Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

giovedì 7 aprile 2011

Il sole d'estate non abbronza

Che sole! e che caldo!

Sono qui nel piccolo ufficio mentre imbambolata, con il mento appoggiato sulla mano, vagheggio su lidi vicini e lontani. E già, il bel tempo è arrivato. Sicuramente ci sarà l'ormai attesa ricaduta di piogge di Pasqua-pasquetta e 1 maggio, ma tutto sommato l'estate è alle porte. E con la bella stagione non posso far altro che sognare le mie vacanze, che anche quest'anno saranno brevissime e nemmeno troppo intense. Sono anni che non mi concedo una vacanza lunga, ma talmente tanto lunga da farmi venire nostalgia della città. Più o meno dal penultimo anno di università, ossia da quando ho iniziato a lavorare. E già perchè noi piccoli e perpetui precari abbiamo l'obbligo morale, ma soprattutto la doverosa necessità di non fermarci mai. ironia della sorte, proprio l'esatto opposto che la nostra condizione di precariato ci impone. Questo dipende proprio dal concetto stesso di lavoratore precario, perchè non è un caso che per descrivere e sintetizzare la situazione di noi giovani che saltano, rimbalzano da un contratto all'altro, la lingua nostrana si riferisca al concetto latino di "ottenere attraverso la preghiera".
Precario, dal latino precàrius, da prex (preghiera), ottenuto per preghiera, o per meglio esplicitare la significatività: "che si esercita con permissione, per tolleranza altrui, che non dura sempre, ma quanto vuole il concedente. http://www.etimo.it/?cmd=id&id=13405&md=0b99b845cf2702d618ea66eb8f9501e0
Quanto vuole il concedente. Questo significa essere precario. Essere alle strettissime dipendenze e volontà di altri.
Senza dilungarmi troppo sull'aspetto morale, etico del concetto, che vorrei però fosse preso più in considerazione da esperti sociologi e analisti dei mutamenti sociali, faccio ritorno immediato a quanto però sin dall'inizio volevo esprimere, ossia l'affair più banale che la nostra esile situazione lavorativa concerne e sprigiona: NOI PRECARI NON VEDIAMO LUCE, O MEGLIO IL SOLE D'ESTATE!
D'estate, ovvio. Perchè d'inverno di sole ne potremmo vedere quanto ne vogliamo, peccato però che la nostra 150enne penisola italica, il sole d'inverno non sa proprio cosa sia... e questo in tutti i sensi. Ma proprio in tutti. A meno che noi giovani precari non volessimo far scalo in quei lidi sempre assolati, ma che però proprio per questo d'inverno, come d'estate, hanno già esaurito lo spazio a disposizione per edificare le cabine di legno. Perchè poi in sostanza di questo si tratta: di edificare, programmare, elaborare, immaginare casine, o cabine di legno. Troppo piccole per ospitare più di una o due persone, troppo leggere per far sì che durino per tutta la stagione, anche quella invernale in cui la pioggia fradicia il legno, troppo esili per coprirci dal freddo. E ci ritroviamo quindi ad assistere alla fuga di cervelli già abbronzati. Quelli che il sole lo prendono anche d'estate qui da noi. Quelli che in fondo una cabina di legno ce l'hanno e che possono quindi pensare ad edificarne una vera e proprio. Mentre a noi precari, o meglio lavoratori per "per tolleranza altrui, che non dura sempre, ma quanto vuole il concedente" non ci rimane che lavorare assecondando la tollerenza di chi, guarda caso, il sole lo vede d'inverno dalle proprie finestre e d'estate sul loro abbronzato corpo.
E a noi non rimane quindi che sognare, proprio come sto facendo io in questo momento, ancora appollaiata su me stessa, agonizzante dal caldo, in attesa che questo sole abbronzi anche me.

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