Racconti di quotidianità e ricette per arricchirla

mercoledì 6 aprile 2011

ho salvato la vita ad un passerotto

E mica volava, e no che non volava. Saltellava. E anche in fretta.
Cip cip cip. Cip cip cip.
E così questa mattina mi sono svegliata, come al solito assonnata come fossi andata a dormire poche ore prima. Erano le 7 e da circa mezz'ora, ad intervalli ipercostanti di 5 minuti, il mio cellulare mi esortava a scivolare lungo i piedi del letto. E sì perché vivo in un monolocale di 30 mq, che inesorabilmente diventano 15 cadauno condividendolo con la barbuta metà, in cui la zona letto occupa esattamente lo spazio del letto e qualche centimetro di passaggio ai piedi di questo per infilarcisi dentro!
Insomma, un raggio di sole che penetrava dalla finestra mi ha fatto ricordare che la sera prima, recandomi in veranda per stendere i panni ormai asciutti perché lasciati dentro l'oblò per tutto il giorno, ho trovato CIP appollaiato sulle mie ciabatte blu di peluche come una gallina quando cova le uova. Mi sono chinata e lui mi ha guardato con quegli occhietti tristi ed impauriti per scongiurare la mia pietà. Ed io più impaurita di lui, non capendo se fosse vivo o imbalsamato, ho scostato la ciabatta da lontano con il bastone della scopa, facendolo saltellare via tra i residuati bellici di un pranzo barbecue fatto la scorsa estate. E non l'ho più visto. Si è mimetizzato perfettamente tra la diavolina e la scopetta da camino. Mossa da commozione e spirito bucolico, ho così pensato di lasciargli un piattino pieno di acqua e una fetta d'arancia. Non che io sia un'esperta di volatili, ma come mi suggeriva l'ispido uomo sdraiato sul letto, non si è mai vista un'arancia beccata da un passerotto. Una ciliegia sì, una mela anche, ma un'arancia proprio no. Ma io avevo solo quella e nella speranza che nel frattempo durante la notte non se lo mangiasse un topo o un gatto, gli ho lasciato tutto per terra vicino al suo nascondiglio. E sì perché la mia paura era proprio quella che CIP si fosse nascosto nelle mi ciabatte perché aveva un'aletta rotta e non potesse più volare. Saltellava solo!
Così non appena ho realizzato che era giorno, mi sono precipitata in finestra per vedere dove fosse CIP, convinta di trovarlo tutto spennacchiato e stramazzato in terra, con meraviglia ho iniziato a sentire cip cip cip. Cip cip cip. CIP ha passato la notte! E appena scostate le tendine me lo sono ritrovato in veranda, a ridosso dell'apertura che dà sul metro quadro di aria all'aperto. Cip ricordava da dove fosse entrato per rifugiarsi dai loschi randagi che lo volevano  come loro succulento pasto! E questo mi ha portato un gran tormento. Che fare? Lasciarlo dentro la veranda col rischio di farlo morire di solitudine, o aprirgli il varco verso l'infinito, che tanto infinito per lui non sarebbe stato, dato che avrebbe potuto saltellare per un metro quadro prima di essere divorato dalle mie tarte appena uscite dal letargo???
Bé una decisione andava presa, e anche in fretta perché dovevo correre sotto la doccia, svegliare quell'essere che era ancora sdraiato sul letto e "volare" appunto a lavoro.
Così ho preso coraggio e gli ho aperto le porte verso il suo destino. E lui .... è volato via, verso l'infinito ed oltre, e io dentro altre quattro mura della stessa metratura di casa mia (il mio ufficio, sigh).
Ma che soddisfazione!


CIP

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