il cibo “nuovo.”. Hanno fatto le torte tipiche di Inghelterra (pies) con gli ingredienti nuovi (shepherd's pie o mincemeat pie in Inghelterra e' diventata chicken pot pie negli Stati Uniti) o dolci con frutta fresca (apple pie/blueberry pie/peach pie).
Per pane, hanno fatto i biscuits, o hanno usato il mais per fare cornbread (il pane piu' saliente sulle tavole del Sud). Invece del porridge, fatto di grano in Inghelterra, hanno sostituito mais per fare grits (quasi polenta, ma non viene dall’Italia, viene dalla tradizione inglese di fare porridge). Gli africani anche portarono alcuni sapori. Per esempio, portarono la verdura "okra" e le spezie. Inoltre, fino alla Guera Civile, i cuochi erano per la maggior parte africani. In Africa si mangiava/mangia una dieta piena di verdure; quindi hanno messo anche piu' verdure nella cucina di quanto si usavano in Inghelterra. La cucina del Sud oggi e' sempre piena di verdure. Gli africani hanno anche contribuito lo "stew" - una zuppa spessa spessa e buona buona, fatto dalla carne e verdure cotte per quasi tutto il giorno - servito sopra il riso. Loro anche hanno portato le traduzione di cucinare il cibo alla griglia (specialmente la carne) ed anche di friggerlo. Ma va bene, studenti, fermiamoci colla lezione di oggi.
Insomma, piacere. Sono Martina. Un’italo-americana da Georgia, orgogliosa dei tutti radici miei e innamorata col cibo, le lingue, e le culture, specialmente quelle dagli Stati Uniti e d’Italia. Nei seguenti post, spero di condividere la mia tradizione culinaria con voi e imparare sempre di piu’ da voi!

Faccio tutto da sola