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venerdì 24 febbraio 2012

Marsala

Il Marsala

primo vino DOC italiano




Cenni storici

 Voci di popolo indicano i Greci come i primi ad introdurre i metodi di coltivazione della vite e di produzione del vino in Sicilia, vino corposo, denso di aromi e di elevato grado alcolico di cui il Marsala è certamente il diretto discendente.
La versione storica più accreditata sulla nascita del Marsala come vino liquoroso è però anch’essa, come quella del porto, legata indissolubilmente agli inglesi. Fu infatti un mercante di Liverpool, John Woodhouse, a scoprire il Marsala. Si narra che tale mercante nel 1773, navigando lungo le coste siciliane, fu costresso a causa di una tempesta a fare sosta a Marsala (la parola Marsala deriva dall’arabo Marsha-Allah che significa Porto di Dio), dove gli venne offerto un vino che gli autoctoni riservavano per le grandi occasioni: il perpetuum. Tale vino traeva il suo nome proprio dal metodo di invecchiamento “in perpetuum” che consisteva nel rabboccare le botti contenenti una parte del vino consumato durante l’anno con il vino di nuova produzione, in maniera tale da conservarne le caratteristiche. Il vino così trattato piacque a John Woodhouse tanto che decise di imbarcarne una cinquantina di pipe (botti con capienza di oltre 400 litri) per testarne l’effetto che avrebbe suscitato in Inghilterra. Problema però era il mantenimento del vino durante la navigazione fino in Gran Bretagna e così il mercante decise di utilizzare il metodo già usato dai Portoghesi per il trasporto del Porto e dagli Spagnoli per lo Jerez, ossia il “metodo soleras”. Tale metodo consisteva nel disporre delle botti di rovere su alcune file sovrapposte, iniziando a riempire solo le botti più in alto; dopo un anno una parte del contenuto viene travasato nelle botti che si trovavano al livello inferiore, e quelle superiori vengono riempite con il nuovo vino, rum o brandy, ed il procedimento si ripete di anno in anno; in tale maniera il vino che si trova nelle botti alla base, pronto per il consumo, risulta composto da uve di annate diverse, e di anno in anno si arricchisce di particolari sapori.
E’ così che nacque il Marsala, quello che l’ammiraglio Nelson definiva “degno della mensa di qualsiasi gentiluomo” e che dopo la vittoria contro Napoleone a Trafalgar ricevette il titolo di “Victory Wine” proprio perché la flotta comandata da Nelson ne aveva a disposizione 500 botti all’anno!
A seguito del successo che riscontrò il Marsala in Inghilterra, tornò in Sicilia dove affittò il “Baglio del Cannezzo”, ora conosciuto come “Baglio Woodhouse” e fondò il più antico stabilimento enologico siciliano. Da quel momento “baglio”, che in dialetto significa cortile, divenne un nome per indicare tutti gli stabilimenti di vini Marsala.
Nell’anno 1806 l’imprenditore Benjamin Ingham acquistò un baglio a Marsala e si devono a lui l’ammodernamento delle attuali tecniche di produzione l’inizio dell’esportazione del Marsala anche fuori dell’Europa.
Solo qualche anno più tardi, precisamente nel 1833, Vincenzo Florio fu il primo italiano ad avviare la produzione di Marsala e fu proprio nel suo stabilimento che Giuseppe Garibaldi nel 1862 assaggiò la prima volta il marsala. Ancora oggi, in memoria di quell’evento, esiste una particolare tipologia di Marsala che porta il suo nome: Marsala G.D. (Garibaldi dolce). In pochi anni, Vincenzo Florio e i suoi figli esportarono il Marsala in tutto il mondo e per questo motivo la loro compagnia di navigazione era composta da 99 vascelli; un Regio decreto gli impedì di costruirne altri per evitare che la flotta di Florio diventasse più grande della Marina Reale.

 
I vitigni e le varie tipologie

Nel 1969 viene ufficialmente riconosciuta la D.O.C. Marsala, con la creazione del suo disciplinare di produzione.
Nel 1984 con la legge n° 851 viene limitata la possibilità di utilizzare la dicitura Marsala per gli aromatizzati, fra i quali il vecchio Marsala all’uovo, oggi appunto chiamato Cremovo.
L’anno successivo entra in vigore una normativa che mira alla riqualificazione del Marsala che indica tassativamente la riduzione della zona geografica di produzione alla sola provincia di Trapani , ad esclusione del comune di Alcamo e delle Isole di Pantelleria e Favignana e tutte le Egadi.
Tale legge sancisce anche una rigorosa classificazione dei vigneti e conseguente definizione e composizione delle uve da utilizzare: uve di vitigni a buccia o bacca bianca, quali Grillo, Cataratti, Inzolia, Damaschino per la produzione del marsala Oro e Ambra; e dei vitigni a buccia o bacca nera, come Pignatello, Calabrese, Nero d’Avola, Nerello Mascalese per la produzione del Marsala Rubino. Inoltre, si è stabilito che la produzione massima ammessa è di 100 ql/Ha con un grado zuccherino minimo di 18°.

Il Disciplinare del Marsala ne prevede cinque tipi in base alla durata e al metodo dell’affinamento in botte.

MARSALA FINE: Un anno di invecchiamento, alcool superiore a 17 gradi. Può essere ambra (con almeno 1% di mosto cotto), oro (senza aggiunta di mosto cotto) o rubino (con vino e mosti ottenuti da uve a bacca nera senza impiego di mosti cotti).

MARSALA SUPERIORE: Due anni di invecchiamento in recipienti in legno, gradazione alcolica superiore a 18 gradi. Può essere ambra, oro o rubino. Profumo intenso e persistente. Gusto amabile e corposo.

MARSALA SUPERIORE RISERVA: Quattro anni di invecchiamento in recipienti in legno, gradazione alcolica superiore a 18 gradi.

MARSALA VERGINE SOLERAS: Cinque anni di invecchiamento in recipienti di legno, vietato l' impiego di mosti cotti o concentrati; secchissimo, gradazione alcolica superiore a 18 gradi commercializzabile solo in bottiglia. Colore bruno carico, ma limpido, profumo e gusto pieni e avvolgenti.

MARSALA VERGINE SOLERAS STRAVECCHIO, MARSALA VERGINE SOLERAS RISERVA: Requisiti minimi come il Soleras e un invecchiamento di almeno dieci anni in contenitori in legno. Il Marsala può essere secco (con zuccheri d'uva inferiori al 4%), semisecco (con zuccheri d'uva compresi tra il 4% e il 10% ) e dolce (con zuccheri d' uva superiori al 10%).
Le ultime due tipologie di Marsala sono derivati da sole uve bianche e addizionati, dopo la fermentazione, con solo alcol di origine vitivinicola e/o acquavite di vino, mentre alle prime tre tipologie dopo la fermentazione viene aggiunto alcol, mosto cotto che influirà sugli aromi e sul colore del vino, e la mistella, ossia una miscela di mosto d’uva tardiva che influisce sul grado zuccherino e sui profumi e mosto concentrato per conferire maggiore morbidezza. Tale metodo, detto appunto della “concia” da il nome a questi tipi di Marsala chiamati appunto conciati.

La degustazione
Il Marsala va servito fresco, ad una temperatura compresa tra i 12 e i 14 gradi e, per apprezzarne il profumo, occorre degustarlo in piccoli bicchieri a tulipano. I Marsala Vergine e Superiore secco normalmente vengono serviti come aperitivo, ma possono anche essere abbinati a piatti di pesce o crostacei. Il Marsala Superiore è un vino generalmente da dessert, ma è gradevole anche accompagnato da foie gras o da formaggi erborinati e piccanti.

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